Il Pentauro abbraccia il Destra Po: cronaca del Girandolone

30 09 2008

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Questa è la cronaca della madre di tutte le Girandole, il Girandolone: la camminata che solca il Destra Po da Pontelagoscuro fino a Gorino.

Sabato 27 e Domenica 28, Francesco, Marivo ed io, supportati logisticamente da Borso abbiamo percorso a piedi il Destra Po, da Ponte fino alla foce del grande fiume, Gorino.
Ecco gli eventi salienti della due giorni.

Sabato 27
- Borso arriva puntuale a casa mia ore 6.20 e carica me e Francesco. Carichiamo poi Marivo dopo piccola attesa. Tappa al Bar per caffè e pasta beneauguranti, quindi raggiungiamo Pontelagoscuro. Si parte alle 7.20.
- Prima tappa del Destra Po: Pontelagoscuro – Ro Ferrarese. Maciniamo paesi su paesi, ampiamente percorsi e conosciuti nelle girandole precedenti, Francolino, Pescara, Sabbioni, Fossadalbero, Zocca, e Ro Ferrarese fino a Polesella (ovviamente dall’altra parte dell’argine), nostro solito limite, le nostre Colonne d’Ercole.infatti a piedi non ci eravamo mai spinti oltre, dovendo prevedere il ritorno. Oggi, invece, si va solo avanti.
- Per tutta la giornata, da mattino fino a notte, il vento soffia fortissimo. Addirittura a volte ci sposta, incontriamo nella marcia non poche difficoltà. Sullo stesso fiume Po compaiono addirittura delle onde, la corrente fatica verso il mare, s’increspa. Gli alberi sono piegati. C’è un rumore molto forte, quasi stordente. A fatica procediamo in fila indiana, piano paino si va avanti.
- Ogni ora ci si ferma in modo programmatico per fare stretching. Ogni tre ore circa mangiamo un panino. Marivo per essere sicuro ne ha portati addirittura 4 per due giorni…un campione di lungimiranza. Ma io e Francesco siamo bene attrezzati.
- Seconda tappa del Destra Po: Anche se il vento porco non si ferma passiamo Guarda, Alberone, Cologna, Berra e Serravalle. Il morale è alto. A Serravalle potremmo fermarci, ma continuiamo comunque non sapendo quali energie potremo spendere il giorno dopo, confidenti nel fatto che più avanti si va il primo giorno meno strada si farà il secondo. Una banalità logica, non ovvia fisicamente. L’acqua ormai scarseggia, e Borso arriverà per il tardo pomeriggio. Ma la provvidenza ci aiuta. Arrivano Gil, Rita, Gambo e Sofia in auto da Ferrara. Ci vengono incontro e ci portano the e succo di frutto. La manna dal cielo. La Sofia addirittura porta della Sambuca. Non so che ce ne faremo ma tiriamo su anche quella, si sa mai…la sversiamo dal vetro alla bottiglia di plastica. Tutti insieme comunque si va verso Ariano. Durante il percorso incontriamo un tale, Luca, autoctono quarantenne che porta i cani a passeggio e ci impezziamo a vicenda. Salutiamo dopo qualche chilometro i provvidenziali amici e puntiamo su Ariano. E’molto lunga. Siamo stanchi. La pista ciclabile da asfaltata diventa un fottuto sassume che devasta i piedi, soprattutto i miei e quelli di Francesco. Ogni passo si fa sentire. Ma anche noi ci facciamo sentire: imprechiamo il sindaco, la giunta e ovviamente la provvidenza che con una mano dà con l’altra toglie. Siamo stanchi, morti, battuti dal vento. Decidiamo di fermarci a qualche km da Ariano. Abbiamo camminato dalle 7.20 fino alle 18.30 pause incluse. Arriva Borso, il nostro perfetto logista, sempre puntuale nell’ora e nel luogo. Ci da la tenda e parte per procacciarci cibo. Montiamo la tenda in mezzo ad un pioppeto, dentro una golena dell’argine, vicino al fiume. Arriva presto l’oscurità e con l’oscurità il nostro eroe Borso con: piada, salsiccia, porchetta, patate fritte e birra fresca. Borso ci saluta. Noi compiamo aggiustamenti e riparazioni sulle nostre persone scassate. Appena possiamo dormiamo. Saranno le 21.30. Ci svegliano a mezzanotte dei fuochi d’artificio sparati chissà dove.

