Down to the river (o: Adamo ed Eva lung al Puatel)

12 07 2007

Semaforo giallo - poesia per adulti e bambini accompagnatiL’acqua è un elemento ambiguo che ci spinge a riflessioni non solo contingenti ma addirittura mitiche o universali. Succede nella splendida poesia “I Fiumi” di Giuseppe Ungaretti. In questa poesia si toccano alcuni dei più grandi temi legati all’esistenza, come la guerra, il ricordo, l’esperienza umana del poeta tutti mediati dall’acqua. In particolare, è l’Isonzo il fiume che dà origine a questo moto poetico.
Questa Poesia del garage vuole riportare quelle alte note al rustico ambiente di Ferrara, e in particolare alla rievocazione della propria infanzia del poeta attraverso le acque del Puatel (o Poatello), il canalazzo che collega Ponte Rodoni a Ferrara, torbid, sporc e spuzlent. Anche questo è un viaggio nella memoria, solo più vischioso, melmoso e molto meno universale del più alto esempio ungarettiano.
L’è al mè cant d’amor par al Puatel!

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Poatello, il canale dei veleni
La Nuova Ferrara del 31/10/2007 ed. Nazionale p. 15
Le analisi dell’Arpa sull’inquinamento dell’acqua

POROTTO. Ci sono ancora tracce di sostenze inquinanti nelle acque del canale Poatello che ha fatto registrare nelle giornate di domenica e lunedì una preoccupante morìa di pesci dovuta ad un’assenza di ossigeno nell’acqua. L’Arpa e gli uffici sanitari sono prontamente intervenuti per effettuare le analisi riscontrando che l’inquinamento è da attribuire a sostanze versate nella zona di Cento. Il canale si spinge poi verso Vigarano prima di arrivare a Porotto e in prossimità delle chiuse, le sostanze versate nell’acqua hanno formato una schiuma che ha evidenziato l’effetto inquinante.

Down to the river (o: Adamo ed Eva lung al Puatel)

Ungaretti! In t’una dil to poesii at canti i fium dla to vita
Isonzo Senna Serchio e Nilo
mi, ca son purasà men che ti a cantarò al miè fium, al Puatel
sperand che il parol iam vanza brisa in tla stilo.
Ver l’è che al Puatel più che fium l’è ‘n canal, o mei, un canalaz
con la so flora e fauna rigugliosa sopratut ad puntgaz.
Il so aqui, quand il ghè, iè scarag ad fogna o aqua piuvana
quand in ghè brisa invezi, Puatel, at pari na bisa ad paciar e pantana.
Puatel, mi al so che a ciamarat canalaz ti tat sentirà ufes
a tiè purasà ad più par la società che sul to spondi la cres:
se qualcdun infati l’è n’original e al gà na machina da rutamar
infezi che al sfasa carozi a demulirla al vien sui to arzan a parchegiar
opur na bicicleta imbarlada o ‘n muturin gripà
i ti spinz diretament sul fond, tiè ti al più impurtant fer vecch dla zità!
Senza parlar dl’asortiment ad camar da let, sogioran, bagn e cusin
un ver mubilifizi a ziel avert, sat zerchi ben at po’ truar anc i cumudin.
Dil volt, Puatel, at mandi su di puz che la zent t’in dis ad tuti i culor
mo l’è anc vera questa: a un cal magna na merda posal mai l’alit farag udor?
Il fogn iat dà sustanza e anc i pozi neri, dil volt i benzinai
vot po’ mai che na qualc industria an t’ava brisa unurà coi so’rifiut speciai?
A ghè di dì cat tachi tut a ss-ciumar bianc co’n rumor d’aqua roca
come un can malà ad rabia cal sbava par la boca.
Mi, però, Puatel, anc se inquò t’am pari na pontga bagnada
at voi ben, parchè sui to arzan la me fanciuleza l’è pasada.
Am ricord di mument ad pura cuntanteza
quand ispirà da Sampei mi e i mè amig pruavan dla pesca l’ebreza
a turnavan a cà spess col can roti o al fil spacà
parchè oltre du-tri scardlun un cartel stradal eva bucà.
Am ricord incora po’quand a ot an
ho scupert cal fior che al cuor al regala gioia e malan.
Na me amicheta par far un cunfront
la m’ha tolt par man e purtà sul to spond
la s’è tirada zo il mutandin e mi ho fat al stess
par un quart d’ora as sen guardà tut du nud e curios i sess:
sentiras come Adamo ed Eva par un mument…pol mai capitar?
co la voia ad corar par spacarass al fià e tut un mond incora da batzar.

