il Pentauro Libera Associazione di Idee

12ago/097

Ciapamo stal scrill in dialet


Lo so, sono rimasto a lungo lontano, ma una ragione c'è.
Tutto quello che è successo in questo periodo qui da voi mi avrebbe ucciso, disidratato da una diarrea costante e continua.
Ora però mi sento pronto, qualcosa riesco a trattenere, perciò riesco a mirare e colpire chi mi aggrada.

E mentre tornavo nel bel paese cosa mi è capitato di sentir dire? Esami di dialetto o di cultura regionale per gli insegnanti? aaahhhh, una fitta al basso ventre mi attraversa come un colpo di scimitarra.
Perciò accellero il passo e scarico il mio fardello di guano sulla bellezza prorompente di Paola Goisis, deputata della Lega e presentatrice della richiesta in commissione Cultura della Camera.
Non faccio in tempo a gustarmi il pancino finalmente vuoto che subito sento il ministro Zaia che dice che vorrebbe una parte della Rai (guarda caso proprio rai tre) con fiction in dialetto e una rai che "promuova i valori della famiglia e non veicoli la cultura gay o le unioni gay. La Rai non deve dare priorità al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensì seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi" (La Repubblica).
Gran movimento di pancia e volo rapido verso il casa Zaia.
Beh, vist cat pias tant al dialet, ciapamo anca ti sta bela scrilada in cò.

Posted by L'Albatro

Commenti (7) Trackback (0)
  1. La Signora Gois, anzi la sicura dottoressa Gois come ha fatto ad entrare anzi ad avvicinarsi alla commisione cultura della Camera? Ha scavalcato muri e transenne, spezzato cordoni e scudi dei reparti antisommossa, ha usato un’asta e saltato il muro? Oppure in attillata tuta da sub – brr….- è passata dalle fogne fin su su il gabinetto culturale? Dove magari stava seduta Rita Levi Montalcini o Rubbia, col giornale alla pagina sportiva?
    Albatro per il tuo bene metti un tappo da damigiana dove sai tu, oppure vola verso… verso…oddio dove puoi volare senza incontrare lo sfacelo e la vergogna? Tibet? Mmm, no, l Antartide forse se non trovi Mike Bongiorno o qualche altro rompicoglioni della tv italiana in gita

  2. Beh però non sarebbe male una Rai Tre che anzichè report facesse fiction… Potrebbe far concorrenza a rete quattro.

    Tra l’altro Zaia, essendo trevigiano, viene da una terra dove in realtà esiste il problema inverso. La gente parla solo il dialetto! Figuriamoci se anche la Tv fosse in dialetto, questi non saprebbero più parlare l’italiano!!!

    In ogni caso vi riporto quello che c’è scritto sulla home page del sito di Luca Zaia, pardon dell’Onorevole Luca Zaia, in modo che tutti possiamo capire meglio cosa intendeva dire. Leggete con molta attenzione l’ultimo paragrafo….inquietante….:

    “La Rai non fa nulla per promuovere la cultura locale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo dato vita a una terza rete che doveva occuparsi della valorizzazione della lingua locale, della storia e della cultura delle diverse realta’ regionali ed e’ invece diventata un canale fortemente ideologizzato che ha altri scopi ma sicuramente non quello di propinare la storia locale.

    Rai Tre dovrebbe innanzitutto ritornare alla missione per la quale era stata concepita, ovvero parlare in maniera seria e concreta delle realta’ regionali e non limitarsi ad alimentare la cultura ideologica, tra l’altro molto minoritaria. Il palinsesto e’ tutto nazionale, alle singole reti locali vengono dedicati solo pochi minuti dei tg. Abbiamo la necessita’ di dare una risposta a tutti quei cittadini che comunque si aspetterebbero dalla terza rete molti piu’ risultati sul fronte delle realta’ locali. Anche perche’ con una Rai Tre regionale gli ascolti potrebbero schizzare a livelli molto significativi.

    Abbiamo tanti canali Radio Rai, direi che in generale ci vorrebbe proprio un piano strategico per la valorizzazione delle lingue. Sarebbe bello se uno dei canali radiofonici fosse interamente dedicato a tutti i dialetti d’Italia con rigorosa par condicio regionale la radio e’ uno strumento sottovalutato dalla comunicazione televisivo-dipendente, in realta’ puo’ essere un formidabile strumento culturale per valorizzare la cultura italiana e regionale in tutte le sue articolazioni.

