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	<title>Commenti a: Ferrara nell&#8217;immaginario di Paolo Ciampi</title>
	<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/</link>
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	<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 23:01:06 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>Di: bek</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1087</link>
		<author>bek</author>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 12:26:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1087</guid>
					<description>Si, la sintesi è certamente azzeccata. Ferrara è questo. 
C'è soprattutto la nebbia. Con il suo sentimento di spaesamento e nascondimento. 
La malinconia di un vecchio stato, il periode del Rinascimento, a cui ancora la città è attaccata, come ad un cordone ombelicale.
Ma non solo Ferrara è attaccata al Rinascimento, un po' tutta l'Italia, poichè in quel periodo l'Italia era certamente un faro... Gaber che canta "Io non mi sento italiano" sbatte in faccia il Rinascimento a chi stereotipa l'Italia e la sua cultura.

Ferrara oggi è questo, dicevo. E'questo soprattutto nell'intimo.

Ma è anche altro.
C'è la crescita della cerchia urbana, una marea di case e appartamenti, le famiglie che cambiano.
C'è la città bella. La città dormitorio per chi a Ferrara torna solo dopo aver lavorato altrove.
C'è l'immigrazione europea e extraeuropea, che certamente pone nuovi modi di confronto e convivenza. E qui, secondo voi come sta andando? Avetela percezione del fenomeno?
C'è la terra, tanta campagna, oggi molto diversa dalla campagna di un tempo e dalle sue abitudini, eppure per quanto città, quando i campi vengono concimati l'odore del letame si sente anche di fronte al Duomo.
C'è una intera zona, il polo chimico, l'inceneritore, la futura turbogas che mandano su tutte le furie parte della cittadinanza. Eppure la politica di investimenti non cambia.
Ci sono i parchi nuovi, come il Bassani, le piste ciclabili, il destra po, e l'immagine di una città tutta natura e rispettosa dell'ambiente.
Ci sono i grandi eventi culturali, in cui si investono molti denari, per pochi, forse...
Ci sono pochi soldi, pochi luoghi e poco stimolo per la musica, l'arte, il pensiero, il cinema.
Insomma, secondo me, c'è tanto su cui riflettere, che dovrenmmo provare piano piano a rendere più esplicito.
Come dice Francesco Ferrara pare immobile. Forse è vero. Chissà.
Secondo me pulsa. Mi piacerebbe pullulasse. Mettesse in circolo più energia.
Fala zirar!!!!....

Ma forse siamo ferraresi, e nel nostro dna, l'energia circola ma non esonda...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, la sintesi è certamente azzeccata. Ferrara è questo.<br />
C&#8217;è soprattutto la nebbia. Con il suo sentimento di spaesamento e nascondimento.<br />
La malinconia di un vecchio stato, il periode del Rinascimento, a cui ancora la città è attaccata, come ad un cordone ombelicale.<br />
Ma non solo Ferrara è attaccata al Rinascimento, un po&#8217; tutta l&#8217;Italia, poichè in quel periodo l&#8217;Italia era certamente un faro&#8230; Gaber che canta &#8220;Io non mi sento italiano&#8221; sbatte in faccia il Rinascimento a chi stereotipa l&#8217;Italia e la sua cultura.</p>
<p>Ferrara oggi è questo, dicevo. E&#8217;questo soprattutto nell&#8217;intimo.</p>
<p>Ma è anche altro.<br />
C&#8217;è la crescita della cerchia urbana, una marea di case e appartamenti, le famiglie che cambiano.<br />
C&#8217;è la città bella. La città dormitorio per chi a Ferrara torna solo dopo aver lavorato altrove.<br />
C&#8217;è l&#8217;immigrazione europea e extraeuropea, che certamente pone nuovi modi di confronto e convivenza. E qui, secondo voi come sta andando? Avetela percezione del fenomeno?<br />
C&#8217;è la terra, tanta campagna, oggi molto diversa dalla campagna di un tempo e dalle sue abitudini, eppure per quanto città, quando i campi vengono concimati l&#8217;odore del letame si sente anche di fronte al Duomo.<br />
