Lo Potevo Fare Anch’ io

3 02 2008

Sul numero di Gennaio di Focus era inserito un interessante articolo dal titolo: Arte o Boiata Pazzesca ? La giornalista esponeva con chiarezza quelle che a suo avviso sono le peculiarità e le ragioni stesse dell’ Arte Contemporanea. Incuriosita dall’argomento ho raccolto il suggerimento bibliografico riportato alla fine dell’articolo e ho acquistato il seguente libro dal titolo provocatorio “Lo potevo fare anch’io” di Francesco Bonami, pubblicato dalla Mondatori. Si tratta di un’opera accattivante dalla scrittura snella e ironica, del tutto avulsa dai tecnicismi e dalla presunzione di onnisapienza così tipica di tanti trattati sull’arte. L’autore offre una carrellata di scorci su numerosi artisti della nostra epoca, portando alla luce il senso stesso delle loro creazioni e le ragioni per le quali possono essere iscritte a pieno titolo nel registro delle opere d’arte. La forza narrativa di questo libro risiede a mio avviso nella scelta dell’autore di calarsi nella mentalità dei “profani” e di comprendere le ragioni dei lori dubbi, del loro atteggiamento spesso critico e negativo nei confronti dell’arte moderna spiegando che in qualche modo è proprio questo insieme di reazioni che determina il valore artistico delle opere contemporanee. Allo stesso tempo offre al lettore gli strumenti per comprendere ed interpretare le nuove forme d’arte pur rassicurandolo sul fatto che tutto questo non deve necessariamente portarlo ad amarle. Bonami insomma non costringe nessuno a fare giuramento di amore eterno all’arte contemporanea , ma aiuta chi legge a liberare la mente da innate forme di pregiudizio indicando una via per recuperare una sorta di innocenza perduta. Nell’arte contemporanea l’ Idea prende del tutto il sopravvento sulla Tecnica. Ciò che differenzia l’artista dalla gente comune è il pensiero che ha generato la sua opera, l’originalità , l’essere arrivato per primo, l’aver dato forma all’ Invisibile . Diversamente da quanto può apparire anche l’arte contemporanea offre una rappresentazione della realtà pur ricorrendo a tecniche figurative, a materiali, a forme di espressione totalmente diverse da quelle del passato. “La vera arte parla sempre della vita….” e l’arte contemporanea non fa eccezione evidenziando nuovi aspetti della nostra esistenza e della società quali la follia, la noia, il vuoto, la frammentazione ecc….. Il concetto del “Potevo farlo anch’io” è sbagliato poiché si fonda sull’erroneo principio che il valore dell’opera che stiamo osservando risieda nella tecnica con cui è stata realizzata, nella sua fisicità e non nell’idea che l’ha generata e che in qualche modo la anima. Ciò che insomma distingue noi da un Du Champ, da un Fontana o da un Pollock è che loro hanno avuto un’idea nuova, originale, rivoluzionaria, inimitabile proprio in quanto idea, concetto, Invisibile.

