C’é un tipo francese, magretto, con la pelle rinsecchita dal sole e quasi integramente tatuata che ama girare nudo per la cittá nelle giornate d’estate; lo si puó incontrare alla playa, lungo la Rambla o in giro per il Raval, a volte trascinandosi dietro una bicicletta, ma sempre e comunque con i gioielli allegramente al vento. Di fatto dovete sapere che nella terra di Catalunya il nudismo non é considerato un atto osceno in luogo pubblico e dunque non é punibile, purché non sia accompagnato da veri e propri atti “osceni” quali ad es. il palpaggio delle parti intime.
Lo trovo giusto, in un certo qual modo questo liberalismo ci riconcilia con la natura e con il nostro corpo, bello o brutto che sia (e in questo caso il corpo del signore francese é esteticamente tutt’altro che piacevole, ma lui sembra non curarsene affatto e, anzi, ne va orgoglioso…). Cosí capita spesso che il nostro omino passi come mamma l’ha fatto fianco a fianco a un mossu d’esquadra (la polizia locale) e gli sorrida sornione, senza che l’altro possa intervenire in alcun modo, restandosene lí fermo, pieno di uno sguardo critico ma impotente.
E ora che le temperature iniziano a rinfrescarsi, l’allegro nudista, costretto a coprirsi, si confonde tra la folla e marca _ahimé_ con la sua assenza il primo, inevitabile segno dell’arrivo dell’autunno.
La Democrazia: un fragile campo di grano. Gli spaventapasseri posti in mezzo al campo non spaventano più nessuno, non sono più capaci garanti. Corvi neri dagli alberi si gettano sul campo e ne fanno razzia, ne fanno scempio.
L’Albatro.
L’Albatro. Eccomi. Grande uccello marino, rapido al volo, a svettare nel cielo. La mia moralità è consostanziale all’aria, alta, pura. La ragionevolezza è un fragile mirto da custodire. Io sono l’uccello che si alza ogni qualvolta morale, ragionevolezza e democrazia vengono violati da affermazioni immonde, frasi deliranti, comportamenti che calpestano l’etica e la convivenza. Quando ciò avviene, quando un uomo politico, un giornalista, un intellettuale o l’uomo della strada mette sotto ai piedi l’alto valore dei principi sopra detti mi alzo in volo, e volo, volo fino a raggiungerlo, e quando lo raggiungo, dall’alto cago.
Dall’alto cago, litri di merda, liquame delle mie interiora. Caldo sterco che immonda l’immondo. Il mio è un apparato escretore tanto giusto quanto la mia voglia di libertà. Dall’alto cago su chi fa scempio del buon senso. Io sono l’Albatro, l’uccello che vendica gli affronti alla morale e alla civiltà.
Ogni volta che riceverò segnalazione mi alzerò. Aiutatemi a raccogliere frasi e affermazioni che palesemente stonano coi principi di legalità, democrazia e intelligenza, aiutatemi! Denunciate con me, con me volate verso i dispensatori quotidiani di cazzate e con me, attraverso me, offrite la giusta risposta. Io sono L’Albatro e sull’immondo CAGO!
Dopo il “tranquillo” dibattito politico di ieri sera, youtube ha deciso di farmi trovare questo filmato…
Per gli assenti.
A parte divagazioni sul tema, la discussione era incentrata su come venir fuori da questa situazione di “vuoto della politica”
ognuno diceva la sua, ma il nostro “Generalissimo” puntava molto sul fare, fare, fare.
Scusate ma non ce l’ho fatta a trattenermi, ed ho quindi sentito il bisogno di sottoporvi questo video perchè non so se i media italiani l’hanno fatto. Si tratta di un incontro del Senatore John Kerry con studenti universitari americani. Continua »
Ecco Tyler Durden, il nostro doppio anarchico, lucido e pazzo che ci smuove le interiora; che proclama la libertà con tutto il dolore che è necessario per raggiungerla; che obbliga a svestirsi delle mille cianfrusaglie quotidiane; che invita al combattimento; che crea il Fight Club, con le sue regole, di cui non si deve parlare. E come di tutte le cose di cui non si deve parlare, represse in noi, sommerse e nascoste, eccolo esplodere il fight club, ecco che la gente comincia a volerlo, perchè la lotta è prima di tutto nelle forze centrifughe alla base della nostra interiorità, dei nostri dubbi, della nostra lucidità. La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. Ave, Tyler.
Brani tratti da Fight Club di Chuck Palaniuk, Mondadori, 1996
“Se non sai quello che vuoi finisci con un mucchio di roba che non vuoi.
Possa non essere mai completo.
Possa non essere mai soddisfatto.
Possa non essere mai perfetto.
Liberami, Tyler, dall’essere perfetto e completo.”
“Un minuto era abbastanza, ha detto Tyler, c’era da lavorare duro per ottenerlo, ma un minuto di perfezione valeva la fatica. Un momento era il massimo che ci si poteva aspettare dalla perfezione”. Continua »
La politica della paura è sostenuta dalle notizie e dalla cultura popolare, facendo emergere la paura e la minaccia come tratti tipici dell’intrattenimento che, sempre più, prendono piede nella vita privata come esperienza mass-mediatica, ed è questa una cornice di riferimento divenuta abituale per il pubblico e per gli individui. Simili alla propaganda, i messaggi sulla paura sono ripetitivi, come stereotipi di minacce esterne e soprattutto si riferiscono al sospetto e agli altri come “cattivi”. Questi messaggi risuonano di panico morale, con la conseguenza che si deve far qualcosa non solo per sconfiggere un nemico specifico, ma anche per salvare la civiltà. Dato che tutto è a rischio, ne consegue che si devono prendere misure drastiche, che compromettono la libertà individuale e perfino le convinzioni sui “diritti”, i limiti di legge e l’etica devono essere “giustificati” e tenuti in sospeso a causa della minaccia.
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