La maledizion dla Mascara
Poesia psichedelica dove le forze oscure della terra vorticano, si combattono, si annullano. Le forze autoctone ferraresi si armano per vincere la maledizione della oscura maschera egiziana di Tutankamon.
Figure ambigue che entrano ed escono, animali della notte, paure antropologiche. Poesia collettiva molto difficile da leggere, da interpretare solo in condizioni di invasamento (generalmente alcolico).
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La maledizion dla Mascara
A iera in visita al Cairo par vedar la mascara dal più famos faraon
truada in tla so tomba, la mascara d’or ad Tutankamon
mentre ca guard dentar i occh ad cal mascaron
sent spirar vers ad mi un vent pin ad sfiga, al supi dla maledizion!
A tac elora tut a sudar, la pel l’am dventa zala pian pian
am toc in tal post dal fegat, l’è scumpars, an gò più al fegat, malan di malan!
Subit a toran a Frara, un dutor am visita, la medizina l’an pol far gnient
l’unica l’è fidaras a la magia, cumbatar cla forza oscura col stes cuntrari purtent.
A vag ad not elora, na not senza luna, co na zuca bona
come da so richiesta a cà dla strega ad Cupar
liè senza diram gnient taca a preparar na puzion e a mi am fa santar
la bat tre volt su la zuca e a la cuos in tal foran
la gratusa dal parmigian su la pel d’un cocodril african
la zunta di spizic ad nusa muscada e la taca al tut a smasdar
mi, li sul spini, zal e agità ag dig: “Strega, s’egna da far?”
liè: “Zuvnot, contra sta maledizion, ghè gnient da far,
mi ho preparà al ripien di caplaz par disnar...”
– BOM – as verz la porta l’entra ‘n indian
in mez a na nubi ad fum as met na stanela e al bala al can can
al cor fora gend “Mi pos far gnient an son brisa sciaman!”
la busa na zveta cla ghermì un puntghin
mi a dmand: “Son maledet, s’oia da far?” – elora al puntghin
“Mi più che ti a son in ti casin!”
la zveta ridend la magna in t’una bucà al puntghin
ariva al guf al caza la zveta lasa averta la porta entra al vent dal curtil
la strega la rid in tal camin vampa al fog
entra di scaravazz, millpiè e tri rosp
da na fnestra spacada ariva i barbastel chi magna i scaravazz
mi a son a tera zal e ardut acme ‘n straz
entra ‘n can negar zop a na zampa, vers la not as met a guair
la strega s’inznocia umiliada e la taca a riverir
tut i animai dla not i vien dentar, al fog al bala, atorn a mi is met a zerc
torna indian zveta guf rosp inset e barbastel
mi al zentar feram e spavantà
zal, ormai mort, senza speranza, tut sudà
zira la not, zira atorn a mi i custod dl’oscur e dal mal
“Canta sta filastroca, Maledet, canta se tat vo liberar!”
– “Come na faina va in tal pular
butat sul gal e stramenag al sang
bagna la tera col pis dal so cuor
biasag tut crudi sfiladi gl’interior
mil e mil an la Mascara bev
bevi cal sang miss-cià col miel
MIL E MIL AN VIULENZA E MAL
BATI AL TAMBUR TIE’ TI L’ANIMAL!” –
– Ahhh!!!... –
Tut bagnà in tal me let am smisi sudà
fora la not l’è serena par furtuna a m’iera insugnà: pos tirar al fià!
Ma a la fnestra a ghè du occh zai ad gat negar c’am dis con la coa a mi puntand
“Mo quala maledizion e fegat scumpars!... Mo bevi ad men, Ignurant!”