Devo dire che scoprire che alcuni mesi fa qualcuno ha sborsato 124 mila Euro per aggiudicarsi ad un’asta di Sotheby’s un barattolo contenente 30g di feci ….mi ha lasciata sul momento un po’ perplessa. Nella mia profonda ignoranza non sapevo che quasi 50 anni fa un certo Piero Manzoni avesse intitolato questa sua opera “Merda d’Artista” e mai avrei immaginato che qualcuno avrebbe atteso trepidamente anni e anni per potersi finalmente aggiudicare questo capolavoro. Premetto subito che se potessi permettermi anche solo di mettere piede ad un asta del genere cercherei di aggiudicarmi un Turner, un Friedrich , un Constable e…volendo proprio osare… un Magritte !! Ciò premesso, sono felice di essermi imbattuta in questo libro perché credo sia importante avvicinarsi ad ogni cosa nella giusta ottica , senza pregiudizi e schemi mentali pur rimanendo fedeli alla propria identità e al proprio gusto. “La Fontana” ,meglio nota come Orinatoio, di Duchamp continua a non emozionarmi particolarmente , come del resto tante celebri opere rinascimentali , ma quello che ho capito grazie a questo libro è che nel mio modo di avvicinarmi all’arte contemporanea c’era un errore di fondo: cercavo la cosa sbagliata nel posto sbagliato un po’ come certi europei che partono per gli Stati Uniti con gli occhi foderati di Cappella Sistina e calli veneziane e che poi tornano a casa delusi dicendo di aver visto solo dei gran palazzoni ! Un altro motivo per cui Vi invito a leggere questo libro è che mi ha dato l’opportunità di conoscere l’opera di artisti di cui altrimenti non avrei probabilmente mai saputo nulla e che mi hanno letteralmente conquistata dimostrando che vale sempre la pena sperimentare ciò che non si conosce perché in mezzo a tante cose che magari continueranno a non piacerci o a lasciarci indifferenti si può sempre scoprire qualcosa capace di parlare anche alla nostra anima . Vi lascio con una frase del libro che mi ha particolarmente colpita:

“L’ arte contemporanea siamo allora noi, così come ci vediamo oggi nello specchio del presente. A volte ci vediamo belli, a volte orribili: così succede anche con l’arte. Ma trascurare la contemporaneità, non guardarsi ogni tanto allo specchio, vuol dire rischiare di fare un buco nell’ozono della nostra anima” .


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8 repliche a “Lo Potevo Fare Anch’ io”

3 02 2008
bek (20:03:31) :

Gemi, credo proprio che leggerò il libro.
Tra noi il discorso non solo su che cosa sia l’arte e come vada intesa l’abbiamo affrontato, faticosamente, più volte e con idee le più diverse, ma proprio l’arte contemporanea, spesso difficilmente metabolizzabile, per me rimane un dubbio costante sull’effettiva qualità oltrechè un mistero. E dire che ci ho fatto pure un corso all’università…
Una cosa però ricordo di quelle belle lezioni (per la nota il prof è il prof.Ranieri Varese): se non comprendiamo un’opera, spesso è perchè quell’opera non ci è stata presentata nella giusta maniera, chi ce la mostra ha omesso indicazioni necessarie per poterci fare una idea sull’opera. In questo modo possiamo scegliere, ovvero dopo una breve consapevolezza di ciò che si vede, se l’opera ci deve piacere o no, emozionare o no, giudicarla veramente tale e in seconda battuta se il nostro gusto perseguirà la ricerca di un certo stile o autore a seconda, appunto di ciò che si cerca dall’arte.
Ad esempio io ho bisogno di emozionarmi. Ricordo quadri di paul klee o munch che scavano e sono quasi magnetici, tanto la loro forza e bellezza. Oppure se non vogliamo stare nel contemporaneo che dire dei quadri di Caravaggio?
Eppure a Siena, con Marta, abbiamo visitato un museo di arte contemporanea in cui vi erano opere che comunicavano con il fruitore, o addirittura le potevi fare tu stesso queste opere, entrando in giochi di luce e ombre delle opere, o gesticolando come un pazzo per produrre suoni nell’ambiente. E’ stata una esperienza alla fine molto fisica, di scoperta, di ricerca. Lì non stavo assorbito in un quadro, al contrario ci entravo in simbiosi, lo creavo e distruggevo. Insomma una esperienza emozionale che non mi sarei mai aspettato dall’arte contemporanea. Ma mi sbagliavo…

