Invucazion a la Musa
2 08 2007 Autore : bek
Come nella migliore tradizione letteraria - e noi siamo ambiziosi e vanitosi nella pretesa di farvi parte - il poeta si rivolge alla Musa affinchè questa lo accompagni nella fatica della composizione.
Questa Poesia del Garage è quindi una dichiarazione di poetica, nonchè uno sguardo disincantato sul reale, un viaggio nella lingua e nelle succose libertà che immaginazione e creazione concedono al poeta.
Questa poesia è un canto d’amore per il Garage, per quello che generosamente offre, non senza fatica, impegno e partecipazione.
La poesia si pone come ideale apertura del ciclo delle Poesie del Garage. E’, tra tutte, la più ricercata e artificiosa, però non senza energia…
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Invucazion a la Musa
Musa, fam tacar a la to teta
ca posa con cal lat cresar na poesia ss-cieta
sta lengua acsì roza e acsì vilana
brisa par l’alteza dal ziel pulida scampana
ma la zerca in tla tera e la so fatiga
d’ingrasarass col sporc e col bel dla vita.
Musa, al poeta cal canta l’è ‘n vugaron
il so stori iè pini ad parulazi, scuncez ed esagerazion.
L’altar dì al va par metar a post al firmament prima che la not viena zo
- Bemo! - ig slisa ad man, al n’à stramnà il stiel in tla mnestra ad fasò…
Musa, cat vien la ridarola, anc par ti al temp al pasa
e dì pres a dì la to teta vers la panza la sa sbasa
adess at gà più pazienza, tiè più dispunibila a scultar
i mè vers scalcagnà quasi senza gnianc bruntlar.
Musa, i pui i gà digl’al brisa propria par vular
ma se carsù in libartà i pol di salt lung spicar.
Invezi inquò ad spazi ag n’è poc sopratut quand at tachi a esar bel grass
la gabia dventa al tò vastì ad tuti i dì col sufit studià bas
acsì al col al pol puntar sol a l’aqua o al mangim
ghè poc da far sol ingusarass e tgnir al stomag pin
anc sa s’è in tanti po, sol na gran cunfusion ma poca cumpagnia
l’è quest, come tuti, al to poeta, Musa: un pui in bateria.
Dentar a stal capanon razional e parfet
supiar d’un pensier dolz cl’imbariaga l’intelett:
spacar in du na melagrana, udurarla, e infilarag dentar tut al mus
darag di musgot da impinirass la boca, sbrudlarass col suc
po, co n’altra bucada spudar a rafica chi sem carnos
sugnar d’esar dio cal bat al mond co’n grandinar ross.
Melagrana, frut ad sang cat ss-ciopi d’istà
temp cal sa sgrana
mister da magnar
mister in ti to sem
che ogni dì al par bel.
Elora Musa, fag coiar d’intera la propria radisa e fidi a la tramuntana
sti vers chi vria esar sugos acme chic ad melagrana.
Posia l’ispirazion al poeta gnir senza tant gnol
prima che a stal pui qualcd’un ag tira al col.
Bek
Traduzione: “Invocazione alla Musa - Musa, fammi attaccare alla tua tetta / che possa con quel latte crescere una poesia schietta / questa lingua così rozza e così villana / non per l’altezza del cielo pulita scampana / ma cerca nella terra e la sua fatica / d’ingrassarsi con lo sporco e col bello della vita. / Musa, il poeta che canta è un volgarone / le sue storie son piene di parolacce, sconcezze ed esagerazioni. / L’altro giorno va per sistemare il firmamento prima che la notte venga giù / - All’improvviso, gli scivolano di mano, non ha rovesciato le stelle nella minestra di fagioli… / Musa, che ti viene da ridere, anche per te il tempo passa / e giorno dopo giorno la tua tetta verso la pancia si abbassa / adesso hai più pazienza, sei più disponibile ad ascoltare / i miei versi scalcagnati quasi senza neanche brontolare. / Musa, i polli hanno ali non proprio per volare / ma se cresciuti in libertà possono dei salti lunghi spiccare. / Invece oggi di spazio ce n’è poco soprattutto quando inizi ad essere bello grasso / la gabbia diventa il tuo vestito di tutti i giorni col soffitto studiato basso / così il collo può puntare solo all’acqua o al mangime / c’è poco da fare solo ingossarsi e tenere lo stomaco pieno / anche se si è in tanti poi, solo una grande confusione ma poca compagnia / è questo, come tutti, il tuo poeta, Musa: un pollo in batteria. / Dentro a questo capannone razionale e perfetto / soffiare di un pensiero dolce che ubriaca l’intelletto: / spaccare in due una melagrana, odorarla, e infilargli dentro tutto il muso / dargli dei morsicotti da riempirsi la bocca, sbrodolarsi col succo / poi con un’altra boccata sputare a raffica quei semi carnosi / sognare di essere dio che batte il mondo con un grandinare rosso. / Melagrana, frutto di sangue che scoppi d’estate / tempo che si sgrana / mistero da mangiare / mistero nei tuoi semi / che ogni giorno sembra bello. / Allora Musa, fagli cogliere da terra la propria radice e affidali alla tramontana / questi versi che vorrebbero essere sugosi come chicchi di melagrana. / Possa l’ispirazione al poeta venire senza tante storie / prima che a questo pollo qualcuno gli tiri il collo.”



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