C&#8217;è una intera zona, il polo chimico, l&#8217;inceneritore, la futura turbogas che mandano su tutte le furie parte della cittadinanza. Eppure la politica di investimenti non cambia.<br />
Ci sono i parchi nuovi, come il Bassani, le piste ciclabili, il destra po, e l&#8217;immagine di una città tutta natura e rispettosa dell&#8217;ambiente.<br />
Ci sono i grandi eventi culturali, in cui si investono molti denari, per pochi, forse&#8230;<br />
Ci sono pochi soldi, pochi luoghi e poco stimolo per la musica, l&#8217;arte, il pensiero, il cinema.<br />
Insomma, secondo me, c&#8217;è tanto su cui riflettere, che dovrenmmo provare piano piano a rendere più esplicito.<br />
Come dice Francesco Ferrara pare immobile. Forse è vero. Chissà.<br />
Secondo me pulsa. Mi piacerebbe pullulasse. Mettesse in circolo più energia.<br />
Fala zirar!!!!&#8230;.</p>
<p>Ma forse siamo ferraresi, e nel nostro dna, l&#8217;energia circola ma non esonda&#8230;</p>
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				</item>
	<item>
		<title>Di: Gemi</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1091</link>
		<author>Gemi</author>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 10:00:16 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1091</guid>
					<description>Proprio l'altro giorno ho incontrato per motivi di lavoro una guida turistica di Ferrara, una ragazza giovane, laureata in lettere proprio come molti di noi. Abbiamo parlato a ruota libera di Ferrara, del turismo, di come valorizzare i punti di forza della città, di come promuoverla in un contesto più ampio, della possibilità di organizzare incontri culturali un po' alternativi a quelli canonici, insomma...alla fine dell'incontro avevamo la gola secca e gli occhi che luccicavano per l'entusiasmo. Nell'arco di 45 minuti nemmeno una minuscola cellula del nostro corpo si è sentita "immobile" o paralizzata. Per citare il Beck c'erano sia la pulsazione (direi piuttosto accelerata) sia il pullulare di idee e di voglia di fare. La città ha tanto da dare , ma è come un busto senza gambe: servono le persone per farla  camminare. Tutti noi abbiamo impegni e risorse economiche limitate, ma credo che a paralizzarci e a non fare esondare la famosa energia siano spesso e soprattutto la rassegnazione e la comoda giustificazione del "cosa posso mai fare io piccolo e povero  ? " . Sono un po' stanca di lagnanze e di critiche rivolte a chi è al potere e  potrebbe fare , ma non fa. Anche noi possiamo fare tante cose nel nostro piccolo per questa città. Proviamo a rivolgere i riflettori verso di noi per una volta e a far confluire questa benedetta energia in qualcosa di più fattivo. Io nel mio piccolo ho iniziato a pensare ad un paio di idee e a prendere informazioni su come realizzarle. C'è tanto da fare però e più risorse si mettono in campo più aumentano le possibilità di successo. Chi ha voglia di provare a sporcarsi un po' le mani con il fare piuttosto che con il semplice criticare, lanci un segnale, metta sul piatto un'idea, una proposta, un piano di battaglia....qualsiasi cosa sarà benvenuta ! Io proverò a procedere comunque, ma sarebbe bello trovare qualche pellegrino lungo la strada .....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio l&#8217;altro giorno ho incontrato per motivi di lavoro una guida turistica di Ferrara, una ragazza giovane, laureata in lettere proprio come molti di noi. Abbiamo parlato a ruota libera di Ferrara, del turismo, di come valorizzare i punti di forza della città, di come promuoverla in un contesto più ampio, della possibilità di organizzare incontri culturali un po&#8217; alternativi a quelli canonici, insomma&#8230;alla fine dell&#8217;incontro avevamo la gola secca e gli occhi che luccicavano per l&#8217;entusiasmo. Nell&#8217;arco di 45 minuti nemmeno una minuscola cellula del nostro corpo si è sentita &#8220;immobile&#8221; o