13 Dicembre

13 12 2009

Guardati intorno ma fallo davvero stavolta.
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Alda Merini ( Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)

4 11 2009

Se la morte

fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un’acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poichè la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni

senza un perchè
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa

perchè tu mi fai vivere,
perchè mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto

e impreciso
che è la morte di ogni poeta




Prima o Poi

8 02 2009

Sento ancora il fischio, l’eco lontana delle tue parole
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Poesia di Natale

27 12 2008


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La poesia, Fernando Pessoa-trad. dall’inglese di Amina di Munno

8 12 2008

Nella mia mente è sopita una poesia
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Mettete l accento su alcune E

8 11 2007

Hanno ammainato la bandiera.
I camion della spazzatura vanno e vengono senza sosta, uno non fa in tempo ad aprire il cassonetto e lasciar cadere il sacchetto pieno che subito devi spostarti di lato, vedi la sirena arancione, il camion aspetta, scendono due uomini e procedono.
Il megafono che aveva cantato urlato marciato pianto per una settimana intera, ora tace
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Tutti aspettano me compreso

31 10 2007

Un altra storia. Raccontare è la fatica che si chiede. Fu un processo rapido, sette mesi tirati, l’autunno virò in inverno, la neve sciolse il legno marcì, io divenni grigio, no i capelli no, quelli li avevo già persi per la malattia, so che non ricordi, tu butti le lettere dopo averle lette, non fai come tutti, loro conservano, foto lettere, un pò di tutto, si fa così fatica a buttar via, sono ricordi si dice, son balle, è altro che non vogliam gettare, non comincio stai tranquillo, niente sulla vita niente sulla morte, ti tocchi i coglioni bravo, e dei coldplay che ne pensi? bravo, ti tocchi i coglioni, che bel gesto, sa di sfida, la bella mano a ciotola, ecco il mio peso nel mondo sembra che dici.
Il vento nucleare spazzò la terra, si alzò come un respiro da nord, le montagne non c erano più a ripararci, il deserto divenne biondo, il bianco si cristallizò e cadde, si ruppe. E le truppe entrarono dall’immensa porta, gli immensi e vuoti carri, i cadaveri essicati dondolavano alla guida, durò giorni, la notte non calò mai a nascondere la processione, furono giorni come ore.
Che facciamo? chiesero intorno.
Aspettiamo- dissero gli anziani-passerà anche questo.

Non c’è vento oggi, la giornata è fissa come la farfalla del libro. Tutto è già passato e tutti che fanno?
Tutti aspettano me compreso.




Il mio pesce ha sete

24 08 2007

Alto è alto, avrà trentanni, moro, da dietro sembra un ricco ebreo, perderà tutti i capelli, ho un occhio io per queste cose.
Un oceano verde pallido mi si apre davanti. Kalhid alza la mano in un cenno, siamo arrivati, me ne sono accorto cazzo.
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Non andare

23 08 2007

Il mare è giallo sembra piscio, biondo come birra schiuma tra gli scogli e la riva.
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Il momento zen

15 08 2007

Beh che dire? Avrei voluto avere la macchina fotografica con me stamattina, esco di casa alle otto e dieci, è ferragosto, la città è fresca odora di panni stesi, deserta, salgo in macchina tiro giù i finestrini e mi godo musica rock a bomba attraversando il centro città fino ad arrivare al museo, mio luogo di lavoro mattutino. Ferrara è bella un paio di mattine all’anno, dico bella per me non in generale, e questa è una di quelle. caffè macchiato al bar dei vecchi, benito ci mette venti minuti per farmi un caffè, sono l’unico nel bar, a parte lui e una grossa tartaruga d’acqua che gira a terra cercando la porta, non importa non c’è fretta. Prendo una ricciola e un cannoncino a portar via, spendo 2.60 E per tutto, mi sento bene. Pargheggio all’ombra a cento metri dall’ingresso del museo, passo oltre e vado all’edicola, saluto, due chiacchiere fregnacciose su quanto è bella la mattina, gazzetta e repubblica son già pronte, risaluto.
Oggi ho risparmiato 3000 euro. Ho trovato un lungo momento zen senza andare in Tibet.




 



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