il Pentauro Libera Associazione di Idee

Location

Due pareti azzurre, una parete gialla e il soffitto rosa. Seppure di dimensioni limitate, il Garage dà subito la sensazione di libertà a chi ci mette piede la prima volta e la rinnova a ognuno dei suoi membri nelle serate di ritrovo.
Le pareti sono ricoperte di poster, foto di artisti della musica e della letteratura, personaggi più o meno trash, disegni e schizzi a matita.

Candele illuminano l'ambiente e di recente è stata introdotta una particolare lampada sferica in bicchieri di plastica creata dal Cipo per rendere ancora più affascinante la luce.

Divani comodissimi su cui ci si può svaccare in pieno relax occupano le pareti, in un angolo una stufetta a legna in ghisa è pronta a mettersi in moto durante l'inverno.

Al centro della stanza un tavolo traballante sospeso su due televisori ospita oltre alle candele una miriade di bottiglie scelte per soddisfare i palati più raffinati o le seti più corpose. Il bar del garage generalmente non manca mai di vini, birra, liquori e bibite. Un piccolo frigo rosso dalle grandi energie con prato di campo di calcetto nella sua sommità tiene al fresco i beveraggi per l'estate, col supporto nelle notti estive di sacchetti di ghiaccio.

Un giradischi coi suoi anni per 33 e 45 giri crea l'atmosfera di tutte le serate fumose del Garage. I dischi sono tantissimi, in genere classici della musica rock (ma non solo).

In esterno un camino con legna che arde prepara la braci su cui verrà distesa la griglia con la carne da cuocere. Un fazzoletto di verde è l'ideale per i pranzi in esterno. In genere in queste occasioni i divani vengono portati fuori. In esterno si sono organizzati pranzi anche con 40 persone, all'interno si è raggiunto il limite dei 17 invitati.

Il Garage si autofinanzia, e in genere le casse conoscono tempi alterni di vacche magre o grasse. La quota sociale versata dai membri nelle giornate di ritrovo garantisce continuità alle scorte di bere e cibo.

L'ultimo acquisto del Garage che ha tirato una spallata decisiva alla cassa comune mettendola in ginocchio forse definitivamete è il calcino da bar, o biliardino. Per questo oggetto magico è stato ritagliato un posto d'onore in Garage. Le monopole sono ben oliate e veloci, le porte risuonano di metallico ogni volta che vengono colpite dalle palle sfuggite ai portieri. Non è solo competizione tra squadre, è tecnica, geometria e musica.

Tutto in Garage genera calore, abbraccia, invita a liberare il pensiero e l'espressione.

Vai alle foto del Garage »

Commenti (4) Trackback (0)
  1. A tutto questo si aggiunge l’utima acquisizione del garage…il calcino!
    L’introduzione ha già portato i suoi frutti: serata inaugurale con 14 persone in garage.

  2. Il garage da questa prima ed esauriente descrizione è mutato, come mutano le persone e tutti gli esseri viventi. I televisori sotto il tavolo sono spariti, uno propriamente differenziato, l’altro scoperto ancora in vita messo in piedi sul frigo, europei e mondiali li vediamo lì, 18 pollici di alta qualità. Il calcino mantiene la sua posizione di autorità, svitol e vasella pronte all uso, la Vassa poltrona di Vasso si conserva ai suoi piedi, pronta a raccoglier ciò che va perso.
    Si beve meno in garage, stiamo crescendo la gossa non fa più parte di noi, si mangia sempre è vero, la griglia e salsiccia sono perenni come le foglie di un pino, estete inverno, pioggia neve nebbia vento, molta legna ma brace scarsa, puoi bruciare un albero intero, metti sulla griglia un petto di pollo, il Bek arriva e scuote il testone, non basta la brace.
    I dischi sono aumentati, ora circa un centinaio, le casse son cadute da due metri un paio di volte ma tengono botta, a volte si ascolta Miles davis in silenzio, oguno col bicchiere di carta in mano, la porta aperta e il vento che porta le note al vicino ristorante col karaoken che si zittisce. Poi c’è il rock che riempie la stanza, batteria chitarre basso, note ad alto volume per scuotere la polvere dall’anima, Led Zeppelin Pink Floyd Clash Pearl Jam Radio Head per dire quelli meno famosi, il garage non ha la composta rigidezza di questi anni barbari, ha una pelle che si tende rughe che crescono come fiordi, sporcizia che sa di prato di divani lasciati in giardino, formiche che aspettano l aspirapolvere, potrai vuotare il garage mille volte lo troverai sempre pieno, ci parla di noi è come noi, può cambiare mille volte e rimanere sempre uguale.

  3. Mi piace la tua ostinazione nell’inseguire questa densa poesia dell’aria a cui spesso dai forma come dalle mani la creta, Fratello…La lucida magia del Garage merita tutte le nostre parole migliori, ed è evidente anche ai meno assidui….e noi lo adoriamo, anche nel suo trasformismo, anche nel suo perenne mutare, come le stagioni. Forse perchè così è più simile. Più simile a noi.

  4. E si cambia, ancora una volta, tutto si rovescia, ribaltiamo l’ordine costituito, il disordine organizzato, si passi l aspirapolvere asmatico sulla moquette, che il blu risplenda vivo come un oceano senza vita, si portino fuori divani poltrone vasse e cazzi, si smonti il tavolino già smontato, si spostino le pietre, si issi il calcino in un garage attiguo, si faccia spazio insomma, costi quel che costi, si rinnovi il partito si cambi nome e stemma i vecchi leader si diano alla pensione i bimbi dell’asilo abbian le redini in mano, si raccolgano i tappi da terra si gettino le bottiglie vuote di pampero, che nasca dall’artifizio una parete di legno sottile, un sipario di velluto grosso, che il poeta si faccia drammaturgo, e che il sommo si pensi capocomico.
    E che cominci in garage il Teatro dei Burattini


Leave a comment

(required)

Ancora nessun trackback.