Salama pardonam, pardonam caplaz (o: vat a fidar dla nouvelle cuisine)
12 07 2007 Autore : bek
La “nouvelle cuisine” può competere con cappellacci o salama? E’ possibile reinventare e preparare con gli “alimenti” tipici del territorio ferrarese nuovi piatti in chiave sperimentale?
Questa composizione delle “poesie del garage” tratta le spinose questioni sopra dette dalla prospettiva di un amante della cucina classica di Ferrara, che incuriosito prova le “invenzioni” di un amico cuoco esponente della nuova tendenza gastronomica. I manicaretti del cuoco però non son senza sorprese…
La poesia è per grandi e piccini.
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Salama pardonam, pardonam caplaz (o: vat a fidar dla nouvelle cuisine)
A go n’amig clè al prim ad tuti a Frara in cl’art parigina
di piat sufisticà e dla lor presentazion clas ciama nova cusina.
Un dì al vag a truar par farag i miè cumpliment
sa son bon magari anc a scrucar un ad chi so zurament.
Cuntent dla surpresa al menu al taca a lezarm purasà esaltà
ma i piet iè stran: con tut chi nom vanz imbambulà.
Ag dig elora: “Am sent, fam gustar un clin delizios”
“Un past intier at port” - rispond lu - “i quei più sfizios!”
Am porta una adrè cl’altra tri prelibatezi:
“Turtin ad ris al barolo nustran incurnisà da erba marina
filet a la Nosferatu con salsa supiada dal drag
trionf in umad ad coa dl’ultma nebia ad Frara!”
Il purzion i puteva magnar tut tre co na bucada, iera par di pursin
ho zarcà elora ad far la part ad quel fin magnand acmè n’uslin
al gust a gliera gnent ad special mo forse la iera la me boca
son abituà a di savor particular come la salama, guai quela a chi m’la toca!
Par curtesia a dig comunque al me amig cuog clè sta tut eccezional
ag mand gl’ingredient di piat, i sarà sta tuti fora dal nurmal.
Lu rispond: “Il caran e cundiment iè tut fresc giust d’inquò
Tut quei chi ad Frara brisa tolt da n’altar cò!
Al turtin ad ris al barolo nustran con erba marina iera brisa ris ma ungin ad tupinara
cot e stracot in tal clinto e mis in padela con urtiga dal camp ad spagnara.
Al filet a la Nosferatu l’è acsì batzà
parchè iè tuti zanzali una su l’altra cumpresi caturà in tal prà
prima ad servir al filet ad zanzala magn mez baratul ad kren
ed ciora ag mol un rut cal ricorda al supi d’un drag, al tut insiem al sta ben!
Al terz piat al trionf in umad ad coa dla nebia ad Frara
l’ho sperimantà la prima volta inquò par na casualità rara:
mentre a gnea inzà in machina ho tirà sota na nutria in mez a la nebia dla matina
la iera acsì sbrisulada che al tucin a gliera bela che pront, giust na scaldadina;
la coa invezi la iera sana, sol un po’ dureta
l’ho fata buiar in tl’aqua più d’n'ureta!”
Dop cla tirada mi a iera li li par vumitar
ma am son tratgnù se no anc quel as miteva a cusinar.
A son sta po mal dop lunga na strada, dop aver augurà al cuog n’azident
e mentre a stava mal ripeteva dentr’ad mi st’unest pentiment
“Salama pardonam, pardonam caplaz
la nova cusina la fa sol cascar i braz!”
Bek
Traduzione: “Salama perdonami, perdonami cappellaccio (o: vatti a fidare della nouvelle cuisine) - Ho un amico che è il primo di tutti a Ferrara in quell’arte parigina / dei piatti sofisticati e della loro presentazione che si chiama cucina nuova. / Un giorno lo vado a trovare per fargli i miei complimenti / se son buono magari anche a scroccargli una di quelle sue invenzioni. / Contento della sorpresa il menu inizia a leggermi molto esaltato / ma i piatti sono strani:con tutti quei nomi rimango imbambolato. / Gli dico allora: ‘Mi siedo, fammi gustare una cosina deliziosa’ / ‘Un pasto intero ti porto’ risponde lui ‘le cose più sfiziose!’ / Mi porta una dietro all’altra tre prelibatezze: / ‘Tortino di riso al barolo nostrano incorniciato da erba marina / Filetto alla Nosferatu con salsa soffiata dal drago / Trionfo in umido di coda dell’ultima nebbia di Ferrara!’ / Le porzioni le potevo mangiare tutte e tre con una boccata, erano per pulcini / ho cercato allora di far la parte di quello fine mangiando come un uccellino / il gusto non era niente di speciale ma forse era la mia bocca / sono abituato a sapori particolari come la salama, guai quella a chi me la tocca! / Per cortesia dico comunque al mio amico cuoco che è stato tutto eccezionale / gli domando gli ingredienti dei piatti, saranno stati tutti fuori dal normale… / Lui risponde: ‘Le carni e i condimenti sono tutti freschi di oggi / tutte cose qui di Ferrara non prese da altre parti! / Il Tortino di riso al barolo nostrano con erba marina non era riso bensì unghiette di ratto / cotte e stracotte nel clinto e messe in padella con ortiche del campo di erba spagna. / Il Filetto alla Nosferatu si chiama così / perchè son tutte zanzare una sull’altra compresse catturate nel prato / prima di servire il filetto di zanzare mangio mezzo barattolo di kren / e sopra gli mollo un rutto che ricorda il soffio di un drago, il tutto insieme sta bene! / Il terzo piatto il Trionfo in umido di coda della nebbia di Ferrara / l’ho sperimentato la prima volta oggi per una casualità rara: / mentre venivo qui in macchina ho tirato sotto una nutria in mezzo alla nebbia della mattina / era così sbriciolada che il sughino era già pronto, giusto una scaldatina; / la coda invece era sana ma un po’duretta / l’ho fatta bollire nell’acqua più di un’oretta!’ / Dopo quella tirata io ero li li per vomitare / ma mi son trattenuto se no avrebbe cucinato anche quello. / Son poi stato male dopo lungo una strada, dopo avere augurato al cuoco un accidente / E mentre stavo male ripetevo dentro di me questo onesto pentimento / ‘Salama perdonami, perdonami cappellaccio la nuova cucina fa solo cadere le braccia!’.”
Salama pardonam, pardonam caplaz (sottotitoli Ferrarese): Play Now | Play in Popup | Download
Salama pardonam, pardonam caplaz (sottotitoli Italiano): Play Now | Play in Popup | Download


Purtroppo, la direzione tecnica deve tornare a scusarsi per la scureza di Marivo che interrompe il poeta. Ci vergogniamo dell’avvenimento, ma…che ci possiamo fare, lui è fatto così.
Questo peto non deve far vergognare. Mei na scureza che la puza dl’inzeneridor o dla Montedison!, come giustamente si dice in “Puza d’anzul“!
Non vergogniamoci, è un naturale sfiato d’aria, son canti delle nostre interiora, nello specifico delle interiora di Marivo, che “Puza d’anzul” la interpreta alla lettera…
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