Fahrenheit 451 e la Distopia
15 08 2007 Autore : Henriquez (el duderino)Non so bene come definire questa cosa (recensione o altro mi sembra eccessivo) diciamo che semplicemente voglio parlare un pò di questo libro che ho letto poco tempo fa e che mi è piaciuto particolarmente.
Scritto nel 1953 da Ray Bradbury è uno di quei libri che insieme a 1984 di George Orwell (forse il mio preferito of all times) e Brave New World di Aldous Huxley forma un piccolo sottogenere del romanzo definibile come distopia. Cosa si intende per distopia è piuttosto semplice, si tratta dell’opposto dell’utopia ovvero una società indesiderabile, opprimente il più delle volte. Nel caso di tutti e tre gli autori infatti il punto di partenza sono indubbiamente state le esperienze dei regimi totalitari degli anni 30 e 40. Ciò che questi tre autori hanno fatto è stato cercare di immaginare come la società occidentale si sarebbe potuta evolvere in futuro (e come di fatto si è evoluta in certi casi). Ciò che si sottolinea in tutti e tre questi libri è il ruolo crescente e dominante della tecnologia nella vita dell’uomo, e sopratutto l’utilizzo che i governi possono fare di tale tecnologia ai fini del controllo sull’individuo.
Il motivo percui ho scelto Fahrenheit 451 è che parla di libri. Quale libro migliore per una rubrica di libri che un libro che parla di libri (5 volte la parola libro in due righe).
Cerco di spiegare un poco la storia senza rovinare il piacere di leggerlo a chi fosse interessato.
Il protagonista di questo romanzo è un pompiere (un firemen, in inglese il termine è più esplicativo capirete poi perchè), ma non svolge il lavoro che noi tutti conosciamo. Il suo compito infatti non è di spegnere incendi ma di appiccarli, più specificatemente: bruciare libri.
In questa società futuristica i libri sono vietati, ed in un certo qual modo “sostituiti” dall’intrattenimento di tipo visivo. La televisione infatti è evoluta al punto da svilupparsi su tre pareti della casa proiettando immagini tridimensionali e creando un ambiente interattivo nel quale lo spettatore può immergersi completamente. A questo proposito è semplicemente fantastico un passaggio del romanzo in cui la moglie del protagonista gli chiede (traduco più o meno a memoria) “Caro ma quand’è che compriamo la quarta parete?”. Ciò che trovo fantastico è che nel linguaggio del tatro la quarta parete è quella che separa il palcoscenico dagli spettatori. Il desiderio della moglie è quindi quello di chiudere definitivamente anche quell’unica finestra che si affaccia sulla realtà per vivere il resto dei suoi giorni in questo palcoscenico tecnologico indubbiamente molto più rassicurante del mondo esterno.
L’aspetto psicologico dei personaggi è davvero ben definito in questo romanzo ed è una delle cose che mi ha coinvolto maggiormente; le reazioni dei personaggi, i loro pensieri, l’ottusa disperazione del protagonsita che si trova improvvisamente “diverso” in una società che ammete solo l’uniformità totale, sono tutti elementi che l’autore ha descritto con naturalezza ed abilità.
C’è però anche un altro aspetto che è quello più propriamente sociale e politico. Nel romanzo infatti emerge chiaramente come anche nella società più tecnologicamente avanzata ed opprimente possano esistere persone che silenziosamente resistono al sistema. Il proitagonista infatti, insieme alla sua squadra, opera continuamente degli interventi nella case di persone che nascosti nelle pareti, o in vecchie soffite, conservano ancora dei libri. L’idea è quindi che esiste sempre un modo per combattere l’oppressione e ciò emerge ancora più chiaramente nel finale del libro che però non anticipo.
Infine, un ulteriore elemento che mi ha clpito e che accomuna 1984 e Fahr. 451 è che in entrambi questi libri le società che vengono descritte sembrano aver intuito un principio agghiacciante: l’unico posto dove un uomo può ancora essere libero è nella propria mente quindi è lì che bisogna imprigionarlo. I libri bruciati e la televisione interattiva vanno proprio in questa direzione, ovvero l’eliminazione di ogni elemento che possa stimolare la riflessione ed il pensiero umano.
Descrivendo una realtà orribile, allo stesso tempo Bradbury compone però anche un elogio ed un’esaltazione della libertà della mente umana rappresentata simbolicamente dai libri.
In buona sostanza… gran libro.


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