La delicata febbre



Alla Musa volubile

Diva, il poeta cammina rasente
al muro, flette come un'oca
il collo a una luna nivea
cade in soggezione alla mostra
di una borsetta Prada o jeans D&G,
ormai ha calato le braghe.

Diva, il pingue gregge pascola
sul fragile mirto insieme coi lupi
non sacrifica più il verro
né supplice invoca che si riempiano
i magazzini, si è rotta la fede
nell'anfora più trasparente del vetro.

Diva, eppure il clamore delle catene
d'oro non ti ispira lugubri detti?
Oppure al pigro happy hour pure tu
ti abbandoni volubile, splendente
il tuo bacino nel pantalone a vita bassa,
al vampiro del quotidiano?

Bla, bla, bla
colui che proclamasti un uccello
sollevato in ebbrezza
dondola come la foglia
bla, bla, bla
e il suo silenzio è il leone del circo.

Diva, rimettiti nuda
con erbe scottanti e vite e sfreni
soggioga la lingua alla fiamma
spenta nelle acque del Lete,
me strisciante
nel ventre molle di Cerere.


"La delicata febbre", poesie di Marco Beccati
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