La delicata febbre



Si estingue alle narici

Le mani dentro il blu
rema mollemente
seppure monta l'ira del mare
cercando la lenza
più nobile del pesce che abbocca.
Cola dabbasso
dove luce si curva per la morta materia
fino alla soglia di Proserpina marina
e al varco deponi carne e ossa.
Senza lamento sgocciola quella pelle
di nuvoletta sbombata e il tergo dissipatore
la gonfiezza del ventre e il sangue corrotto
fino a trafiggere come un esile dardo:
eccoti infine l'anima,
tesa corda di torva natura,
più lieve del sughero
puoi ascendere ora alla sponda fangosa
nel mattino senza alcuna bellezza.
La divinità che sincera radice ti nutrì
è un profumo che si estingue alle narici.


"La delicata febbre", poesie di Marco Beccati
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