La delicata febbre



Occhi, uno scirocco azzurro

Polvere smarrita nella pupilla, occhi
uno scirocco azzurro che si somma all'aria.

Dal nero un volare porpora
che zampilla, un battito che sommuove
brace: mi scavo un colore
che dura un attimo.

Diafano dondolio della mano
sapido primo mattino, imbocca il bianco
per nuvole gonfie, appicca
esposti alle sue dosi, il bianco.

Poi il fumo giallo
che mi cava dall'ombra
salta l'ostacolo fin lė dove giaccio
fallo coniare questo bravo meccanico.

Al blu basta saltare sulle spalle
rosso, fragile fiera del mio polso
dissangua nell'albume dei neon
della stazione alla prima nebbia.

Un giorno e un giorno a rimorchio
spinti fuori memoria, un battito di chiarore
sotto una superficie anonima: giorno, ancora
falcia la tua erba.

Con la stessa tremula malattia delle stelle
ammonire con scosse d'argento - bianco rompersi.


"La delicata febbre", poesie di Marco Beccati
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