Bek
Traduzione: “La maledizione della Maschera – Ero in visita al Cairo per vedere la maschera del più famoso faraone / trovata nella sua tomba, la maschera d’oro di Tutankamone / mentre guardo dentro gli occhi di quel mascherone / sento spirare verso di me un vento pieno di sfiga, il soffio della maledizione! / Inizio allora tutto a sudare la pelle mi diventa gialla pian piano / mi tocco nel posto del fegato, è scomparso, non ho più il fegato, malanno dei malanni! / Subito torno a Ferrara, un dottore mi visita, la medicina non può fare niente / l’unica è affidarsi alla magia, combattere quella forza oscura con lo stesso contrario portento. / Vado allora di notte, una notte senza luna, con una zucca buona / come da sua richiesta a casa della strega di Copparo / lei senza dirmi niente inizia a preparare una pozione e me, mi fa sedere / batte tre volte sulla zucca e la cuoce nel forno / grattugia del parmigiano sulla pelle di un coccodrillo africano / aggiunge degli spizzichi di noce moscata e inizia a mescolare il tutto / io, li sulle spine, giallo e agitato gli dico: ‘Strega, cosa dobbiamo fare?’ / lei: ‘Giovanotto, contro sta maledizione, non c’è niente da fare / io ho preparato il ripieno dei cappellacci per cenare...’ / – BOM – si apre la porta entra un indiano / in mezzo a una nube di fumo si mette una gonna e balla il can can / corre fuori dicendo ‘Io non posso farci niente non sono uno sciamano!’ / bussa una civetta che ha ghermito un topolino / io domando ‘Son maledetto, cosa devo fare?’ / - allora il topolino / ‘Io sono nei casini più di te!’ / la civetta ridendo mangia in una boccata il topolino / arriva il gufo che caccia la civetta lascia aperta la porta entra il vento dal cortile / la strega ride nel camino vampa il fuoco / entrano degli scarafaggi, millepiedi e tre rospi / da una finestra spaccata arrivano i pipistrelli che mangiano gli scarafaggi / io sono a terra giallo e ridotto come uno straccio / entra un cane nero zoppo a una zampa, verso la notte si mette a guaire / la strega s’inginocchia umiliata e comincia a riverire / tutti gli animali della notte vengono dentro, il fuoco balla, attorno a me si mettono a cerchio / tornano indiano civetta gufo rospi insetti e pipistrelli / io al centro fermo e spaventato / giallo, ormai morto, senza speranza, tutto sudato / gira la notte, girano attorno a me i custodi dell’oscuro e del male / ‘Canta questa filastrocca, Maledetto, canta se ti vuoi liberare!’ / – ‘Come una faina vai nel pollaio / buttati sul gallo e rovesciagli il sangue / bagna la terra col zampillio del suo cuore / masticagli tutte crude sfilate le interiora / mille e mille anni la Maschera beve / bevi quel sangue mischiato col miele / MILLE E MILLE ANNI VIOLENZA E MALE / BATTI IL TAMBURO SEI TU L’ANIMALE!’ – / – Ahhh!!!... – / Tutto bagnato nel mio letto mi sveglio sudato / fuori la notte è serena per fortuna mi ero sognato: posso tirare il fiato! / Ma alla finestra ci sono due occhi gialli di gatto nero che mi dice con la coda a me puntando / ‘Ma quale maledizione e fegato scomparso!...Ma bevi di meno, Ignorante!’”.

agosto 20th, 2008 - 21:05
Una delle migliori in assoluto, grande performance dal vivo anche se il bek in questo video era palesemente imbriaco e la lettura un pò ne ha risentito. In ogni caso il nostro Sommo racchiude in sè la grandezza dell’autore e quella della bestia da palco, doti che di rado si ritrovano nella medesima persona, le poesie come questa giocano con elementi narrativi climax emozionale apici strappaapplauso, sono non solo ricche di felici immagini e di riuscite composizioni verbali ma anche fatte a regola e misura del proprio pubblico da garage.
E cos è mai il mondo se non un enorme smisurato ed imperfetto garage?
settembre 4th, 2008 - 15:29
….la genialità nel momento del suo concepimento….la fonte della grandezza al suo stato brado….che ne conserva la freschezza, le tinte accese e la vigoria…e comunque, come diceva il Sommo Cranio Fosforescente del Baudelaire….”ho imparato a diffidare profondamente delle persone astemie”….in questo Bek e la sua lungimiranza ci sono da esempio…Onore al Sommo!!!!!!!
settembre 6th, 2008 - 18:01
Una performance a grandi livelli!!!!
Davvero qui il Garage ha espresso il suo meglio: Grazie, Garage!
settembre 10th, 2008 - 10:53
Vogilamo il Live della poesia col poeta vicino al falò propiziatorio, Vasso caccia il filmato, il falò di ferragosto del garage, divani sotto le stelle ed un fuoco di 4 metri a un metro dal campo secco di granoturco, col Sommo che recita alla luce del fuoco e aiutandosi con una torcia elettrica legata al collo, moderno giogo alle sue parole come pietre.