4 02 2008
Henriquez (el duderino) (17:05:28) :

francamente io ne ho sempre capito molto poco di arte contemporanea, anche se devo dire che il concetto che la gemi ha espresso già lo conoscevo. Mi riferisco al fatto che nell’arte contemporanea il valore sia nell’idea e non nell’”artigianalità” dell’opera. L’orinatoio di Duchamp per esempio è intellettualmente e idealmente provocatorio e solo la conoscenza di una serie di concetti pregressi all’opera permette di capire la carica rivoluzionaria dell’opera stessa. Il problema per me è un altro, ovvero l’emozione. La stragrande maggioranza delle opere di arte contemporanea sono una sorta di godimento per l’intelletto (non a caso buona parte dell’arte contemporanea è definita concettuale) ma personalmente non mi trasmettono alcuna emozione, fatto che ritengo un peccato mortale quando si tratta di arte. Uno dei motivi per cui ritengo che la musica sia la forma artistica perfetta è proprio perchè attraverso elementi complessi, quasi matematici come la composizione, l’armonia etc.. riesce a parlare dritto alle stomaco degli esseri umani, a farli ridere, gasare, piangere. La conoscenza che ho acquisito delle strutture che stanno alla base dei brani che ascolto è soltanto un ulteriore valore aggiunto (un godimento intellettuale appunto) ma che è sempre imprescindibile dall’emozione. La musica la “capiscono” tutti, anche le persone con il livello di istruzione più basso. L’arte contemporanea per quanto possa stimolare il mio intelletto difficilmente mi emoziona.

4 02 2008
Gemi (22:44:52) :

Sono d’accordo con te Marco sul fatto che sia necessario offrire i giusti strumenti interpretativi a chi visita mostre e musei, specialmente quando si tratta di arte contemporanea che come dice giustamente Enrico è soprattutto “concetto” . Questo comunque vale in generale perchè anche l’arte apparentemente più fruibile è spesso ricca di significati ben più profondi rispetto a quelli che un non addetto ai lavori può cogliere. Anche per me l’arte deve soprattutto emozionare, ma credo che questo concetto trascenda le singole espressioni artistiche o le diverse epoche. Ci sono canzoni di cui comprendo il valore artistico, davanti alle quali non posso che inchinarmi, ma che tuttavia non mi emozionano. Allo stesso modo ci sono opere d’arte famosissime, comprensibilissime che non mi trasmettono assolutamente nulla. Probabilmente la reazione di chi ha visto per primo certi quadri di Caravaggio è stata abbastanza simile a quella che tanti di noi hanno adesso davanti a un’opera contemporanea. Forse è la mancanza di un certo distacco quello che ci impedisce di godere di certe opere, il fatto di essere noi stessi troppo contemporanei ad un’ arte che magari assumerà una forza comunicativa più forte per i posteri, come è successo a noi per le opere del passato. Quello che mi chiedo però è proprio questo, ossia se queste nuove opere sapranno vincere la sfida con il tempo, con il cambiamento, con la storia, con l’umanità , mantenendo intatta la loro valenza artistica e il loro carico di significati. In teoria l’ Idea dovrebbe essere più forte della forma, della materia, della “artigianalità” di cui parlava giustamente Enrico. Se dunque i Bronzi di Riace, i quadri di Leonardo e le opere di Caravaggio continuano ad emozionare e a dire ancora tanto a così tanta gente dopo tutti questi secoli…per la “Merda d’ Artista” del caro Manzoni dovrebbe essere una passeggiata ! Mi piacerebbe sentire l’opinione di qualche appassionato, di qualcuno che invece questa benedetta emozione la prova anche per quest’arte tanto concettuale. Mi piacerebbe insomma provare a vedere questo universo artistico per me tanto misterioso attraverso gli occhi di qualcuno che lo ama davvero.

4 02 2008
Martin (23:51:36) :

