La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.
17 09 2007 Autore : bek
Ecco Tyler Durden, il nostro doppio anarchico, lucido e pazzo che ci smuove le interiora; che proclama la libertà con tutto il dolore che è necessario per raggiungerla; che obbliga a svestirsi delle mille cianfrusaglie quotidiane; che invita al combattimento; che crea il Fight Club, con le sue regole, di cui non si deve parlare. E come di tutte le cose di cui non si deve parlare, represse in noi, sommerse e nascoste, eccolo esplodere il fight club, ecco che la gente comincia a volerlo, perchè la lotta è prima di tutto nelle forze centrifughe alla base della nostra interiorità, dei nostri dubbi, della nostra lucidità. La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. Ave, Tyler.
Brani tratti da Fight Club di Chuck Palaniuk, Mondadori, 1996
“Se non sai quello che vuoi finisci con un mucchio di roba che non vuoi.
Possa non essere mai completo.
Possa non essere mai soddisfatto.
Possa non essere mai perfetto.
Liberami, Tyler, dall’essere perfetto e completo.”
“Un minuto era abbastanza, ha detto Tyler, c’era da lavorare duro per ottenerlo, ma un minuto di perfezione valeva la fatica. Un momento era il massimo che ci si poteva aspettare dalla perfezione”.
“Il meccanico si mette a parlare ed è puro Tyler Durden.
‘Vedo gli uomini più forti e intelligenti che siano mai vissuti e questi uomini sono alle pompe di benzina e a servire ai tavoli. Se potessimo mettere questi uomini nei campi di addestramento e finire di educarli. avresti una classe di uomini e donne giovani e forti, tutta gente desiderosa di dare la vita per qualcosa. La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno.
Noi non abbiamo una grande guerra nella nostra generazione, o una grande depressione, e invece sì, abbiamo una grande guerra dello spirito. Abbiamo una grande rivoluzione contro la cultura. La grande depressione è quella delle nostre vite. Abbiamo una depressione spirituale’.”
“Meditazione guidata.
Sei in Irlanda. Chiudi gli occhi.
Sei in Irlanda l’estate dopo che hai lasciato l’università e stai bevendo in un pub vicino al castello dove giorno dopo giorno i torpedoni sfornano truppe di turisti inglesi e americani venuti a baciare la pietra di Blarney.
I pavimenti del castello sono marciti e tu sali gli scalini di roccia con il nero che si fa sempre più fitto di qua e di là ad ogni alzata. Tutti ammutoliscono nell’ascesa e nella tradizione di questo piccolo atto di ribellione.
‘Ascoltami’ dice Tyler ‘apri gli occhi’.
‘Nella storia antica’ dice Tyler ‘i sacrifici umani venivano celebrati su una collina sopra un fiume. Migliaia di persone. Ascoltami. Si facevano i sacrifici e i corpi venivano cremati su una pira.
‘Devi sapere che sei stupido e che morirai.’
‘Puoi piangere’ dice Tyler ‘tu morirai e finchè non saprai questo, per me sei inutile.’
In Irlanda.
Sei su una piattaforma in cima alle scale in un castello.
Dopo che centinaia di persone sono state sacrificate e cremate, dice Tyler, dall’altare è scivolato fuori un efflusso denso e bianco che è sceso verso il fiume.
‘La pioggia’ dice Tyler ‘è caduta anno dopo anno sulla pira bruciata e anno dopo anno si bruciavano persone e la pioggia filtrava attraverso le ceneri del legno per diventare una soluzione di lisciva e la lisciva si combinava con ilgrasso disciolto dei sacrifici e un efflusso denso e biancodi sapone è fuoriuscito dalla base dell’altare ed è sceso verso il fiume.’
E gli uomini irlandesi intorno a te con il loro piccolo atto di ribellione nell’oscurità, si avvicinano al bordo della piattaforma e si fermano sul bordo del buio senza fondo e pisciano.
E gli uomini dicono avanti, piscia la tua speciale piscia americana sontuosa e gialla di troppe vitamine. Sontuosa e cara e buttata via.
Sei in Irlanda.
Oh, e sei li che lo fai. Oh, si. Si. E senti l’odore dell’ammoniaca e della dose quotidiana di complesso B.
Dove il sapone è caduto nel fiume, dice Tyler, dopo mille anni di gente uccisa e pioggia, gli antichi hanno trovato che i loro vestiti erano più puliti se li lavavano proprio lì.
Sto pisciando sulla pietra di Blarney.
Tyler è pieno di informazioni utili. Nelle culture prive di sapone, dice Tyler, usavano la propria orina e l’orina dei loro cani per lavare i vestiti e i capelli per via dell’acido urico e dell’ammoniaca.
‘Devi vedere’ dice Tyler ‘com si è fabbricato il primo sapone usando eroi’.”