Bek

Traduzione: “Down to the river (o: Adamo ed Eva lungo il Poatello) - Ungaretti! in una delle tue poesie canti i fiumi della tua vita / Isonzo Senna Serchio e Nilo / io, che sono molto meno di te canterò il mio fiume, il Poatello / sperando che le parole non mi rimangano nella stilo / Vero è che il Poatello più che fiume è un canale, o meglio, un canalazzo / con la sua flora e fauna rigogliosa soprattutto di pantegane. / Le sue acque, quando ci sono, son scarichi di fogna o acqua piovana / quando non ci sono invece, Poatello, sembri una biscia di pozzanghere e fango. Poatello, io lo so che a chiamarti canalazzo tu ti sentirai offeso / sei molto di più per la società che sulle tue sponde cresce: / se qualcuno infatti è un originale e ha una macchina da rottamare / invece che dallo sfascia-carrozze a demolirla la viene sui tuoi argini a parcheggiare / oppure una bicicletta imbarlata o un motorino grippato / te li spingono direttamente sul fondo, sei tu il più importante ferro vecchio della città. / Senza parlare dell’assortimento di camere da letto, soggiorni, bagni e cucine / un vero mobilificio a cielo aperto, se cerchi bene puoi trovare anche i comodini. / Delle volte, Poatello, mandi su delle puzze che la gente te ne dice di tutti i colori / ma è anche vero questo: a uno che mangia una merda può mai l’alito fargli odore? / Le fogne ti danno sostanza e anche i pozzi neri, delle volte i benzinai / vuoi poi mai che una qualche industria non ti abbia onorato coi suoi rifiuti speciali? / Ci sono dei giorni che inizi tutto a schiumare bianco con un rumore d’acqua roca / come un cane malato di rabbia che sbava per la bocca. / Io, però, Poatello, anche se oggi mi sembri una pantegana bagnata /
ti voglio bene, perchè sui tuoi argini la mia fanciullezza è passata. / Mi ricordo dei momenti di pura contentezza / quando ispirati da Sampei io e i miei amici provavamo della pesca l’ebrezza / tornavamo a casa spesso con le canne rotte o il filo spaccato / perchè oltre a due o tre scardole un cartello stradale aveva abboccato. / Mi ricordo ancora poi quando a otto anni / ho scoperto quel fiore che al cuore regala gioia e malanni. / Una mia amichetta per fare un confronto / mi ha preso per mano e portato sulle tue sponde / si è tirada giù le mutandine e io ho fatto lo stesso / per un quarto d’ora ci siamo guardati tutti e due nudi e curiosi i sessi: / sentirsi come Adamo ed Eva per un momento…può mai capitare? / Con la voglia di correre per spaccarsi il fiato e tutto un mondo ancor da battezzare.”

 
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4 repliche a “Down to the river (o: Adamo ed Eva lung al Puatel)”

2 12 2007
Sergio Alinari (15:06:01) :

Poesia della piena maturità del Beccati, dove il poeta partendo dal dato personale e dal ricordo dipinge piu che il ritratto di un fiume ( o canalaz, come benissimo dice) le facce di un mondo a metà tra campagna e città, la prima periferia dove la metamorfosi tra piccola comunità, paese, e periferia della città è già evidente; Beccati supera il patetismo malinconico approfondendo nel personale, e tocca punti molto alti nel finire della poesia con un inaspettata accelerata simbolica e un climax che non termina dove terminano le parole ma rimane nell aria. Infatti l applauso qui scatta sempre un pochino dopo, in attesa.

2 12 2007
bek (16:13:53) :

Maestro Alinari, lei mi onora fin troppo col suo giudizio generoso.
Grazie.

2 12 2007
Maddalena Sorli Cabotto (16:46:24) :

Alinari non dice che il dato metafisico va via via espandendosi e che la poesia del Beccati parte proprio da questo inizio simbolico.
Come si può fare a meno di citare tutta una didattica di segni, di gesti, Il Gesto che il poeta compie fisicamente, chi lo ha visto sa di cosa parlo, dal vivo ai recital, nei piccoli teatri, il passo quasi danzato, l equilibrio cercato, accarezzato, negato.
Di Beccati si nota sempre la cifra stilistica che unisce l alto e il basso, la maniera mirabile che ha nel trattare con uguali guanti il guano e la cipria, ma perchè non parlare mai invece delle connessioni beccatiane con i poeti precedenti?
Chiediamoci innanzitutto chi furono i padri del Beccati grande poeta dialettale, se ci furono padri, e quale ruolo giocano nel midollo spinale di questa poesia, che è troppo facile chiamare semplicemente grande.

20 08 2008
Antonio Spigoli (21:25:26) :

Si parla della poesia tentando di far poesia, mi pare il solito balletto dei critici che ricercano la critica invece di crearla. Io di per me parlerei della poesia del Beccati, dei suoi temi forti e ricorrenti, il suo dizionario sentimentale e palatale, nessuno mi pare abbia sottolineato ancora la ricercatezza dei sinonimi dialettali, la pronuncia delle consonanti trascinate, i dittonghi fatti in a lunghe, in uu.
Chi parla del Beccati come di un uomo primitivo che scrive poesie battendo con la clava sulla parete della sua grotta secondo me non ha capito nulla di queste poesie.

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