Anch’io come marco sono invogliata a leggere questo libro, e lo leggerò anche per cercare di eliminare un mio indubbio scetticismo verso alcune opere d’arte contemporanea di cui ammetto di non capire né significato, né valore… Un po’ di anni fa siamo andati a vedere una mostra di arte contemporanea a Modena e una bambina di fronde a degli schizzi che agli occhi profani (ai miei di sicuro) potevano apparire scarabocchi, disse “ma io disegno meglio!!!!”. Ora mi chiedo se per apprezzare certe opere sia necessario “liberare la mente da innate forme di pregiudizio indicando una via per recuperare una sorta di innocenza perduta”, oppure se il giudizio della bambina dimostri che per apprezzare alcune opere è necessario uno sforzo intellettuale e che un gusto immediato senza conoscenze di storia dell’arte o senza riflessioni sociologiche, determini un’incomprensione e una perplessità verso l’arte contemporanea (o almeno una parte di essa). Ammetto di essere ignorante e leggerò questo libro per cercare di capire il mio errore nel rapportarmi ad una parte delle opere contemporanee.
Volevo però ricordare la favola del re nudo, cioè il re che indossava abiti che solo gli intelligenti e i colti potevano vedere. Gli abiti chiaramente non esistevano e il re era effettivamente nudo, ma tutta le persone, compreso lo stesso re, fingevano di vederli per non apparire stupide e ignoranti. finchè un bambino nella sua innocenza non urlò “Ma il re è nudo”. So che rischio di fare la figura dell’ignorante e sicuramente aspetterò di leggere il libro per formarmi un nuovo punto di vista…. ma a volte non è possibile che il valore dell’opera veramente non ci sia?

5 02 2008
cipo (18:46:00) :

Anche io per un lungo periodo della mia vita ho pensato che quasi tutta l’arte contemporanea in realtà arte non fosse e spesso anche io sono caduto nell’errore di pensare “questo lo potevo fare anche io”.
Da un po’ di anni devo dire, forse per il fatto che l’arte moderna ha cominciato ad annoiarmi dato l’incredibile numero di mostre sul tema impressionismo e soci a cui non si poteva non andare, ho iniziato a provare più interesse per le mostre di arte contemporanea.
Il primo passo che mi sono trovato a fare quando ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo è stato quello di cercare di modificare il punto di vista da cui solitamente osservavo.
Se ci pensiamo nella nostra storia scolastica (salvo rare eccezioni) non ci sono stati molti contatti con ciò che non fosse dipinto su un muro o su una tela, quindi penso sia abbastanza normale (anche se non corretto) cadere nell’equivoco di ridurre un opera d’arte alla tecnica che si utilizza per produrla.
La tesi del libro, con cui concordo in pieno, è quella che oltre al soggetto ed alla tecnica c’è qualcos’altro ed in alcuni casi questo qualcos’altro è l’opera d’arte in se.
Anche io sono profondamente ignorante in materia ma cambiando lo schema mentale attraverso il quale osservavo mi sono emozionato di fronte ad opere di Fontana, di Pollock o Basquiat.

14 02 2008
Marivo (12:02:00) :

Sono contento che si tratti di questo tema che molto mi sta a cuore se così si può dire. L arte non essendo una scienza ha da sempre risentito di fattori totalmente esterni al singolo giudizio sia concettuale sia emozionale nella valutazione stessa che sta dietro alle parole opera d arte.
credo sia tutto vero quello che avete detto, servono conoscenze pregresse per capire certi concetti, questo vale credo per ogni forma di conoscenza avanzata, e la parte emozionale anche per me si accompagna o almeno dovrebbe con il concetto di arte, fossanche la mancanza completa di emozioni che è emozione essa stessa.

15 02 2008
Henriquez (el duderino) (14:10:03) :

“la mancanza completa di emozioni che è emozione essa stessa.”
su questo non sono d’accordo,scusa ma se anche la mancanza di emozioni è un emozione allora tutto è emozionante.. anche una cacca spiaccicata..

15 02 2008
bek (21:58:50) :

Infatti Henriquez, quando lascio fuori la macchina la notte e il mattino di buon’ora la vado a riprendere in genere mi trovo spesso una fecata di uccello spalmata sul cofano…
La prima impressione è quella di ammirarla, constatando: “E’Arte! L’Arte!”
Poi penso: “Ma nei cieli di Ferrara volano le aquile?”
In ultimo: “Uccello del cazzo!”
Vedi tu se questo non è un percorso dell’intelletto, un excursus emozionale, dall’emozione fino alla mancanza totale di emozioni…

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