Le 7 regole del Fight Club:
La prima regola del fight club è che non si parla del fight club.
La seconda regola del fight club è che non si parla del fight club.
Quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito.
Solo due per ogni combattimento.
Un combattimento per volta.
Si combatte senza camicia e senza scarpe.
Il combattimento dura per il tempo che stabiliscono loro.


Tyler mi ha chiesto contro cosa combattevo in realtà.
Quello che dice Tyler dell’essere una merda e gli schiavi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell’amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l’ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petroliere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comperare e annerire le spiagge della Costa Azzurra che non avrei mai visto.
Volevo che il mondo intero toccasse il fondo.
Mentre picchiavo quel ragazzo, in realtà avrei voluto piantare una pallottola tra gli occhi di ogni panda in pericolo che si rifiuta di scopare per salvare la propria specie e ogni balena o delfino che molla tutto e va a spiaggiarsi.
Non vederla come estinzione. Prendila come un ridimensionamento.
Per migliaia di anni gli esseri umani hanno incasinato e insozzato e smerdato questo pianeta e ora la storia si aspetta che sia io a correre dietro agli altri per ripulirlo. Io devo lavare e schiacciare i miei barattoli. E rendere conto di ogni goccia di olio di morore usato.
Tocca a me pagare il conto per le scorie nucleari e i serbatoi di benzina interrati e i residui tossici scaricati nel sottosuolo una generazione prima che nascessi.
…
Volevo respirare scarichi.
Uccelli e cervi sono uno stupido lusso e tutti i pesci dovrebbero galleggiare.
Volevo dar fuoco al Louvre. Spaccare Elgin Marbles a martellate e ripulirmi il culo con la Gioconda. Questo è il mio mondo, ora.
Questo è il mio mondo, il mio mondo, e quelle persone antiche sono morte.
E facevo colazione la mattina che Tyler ha inventato il Progetto Caos.
Volevamo liberare il mondo dalla storia.
Facevamo colazione nella casa di Paper Street e Tyler mi ha detto di immaginarmi di piantare ravanelli e patate sul green della quindicesima buca di un campo da golf dimenticato.
Darai la caccia agli alci nelle valli boscose intorno alle rovine del Rockfeller Center e cercherai molluschi intorno allo scheletro dello space Needlee, inclinato di quarantacinque gradi. Dipingeremo sui grattacieli le figure di enormi totem e simulacri di divinità maligne e tutte le sere quel che resta del genere umano si ritirerà negli zoo abbandonati e si chiuderà a chiave nelle gabbie per proteggersi dagli orsi e dai grandi felini e dai lupi che di notte passeggiano e ci guardano dall’altra parte delle sbarre.
“il riciclaggio e i limiti di velocità sono cazzate” ha detto Tyler “E’ come uno che smette di scopare quando è sieropositivo”
Sarà il progetto Caos a salvare il mondo. Un’era glaciale culturale. Un secolo buio prematuramente indotto. Il Progetto Caos obbligherà l’umanità a entrare in catalessi o in fase di remissione il tempo necessario alla terra per riprendersi.
“Giustifica tu l’anarchia” dice Tyler “Risolvila tu”
Come fa il fight club con inpiegati e commessi, il Progetto Caos disarticolerà la civiltà perchè si possa fare qualcosa di meglio del mondo.
“Immaginati” ha detto Tyler, “a far la posta all’alce dalle finestre dei grandi magazzini tra file puzzolenti di spendidi abiti da sera e smoking che vanno in malora appesi alle loro grucce, porterai indumenti di pelle che ti dureranno fino all’ultimo dei tuoi giorni e ti arrampicherai per i rami grossi come tronchi del kudzu rampicante che abbraccia Sears Tower. Come Jack sulla pianta di fagioli, sbucherai dalla volta gocciolante della foresta e l’aria sarà così tersa che vedrai figure minuscole battere il granturco e disporre a essiccare strice di carne di cervo nella corsia d’emergenza vuota della superstrada abbandonata che si allunga, larga otto corsie e torrida ad agosto, per mille chilometri.”
Questo era lo scopo del Progetto Caos, ha detto Tyler, la completa e immediata distruzione della civiltà.
Che cosa viene dopo nel Progetto Caos nessuno lo sa salvo Tyler
La prima regola del Progetto Caos è che non si fanno domande.
La seconda regola del Progetto Caos è che non si fanno domande.
La terza regola del Progetto Caos è niente scuse
La quarta regola del Progetto Caos è niente bugie
La quinta regola del Progetto Caos è che bisogna fidarsi di Tyler
La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. La seconda regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. La terza regola del Fight Club è che Chuck Norris può parlare del Fight Club quanto cazzo gli pare
WeLoveChuckNorris