“Smareng”: opinioni di un veneto sul lessico ferrarese
11 01 2008 Autore : MarcelloCosa significa “smareng”? nel mio ufficio s’è aperta una discussione fra due partiti, che sostengono due tesi diverse: secondo due mie colleghe vuol dire “uno che non sta fermo un secondo nello stesso posto”, ma anche un tipo un po’ monello, che risponde indietro e alza la cresta.
Secondo un’altra tesi dell’esimio m° Dario Favretti, il mio compagno di pianoforte a 4 mani, vuol dire semplicemente “selvatico”.
Dilaniato da questo atroce dubbio esistenziale, chiedo aiuto alla vostra scienza, in particolar modo al dottor Beccati, insuperabile esperto del dialetto locale.
Da veneto doc, o dop, mi permetto di avanzare la tesi secondo cui sono vere entrambe le definizioni, che in fondo potrebbero completarsi una con l’altra.
In onore vostro vi lascio in regalo un piccolo componimento proveniente dalla vostra saggezza popolare (me l’ha riferito un mio collega che l’ha imparato da sua nonna quand’era piccino)
A GHE’ DAL TEMP CHE DRE’ GNIR SU’
Quand a piov a tira vent
quand tan magni brisa
la panza la patis e al cul al sufris
e i ignurant mai più i guaris!
Vent e piova, piova e vent,
d’ignurant sla tera
a sin fen nient!
FAT DAR AL SALAAM (nobiluomo ferrarese di origini musulmane)


Una richiesta così precisa non poteva che essere accompagnata da una indagine precisa.
Mi sono documentato su due vocabolari di dialetto ferrarese ed ecco quanto rinvenuto sulla parola.
smareng - agg. - Selvatico; chi rifugge dalla compagnia.
Fonte: Vocabolario della lingua Ferrarese, curato da Sacchi - Màrtin, Edizioni Ottava d’oro, Ferrara 1977
smareng - ga - agg. - Che non si lascia avvicinare, abbordare, “teme la marra”. Tali, certi animali (na gata smarenga), una ragazza scontrosa (l’è bona però l’è tanta smarenga).
Fonte: Vocabolario del dialetto Ferrarese, Provincia di Ferrara, Edizioni cartografiche Ferrara, Ferrara 2004
Direi che quindi l’esimio Favretti da te citato ha assolutamente ragione.
Tra l’altro smareng quindi “teme la marra”. Mi sono chiesto: cos’è la marra? La marra altro non è che la zappa, ma la zappa col ferro corto in punta che serve per rimestare il terreno in superficie e non in profondità (come fa la zappa vera e propria). Al smareng - quindi - an vol brisa zapar e ligarass a la tera acme ‘n cuntadin, ma campar acme n’animal salvatag di frut cal troa.
Da notare anche i nomi dei due vocabolari da me consultati: uno parla di lingua ferrarese, l’altro di dialetto. Siamo nella diatriba se il dialetto, nello specifico il ferrarese, debba o meno considerarsi una lingua a tutti gli effetti.
Bellissima poi la poesia che riporti. Si vede che è chiaramente legata alla saggezza popolare. Anche mia nonna mi raccontava poesiole o detti, che purtroppo non ho mai salvato su carta o nella mia memoria. E’singolare che il tema del tempo, la situazione climatica, venga legato al cibo e all’ignoranza, due temi che immagino però fossero centrali allora, come oggi.
Sono commosso di fronte a tanta sapienza. Io e il padrone di casa Galli abbiamo letto a voce alta l’intervento autorevole dell’esperto, e abbiamo apprezzato sopratutto l’esempio proosto riguardo alla marra.
Proponiamo pertanto una laurea in dialettologia ferrarese honoris causa per il divino Beccati, con docenza all’ateneo ferrarese.
Si accettano adesioni.
Fatdar Al Salaam
Assolutamente d’accordo con la proposta per una laura honoris causa per Beccati, chissà che questa non gli serva più che l’altra…
Colgo l’occasione per riportare un detto che la nonna di una mia amica (piuttosto ruspante, la mia amica, ma suppongo anche la nonna) le ripeteva sempre e vorrei chiedere a voi lumi sul significato di questa frase sibillina, che recitava:
Ricordat, dal cul a la figa ghe ‘n pas ad furmiga.
una domanda a Marcello chiedi a Dario Favretti se insegnava alle Medie a Denore perchè se è così è stato il mio professore di Musica!
Mi associo alla proposta della laurea per Beccati!
A tal proposito, mi sovviene un altro antico detto ferrarese giunto ai giorni nostri, riportato da fonti certe (leggi nonna della mia collega) che recita:
Ricordat! la dona l’è santada in s’la sò fortuna…
Credo che il senso sia abbastanza chiaro in questo caso….
prima di tutto rispondo alla Simona: il maestro Favretti è proprio quello, ahimé! si accettano volentieri aneddoti della tua vita scolastica di allora…
invece per il Cipo e la Silvia, ho letto i vostri contributi proverbiali nel mio ufficio, e le mie colleghe non la finivano più di ridere…
vi ringrazio, sono commosso per tanta partecipazione…
naturalmente altri detti di saggezza popolare sono benvenuti!
un caro saluto
marcello
Ho una frase meno ruspante ma che mio nonno ripeteva sempre…l’è c’me supiàras al nas con do mèzi pred! Chiaramente per indicare qualcosa che non dava nessuna soddisfazione :o))))
Ma se volete altre frasi tipiche guardatevi i film della TAP, il gruppo che doppia in ferrarese film come Il signore degli anelli (Il signor Tarzanelli) o Il codice da Vinci (Il codice gratta e vinci). Due chicche:
quand la fadìga la sùpera al gust l’è mej tòr un bichièr ad lambrùsc; con paziènza e con fadìga anch al cul al dventa figa.
Lara, la frase di tuo nonno è magnifica! Comincerò a citarla parallelamente al detto che serve a rinfrancare lo spirito qualora si stia facendo qualcosa di poco attrente, ovvero: “Sempar mei che ‘n calz in til ball!”.
Siamo anche noi fun della Tap come puoi vedere dal nostro blogroll sulla destra. I ragazzi ci san fare…
Il tuo cognome però non sembra proprio ferrarese, anche se la vocale tronca finale può essere un falso indizio…
Ciao
A questo punto, visto che si parla di dialetto e visto che noi abbiamo la fortuna di avere tra di noi il Sommo poeta Bek, siete tutti invitati giovedi prossimo, il 28, in garage per l ultima poesia partorita dal Sommo, indiscrezioni dicono che il tema sarà la moda.
Parallelamente gran grigliata, inizio ore 21.
L’ultma poesia la s’intitula acsì:
Par cucar bisogna esar a la moda ma par ciavar bisogna esar acme me nono
al tema: moda e dintoran
Hai ragione Bek! Origini venete da parte dei nonni materni, ma poi il resto della genia è ferrarese doc…..o d’oc! ;o)
Comunque…sai che farsi chiamare Bek a Ferrara non è il massimo vero???
altra frase: esar puvrit c’me i marun di puntag = essere poveri come le palle dei topi!
Il Sommo poeta Bek si pronuncia con la E chiusa, non aperta come Beek ( cornuto).
Maurizio Costancio
Dipart. Studi Filologici Italiani
Buonos Aires
Perdoname, intendevo l’esatto contrario.
Mio italiano no si buono in luego de anos.
Hola Mauricio, qué tal?
Tal dig! (traduci)