Domenica 28
- terza tappa: Ariano – Mesola. Ci svegliamo alle 7 dopo una “bella” dormita. Ci sistemiamo le carni per la giornata. Smontiamo la tenda, mentre giunge Borso con la prima buona notizia della giornata: ci ha portato the caldo e paste per colazione. Cediamo a Borso la tenda e tutto il necessario per la notte. Partiamo. Meglio: Ripartiamo. Superiamo finalmente Ariano, e qui, con nostra sorpresa poco piacevole, la pista ciclabile finisce. Dobbiamo fare il tratto Ariano – Mesola lungo la strada provinciale. Anche qui si inveisce contro la prima amministrazione comunale che ci passa a tiro. Le macchine scheggiano e ci fanno peli. Ma è presto, e quindi sono poche. L’esperienza ci da quell’adrenalina in più che ci sblocca il passo. Iniziamo a marciare veloci: all’inizio infatti ci trascinavamo abbastanza sciatti, quasi demotivati. Ma qui non si può fare altro che camminare alla svelta. Mesola però non è a un tiro di schioppo, ma in ogni caso ci arriviamo. Siamo li li per chiamare Borso. Siamo cotti, anche già soddisfatti, certamente stanchi morti. Ma Marivo fa da motivatore, col suo tipico modo da bastian contrario. Fanculo: si va avanti. Ecco Mesola e con Mesola, la sua delizia estense che godiamo dalla ritrovata pista ciclabile. Il cielo è sereno, la giornata molto calda, non tira più il vento di ieri. Possiamo farcela.
- Quarta tappa: Mesola – Gorino. Comincia il tratto di tappa più massacrante in assoluto. Mesola-Goro. Il nostro Mont-Venotux. 16 km Separano Mesola da Goro. Tutti sotto il sole caldissimo (dalle 12 alle 16) in mezzo alla campagna vuota. Case rarissime. Nessuno in vista per km e km. Al desert. Lungo Po compare un gabbiano. Vediamo addirittura un gruppo numeroso di cicogne che ci guarda stranito. Marciamo, che altro non possiamo fare. Cammina e cammina sotto il sole a picco, poca acqua, piedi cotti per 16 fottuti km. Ma alla fine: Goro.
- Questo è un grande risultato. Siamo a Goro. Abbiamo superato il tratto più ostico. Ce l’abbiamo fatta. Francesco si ferma. Ha i piedi sfatti. Duole il corpo tutto. Da un poco non parlava eppure è arrivato in fondo. L’un l’altro ci siamo tirati la volata in questi due giorni, abbiamo lavorato come un gruppo in modo complementare. Francesco ha dato al Girandolone la sua energia motrice, la motivazione, il tiro e la necessaria organizzazione che serviva per fare più di 80 km a piedi.
- Ripartiamo io e Marivo. Contattiamo Borso per il necessario recupero. Lo mandiamo a Gorino, che sta a 7 km da Goro. E’l'ultimo tratto. Il Po non è grandissimo. A Cologna era impressionante ma qui entra in mare con una delle sue ramificazioni. Siamo dentro al Delta e la natura è bellissima. Si va avanti solo guardando la natura. L’ultima ora e sbrisga di cammino è fatta e con lei si chiude il Girandolone. Siamo a Gorino. Dove termina il Destra Po. Abbiamo camminato dalle 7.20 fino alle 17.30 circa.
- Arriva Borso. Ci si sente con Francè. Con Borso, in auto, attraversiamo il ponte di barche che ci porta a Gorino veneta. Siamo sull’altra sponda del Po. Facciamo tre km di provinciale fino alla lanterna di Gorino, giusto per dare una occhiata. Il mare è li. E anche noi.

Che dire. Nel mezzo di questa breve cronaca sta tutto il resto… Il Girandolone

Un Grazie infinito da parte nostra va ovviamente a Borso, che è stato il migliore supporto che potessimo immaginare. Borso è parte di questa nostra piccola e folle impresa. Se non fosse stato un girandolaro come noi non sarebbe stato lì.

Un grazie anche a tutti quelli che ci sono venuti incontro per strada, a chi ci ha telefonato, a chi ci ha supportato e mandato messaggi di incoraggiamento.

Il Girandolone è fatto.


Azioni

Informazioni

10 repliche a “Il Pentauro abbraccia il Destra Po: cronaca del Girandolone”

30 09 2008
Marivo (13:45:56) :

Che dire? troppo poco tempo è passato per dare un pensiero lucido su questa 2 giorni particolare. Dico solo che io, fortunato tra i 3, a differenza degli altri due non ho avuto problemi di vesciche ai piedi, in queste foto non si nota molto ma vi assicuro che il Bek e Francesco erano zoppi, le piante dei piedi un unica completa vescica, onore al lro andar oltre il dolore. Già alla fine del primo giorno il Bek era piagato, non so come ha fatto a finire. Io con scarpe comprate il martedì, ( Nike per la cronaca, a cui presto invierò foto del evento) e grazie a tattici calzini in spugna da running nemmeno una vescica, ma soffrendo da anni di menisco diciamo che il mio ginocchio sinistro lo p
ortava a spasso come un bastone. Già oggi però io cammino eretto, e mi stupisco dico davvero, delle capacità fisiche e di ripresa di gente non allenata e non particolarmente fisicata come noi tre.
La motivazione è davvero tutto, mi dico. Siam partiti che non ci allenavamo da mesi, tutti mezzi malaticci, mal di gola, raffreddati, eppure abbiam fatto 50 km il primo giorno e 40 il giorno dopo. Unico doping la porchetta portata da Borso, a cui va il mio personale plauso, una bottiglia di acqua al giorno e alcuni panini col prosciutto, culatello e mortadella.
Presto anche le foto scattate da Borso, la nostra tenda nel pioppeto, si può andare lontano anche andando a 30 km da casa.

