Par cucar bisogna esar a la moda ma par ciavar bisogna esar acme me nono
Solo se si è trandy si può avere successo. Solo se si strizza l’occhio alle tendenze e mode diverse si può guadagnare status e personalità. La storia di un giovane che si butta nelle farneticanti promesse della moda per essere fico agli occhi altrui
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Par cucar bisogna esar a la moda mo par ciavar bisogna esar acme me nono
I me amig i dis ca son sfigà, c’an g’avrò mai par il man dla pasarina
parchè am vistis acme me nunon: d’inveran paltò, d’istà gabardina...
Iam dis che sa voi esar un valid e da chil don esar ducià
gò da metram a dos griff e grandi marc, brisa andar in zir acme’n cat splà.
Am but elora in tla moda, a compar ad tut par far tendenza
a rivoluzion me stess, am custruiss un look, a dvent un oman ad presenza.
Am son cumprà caplin Versace da rapper da metram in cò zirà
na giaca zala limon d’Armani mudel “corsia d’emergenza” par an esar brisa stirà
po sicom la moda la vol n’oman zoan acme’n putin
ma anc n’oman decis e spietà, un oman cativ
ho cumprà par na man un leca leca d’an chilo da faras gnir al diabet
e par l’altra na pistola Bereta par esar dla lez al braz viulent.
Ho cumprà po di bragun D&G sbargà cas ved gamba e scudruz
parchè la moda la vol n’oman elegant ma col pezi in tal cul
calzet autoregent Tom Ford lung infin al znoch
ho mis su sguard magnetic, caminada alternada, tri pass da gangster e tri pass da fnoch.
Ai piè stivalit ad Gucci in pell d’elefant negar african, l’ultim dla so raza
bursin Yves St.Laurent a tracola par far di vedar che in ti soldi chi a sa sguaza
zintura da sceriff ad Valentino con fibia ad platino d’an quintal bon
a ma spruz in boca parfum Paco Rabanne par cupar al me alit da zivola e ton.
Am fag tatuar la scrita Moschino lunga tut un braz
am ras i pel dal pube mod chi forma la scrita “Dior”!, acsì si...acsì si ca son un figaz!
Più che n’oman a par un scherz dl’antropologia
un po chichina, un poc Tarzan: un cas par la psicologia.
Cumpleta al look un chiuaua culurà ad rosa da tgniras in braz
cal fa tant decadenza impero, baldraca da rumanz.
Son pront! A vag in t’una disco trandy par cucar un bel fighin
a la moda tirà, mo cunzà acme’n cretin.
A tir su una ad goma da la testa ai piè, na tardona quasi goba
ssant’an par gamba, ma taiandada acme una ad vint’an da la Polimeri Europa.
Sta Barbie liftada l’am dis che da Vogue a JQ a son mi al più bel
anden subit a cà da liè cag dev mustrar al mè penarel...
Sarada la porta ad cà l’am buta in s’al let e la ma spoia con na fuga ca son quasi stizì
“Ciò Bela, droa dl’usta! Ta miè dre cavar da dos zirca nov mila euro ad vistì!”
Ma an zert punt quand a sen in s’al più bel la caza n’ural da mat
mi ag vanz ad stuc, ala vist n’alien, s’è mai capità?
Am guard e indoss a son vanzà sol con la maitina bianca dla salut
e la bragheta alta a custin con l’elastic mol calm casca a mità dal cul:
nè griff nè moda, an gò più giustificazion
adess son propria vistì cumpagna miè nunon...
La ssgnurina elora: “L’intim l’è trascurà e l’impresion cat fa vistì’csì l’è brisa bona
ma ormai a sen chi e a cunsumaren: am met la camisona
da not ad flanela, che se ti tiè’l Nunon mi a sarò la Nona!”
Traduzione – “Per cuccare bisogna essere alla moda ma per chiavare bisogna essere come mio nonno – I miei amici dicono che sono sfigato, che non avrò mai per le mani della passerina / perchè mi vesto come mio nonno: d’inverno paletò, d’estate leggero... / Mi dicono che se voglio essere un valido e essere addocchiato dalle donne / devo mettermi addosso griff e grandi marche, non andare in giro come un gatto spelacchiato. / Mi butto allora nella moda, compro di tutto per fare tendenza / rivoluziono me stesso, mi costruisco un look, divento un uomo di presenza. / Mi son comprato cappellino Versace da rapper da mettermi in testa girato / una giacca gialla limone d’Armani modello ‘corsia d’emergenza’ per non essere stirati / poi siccome la moda vuole un uomo giovane come un bambino / ma anche un uomo deciso e spietato, un uomo cattivo / ho comprato per una mano un lecca lecca da un chilo da farsi venire il diabete / e per l’altra una pistola Beretta per essere della legge il braccio violento. / Ho comprato poi dei pantaloni D&G rotti che si vede gamba e osso sacro / perchè la moda vuole un uomo elegante ma con le pezze al culo / calzetto autoreggente Tom Ford lungo fino al ginocchio / ho messo su sguardo magnetico, camminata alternata, tre passi da gangster e tre passi da finocchio. / Ai piedi stivaletti di Gucci in pelle d’elefante nero africano, l’ultimo della sua razza / borsino Yves St.Laurent a tracolla per mostrare che nei soldi qui si sguazza / cintura da sceriffo di Valentino con fibia di platino da un quintale buono / mi spruzzo in bocca profumo Paco Rabanne per uccidere il mio alito da cipolla e tonno. / Mi faccio tatuare la scritta Moschino lungo tutto il braccio / mi raso i pelli del pube in modo che formino la scritta ‘Dior’!, così si...così si che sono un figaccio! / Più che un uomo sembro uno scherzo dell’antropologia, / un po’checchina, un po’Tarzan: un caso per la psicologia. / Completa il look un chiuaua colorato di rosa da tenersi in braccio / che fa tanto decadenza impero, baldracca da romanzo. / Sono pronto! Vado in una disco trandy per cuccare un bel fighino / alla moda tirato, ma vestito come un cretino. / Tiro su una di gomma dalla testa ai piedi, una tardona quasi gobba / sessant’anni per gamba, ma tagliandata come una ventenne dalla Polimeri Europa. / Questa Barbie liftata mi dice che da Vogue a JQ sono io il più bello / andiamo subito a casa sua che devo mostrarle il mio pennarello... / Chiusa la porta di casa mi butta sul letto e mi spoglia con una foga che son quasi stizzito / ‘Oh Bella, usa della cautela! Mi stai cavando di dosso circa nove mila euro di vestiti!’ / Ma ad un certo punto quando siamo sul più bello caccia un urlo da matti / io ci rimango di stucco, ha visto un alieno, cos’è successo? / Mi guardo e addosso mi è rimasto solo la magliettina bianca della salute / e la mutanda alta a costine che mi cade a metà culo: nè griff nè moda, non ho più giustificazione / adesso son proprio vestito come mio nonno. / La signorina allora: ‘L’intimo è trascurato e l’impressione che fai vestito così non è buona / ma ormai sei qui e consumeremo: mi metto la camiciona / da notte di flanella, che se tu sei il nonno io sarò la nonna!’”.

settembre 21st, 2009 - 13:51
Magnifico esempio di poesia contemporanea, un eroe nella tempesta tra applausi di una folla oceanica e invisibile e la lingua felpata, bravo Bek finchè durerai varrai a peso.