Fiocco rosa in casa IlPentauro: BENVENUTA ANNA

La sibila ad Djamantina

14 06 2007

semaforo rosso - poesia per adultiC’è poco da ridere signori e signore…Se l’Italia va avanti così si finisce tutti gambe all’aria.
In arrivo nelle visioni sconcertanti ma possibili della Sibilla di Diamantina il più temibile dei mali che può colpire un paese: la miseria!
Poesia del garage cruda e senza fronzoli, perchè il poeta deve dire il vero.
Per la tragicità degli eventi narrati si consiglia la poesia ad un pubblico adulto.

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La sibila ad Djamantina

Il miè sentenz i nè mai letra morta o quei butà a la carlona
n’ho mai sbaglià gnianc na predizion, fus cativa o bona
dop aver buest un litar ad clinto a ciacar con la divinità
sota so detazion scriv tut su di fugliet chi va interpretà
po’ con na scureza ag dag na smasdadina
“Chi iet, Oman?” - mi a son la sibila ad Djamantina.
Un dì vien da mi un zoan cal m’admanda sul futur dl’Italia n’uracul
mi av cont cusa iò vist ma s’as salven l’è un miracul.
Ho vist infati di mal al più brut, la question l’è seria
ariva nuda spuzlenta e purasà batona la Miseria.
Con la sò cornucopia ad sgrazi la pasava par i più ric salun
ghè poc da far, ma chi ghià fa ben a tucaras i marun.
In t’un salon però la s’è farmada
quel dla pulitica par na bela ciavada.
Ho vist infati Prodi e Berlusconi cli sa faseva senza scarez
un davanti e un da drè, la Miseria beata in mez.
Par la prima volta iera tut du d’acord e streta l’aleanza
Italia copat! - prima chi cumincia i mal ad panza.
I sa stucazava tut tri propria come di maiai
e al paes a gliera in znocc, vod i granai.
La crisi la iera in tla scala social in ogni gradin
i cumunista i rimedia come sempar: i magnava i putin.
I pret par far al ben ad tuti ieva cambià la lor mission
i cupava i vecc con n’ostia avelenada, mod da pagarag più la pension.
Insoma par farla curta, con un colp ad stat la Miseria l’era dvantada regina
e nualtar tuti, ric e puvrit, suddit mis a piegurina.
Cal dì ho brisa smasdà i fuitin con na scureza
parchè al futur, avanti acsì, gliera ormai na zarteza.
Infati la divinità l’am deta na fras sola e ss-ceta
“Ragazit, sen a la careta!”

Bek

Traduzione: “La sibilla di Diamantina - Le mie sentenze non sono mai lettera morta o cose buttate a caso / non ho mai sbagliato neanche una predizione, fosse cattiva o buona / dopo avere bevuto un litro di clinto parlo con la divinità / sotto sua dettatura scrivo tutto su dei foglietti che vanno interpretati / poi con una scoreggia gli dò una mescolatina / ‘Chi sei, Uomo?’” - io son la sibilla di Diamantina. / Un giorno viene da me un giovane che mi chiede un oracolo sul futuro dell’Italia / io vi racconto cosa ho visto / ma se ci salviamo è un miracolo. / Ho visto infatti dei mali il più brutto, la questione è seria / arriva nuda puzzolente e molto puttana la Miseria. / Con la sua cornucopia di disgrazie passava per i saloni più ricchi / c’è poco da fare, ma chi ce li ha fa bene a toccarsi i maroni. / In un salone però si è fermata / quello della politica per una bella chiavata. / Ho visto infatti Prodi e Berlusconi che se la facevano senza ripugnanza / uno davanti e l’altro dietro, la Miseria beata in mezzo. / Per la prima volta erano tutti e due d’accordo e stretta l’alleanza / Italia ammazzati! - prima che comincino i mali alla pancia. / Si stocazzavano tutti e tre proprio come dei maiali / e il paese era in ginocchio, vuoti i granai. / La crisi era nella scala sociale in ogni gradino / i comunisti rimediano come sempre: mangiavano i bambini. / I preti per fare il bene di tutti avevano cambiato la loro missione / uccidevano i vecchi con un’ostia avvelenata, in modo da non pagargli più la pensione. / Insomma per farla breve con un colpo di stato la Miseria era diventata regina / e noialtri tutti, ricchi e poveretti, sudditi messi a pecorina. / Quel giorno non ho mescolato i foglietti con una scoreggia / perchè il futuro, avanti così, era ormai una certezza. / Infatti la divinità mi detta una frase sola e schietta / ‘Ragazzi, siam alla frutta!’

 
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