    La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay. Anzi sarebbe bene che le associazioni gay invece di mandare talvolta in televisione
    personaggi macchiette, si decidessero a rendere visibili
    personaggi meno appariscenti.
    ogni caso la Rai non deve dare priorita’ al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensi’seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi. Questo
    senza discriminazioni perche’ la tv deve dare spazio a
    tutti ma la priorita’ della Rai deve essere promuovere la
    famiglia.” (Fonte: http://www.lucazaia.it 11/08/2009)

  3. Anche il Berluska e i suoi lenoni, a loro modo e se è vero tutto il vocio di questi giorni, promuovono i sacri valori del focolare domestico…
    Tutti dobbiamo promuovere la famiglia: no ai finocchi! Soprattutto la tv deve fare ciò che il governo ispira: quindi, a parte i valori della famiglia, mettiamo anche una fiction sulle mignotte d’alto bordo…
    Quanto agli esami in dialetto per gli insegnanti, perchè no… d’altronde l’Italia è mai stata una? Butenag dentar ad tut in tla scola!
    Albatro, mo mola la merda più grosa cat vien!!!

  4. In ogni caso la Rai non deve dare priorita’ al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensi’seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi.

    J.Goebbels

  5. Con la possibile introduzione dello studio dei dialetti nelle scuole, a Roma si studierebbero i “Ragazzi della 3^C” , le canzoni degli “Zero Assoluto”, tutte le puntate di Maurizio Costanzo Show, le barzellette di Totti…..Ahò !

    A Ferrara invece i ragazzi potrebbero studiare il famoso poeta dialettale Beccati (bestemmie incluse)

  6. Non sono d’accordo Beno. Le mie poesie, seppure momento culturale, non sarebbero indicatissime a livello di educazione…

    Ecco un bel tema: educazione e cultura. Non spesso la cultura coincide con l’educazione, o quello che generalmente intendiamo come “buona educazione”. Con questo intendo nessuna o poche parolacce, ma so che sto inquadrando solo un angolino della questione e che l’educazione va vista sotto più aspetti di civiltà in generale.

    Comunque, ci sono autori che vale la pena leggere anche se poco educati (Bukowski è un capostipite, ma anche lo scomodo Celine) eppure intrisi di cultura letteraria portatori di significati e punti di vista non comuni che andrebbero, credo, affrontati. Nelle scuole questo tipo di autori sboccatissimi non c’è, o ci sono solo le pagine più ripulite.

    Si tratta di un tabu – la/e parolacce – quando alla tv passa ormai qualsiasi minchiata? In quest’ottica ad esempio si parlava della lettura pubblica delle poesie del garage ai Buskers. Io, se mai avessi partecipato al Buskers festival, avrei letto tranquillamente tutte le porcate che si trovano nelle poesie con la dignità che in queste poesie trovano ospitalità. Qualcun altro dice che non sarebbe stato il caso e sarebbe stata meglio o una attenta selezione dei pezzi o una forma di “censura”. Non so onestamente… io personalmente faccio fatica a trovare una via di mezzo, ma avrei letto anche poesie con le porcate, al di là del mero aspetto culturale delle poesie del garage, forse perchè ormai non è più questione di educazione, infarciti come siamo di basso linguaggio… Nelle poesie del garage, la porcata o la parolaccia, ha una dignità. Viene rivangata lessicalmente, con tutto il resto della terra-poesia, e innaffiata di zolle di caldo aldame.

  7. Più che altro, come avete già sottolineato su You Tube, alcune tue poesie, Beck, sono indirizzate ad un pubblico adulto. T’immagini tu, che reciti Grill o Grillett davanti al Duomo di fronte a centinaia di bambini e genitori??
    La poesia, come la cultura, il cinema l’arte, ha diversi gradi di “Parental Control”. L’importante è non censurare nessuno, ma allo stesso tempo avvertire il pubblico dei contenuti. Non credo sia un problema di livello di cultura dell’ascoltatore, ma più che altro di educazione. Vabene, è arte, ma non tutto il pubblico può gradire o capire.


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