30 09 2008
Borso (16:03:42) :

Io c’ero (o meglio c’ero a tratti ) ed ho visto l’impresa stoica dei nostri eroi …. ho visto sulle loro facce l’espressione convinta volta a portar a termine l’impresa ma allo stesso tempo anche la faccia di chi pensa “ma chi cazzo me l’ha fatto fare” e “ti ammazzerei per fotterti le chiavi della macchina e tornar a casa bello comodo”….ma no invece i nostri eroi ( o folli …scegliete voi ) hanno continuato ed hanno portato a termine l’impresa …. concludendo …. quando sono andato a Gorino a prenderli ho trovato i sopravissuti di un’impresa al limite dell’umano o dell’incoscienza … martoriati nel corpo ma forti nello spirito e che mi hanno accolto con frasi del tipo “dam subit dl’ acqua” o “fam santar subit in machina” …. ma una su tutte mi torna in mente …ed è la frase che disse il buon Marivo, ridotto nella camminata ad un vecchio con la sciatica, nello scendere il ponticciolo sull’argine di Gorino e guardando il faro , espressione di tutte le fatiche del viaggio

“DON’T TRY THIS AT HOME”

PS . appena riesco a far funzionare il mio pc vi mando le foto e montero’ un piccolo video che mettero’ su YouTube

ciao a tutti

30 09 2008
bek (21:22:29) :

Domenica 28, ore 19 circa.
Arrivo a casa. Giro trascinando i piedi. Son stuf…
Acqua calda nella vasca. Affondo e riemergo. Mi rilasso fin quando … è il momento…
Vado in sala, prendo la coca, prendo il rum e doso.
Bevo a sorsi, è il migliore dei coca-rum.
Rido come un ebete, rido e non smetto di ridere…

1 10 2008
Paull (08:21:00) :

Complimenti a tutti per l’impresa! Ho ascoltato il racconto direttamente da Borso e mi è parsa una di quelle leggende d’altri tempi che sono sicuro ricorderete a lungo…
Borso muoviti che son curioso di vedere il video…
Ciao!
Paull

1 10 2008
GIL (11:49:58) :

Io c’ero! Li ho visti! Quando saro vecchio e stanco e i miei nipotini mi diranno: “nonno, raccontaci ancora la storia di quell’impresa eroica”, allora potrò raccontar loro fieramente di essere stato presente ad un breve tratto di quella camminata storica. Spero solo che la sambuca che abbiamo dato loro sia servita a lenire le ore di sofferenza e di solitudine di notte in tenda … ma questo non lo racconterò ai miei nipotini.

1 10 2008
marivo (17:28:55) :

La notte in tenda meriterebbe spazio a parte. Io ero nella posizione peggiore, e cioè il ripieno del buon panino, sdraiato tra Bek e Francesco, entrambi infilati in comodi sacchi a pelo, io invece arrotolato alla cazzo in copertona di Snoopy in pile. Tra l altro dei due materassini gonfiabili, solo uno quello doppio era utilizzabile causa mancanza di tappo in quello singolo, così abbiam dormito di traverso, coi piedi fuori, io praticamente dal ginocchio in giù.
La notte è stata lunga, tra continui movimenti a causa di parti del corpo doloranti, i fuochi d artificio sparati chissà in quale paesino quasi a salutare la nostra notte sotto i pioppi, e i rumori del vento e della notte profonda, dove una foglia che passa sul telo di plastica sembra un novello Pacciani pronto a ricominciare il lavoro.
Il mattino, quel momento della prima apertura della tenda, intorno alle sette, è un lungo attimo che ricordo con piacere, la mattina appena nata, il punto di vista del mondo che si sveglia senza l’uomo, senza una macchina senza rumori prodotti da meccanismi, solo gli alberi la terra e la luce che mostra le cose differenti e mette in movimento una vita che non si ferma mai, ed anche il nostro secondo giorno di cammino.

2 10 2008
bek (21:25:20) :

Dal video, soprattutto dall’audio si intuisce, si può ben capire come tirava il vento.

Alla fine anche se ci ha ostacolato non poco, è un elemento in più che ha condito questa avventura unica. In questi giorni mi è capitato spesso di ripensare alla fatica e alla sopportazione delle diverse difficoltà, ma è stato tutto una grandissima figata, BUT…

DON’T TRY THIS AT HOME!

19 10 2008
Antonio (11:27:11) :

Già è nata, ma ancora non lo sa.
Si rannicchia col viso butterato e grinzoso, nasconde gli occhi di talpa, cerca una tana dove nascondere il muso, la luce non è amica.
E’ già nata ma ancora non lo sa, il mondo intorno non ha un centro per lei, si accuccia cerca di tornare indietro.
L’idea per il Girandolone II presto troverà parole e sarà novella nel mondo stabile.

29 10 2008
Ammutinato 76 (12:32:31) :

Sono commosso! Siete stati magnifici! Mi sa che la testa ha contato più delle gambe…!

12 07 2010
francesco (11:51:43) :

anche questa è una figata…
http://www.micheleferrara.com/la-discesa-del-po-in-canoa/
gli ho proposto un gemellaggio per settembre…

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