paralizzata. Per citare il Beck c&#8217;erano sia la pulsazione (direi piuttosto accelerata) sia il pullulare di idee e di voglia di fare. La città ha tanto da dare , ma è come un busto senza gambe: servono le persone per farla  camminare. Tutti noi abbiamo impegni e risorse economiche limitate, ma credo che a paralizzarci e a non fare esondare la famosa energia siano spesso e soprattutto la rassegnazione e la comoda giustificazione del &#8220;cosa posso mai fare io piccolo e povero  ? &#8221; . Sono un po&#8217; stanca di lagnanze e di critiche rivolte a chi è al potere e  potrebbe fare , ma non fa. Anche noi possiamo fare tante cose nel nostro piccolo per questa città. Proviamo a rivolgere i riflettori verso di noi per una volta e a far confluire questa benedetta energia in qualcosa di più fattivo. Io nel mio piccolo ho iniziato a pensare ad un paio di idee e a prendere informazioni su come realizzarle. C&#8217;è tanto da fare però e più risorse si mettono in campo più aumentano le possibilità di successo. Chi ha voglia di provare a sporcarsi un po&#8217; le mani con il fare piuttosto che con il semplice criticare, lanci un segnale, metta sul piatto un&#8217;idea, una proposta, un piano di battaglia&#8230;.qualsiasi cosa sarà benvenuta ! Io proverò a procedere comunque, ma sarebbe bello trovare qualche pellegrino lungo la strada &#8230;..</p>
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	<item>
		<title>Di: elena</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1094</link>
		<author>elena</author>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 16:43:56 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1094</guid>
					<description>Sono d’accordo con te sul fatto che il potenziale di Ferrara sia molto piú alto di quanto sia stato realmente realizzato finora. Non sono invece d’accordo sul fatto che l’entusiasmo di pochi possa smuovere le montagne. Ammiro la vostra fiducia _tua e della guida turistica_ e quella palpitazione che posso cogliere dalle tue parole, ma purtroppo non riesco a condividerla.
Molti gli ostacoli da superare e molte le difficoltá di base.
Innanzitutto ognuno di noi é talmente occupato a sopravvivere da non avere forse tempo né restanti energie per mettersi a fare realmente politica. Una cosa é interessarsi alle cose, altra é participare attivamente alle decisioni politiche che riguardano la propria cittá. Ci vogliono tempo, fondi, idee, ma soprattutto (parlando del nostro paese) ci vogliono intrallazzi. Purtroppo niente funziona piú per meritocrazia ma piuttosto per conoscenze e il motore che muove tutto non é la passione del singolo ma il denaro. 
Nessuno di noi ha abbastanza fondi da poterli investire in una serie di iniziative culturali di spessore. E che ce li ha normalmente non lo fa. Guarda il cinema italiano, per me di buona qualitá, ma agonizzante per mancanza di fondi. Pochi coloro che decidono di scommettere su un giovane regista, e di produrne un’opera. Su dieci giovani registi giovani bravi ce la fa uno e forse nemmeno quello. Ovviamente le banche non finanziano piú le idee da tempo immemore, quindi dimentichiamoci anche dei prestiti. E non voglio nemmeno affrontare il discorso teatro, tagliato fuori dai fondi pubblici, chiunque ci lavori per guadagnarsi di che vivere deve sempre trasmigrare ad altri campi quali quello _sottoculturale_ della televisione.
E comunque, in un sistema politico ammuffito come quello italiano (ne abbiamo giá parlato molte volte) dove circolano da decenni sempre le stesse facce e le stesse tematiche irrisolte, come possiamo pretendere che a livello regionale ( e consideriamo che, eccetto alcune poche regioni autonome, in generale le regioni italiane hanno ben poca autonomia amministrativa) o addirittura provinciale, locale, si possano risolvere problemi ormai incistiti con solamente alcune piccole iniziative? Dove sono i canali per fare sentire la propria voce? E soprattutto: verrebbe ascoltata? Abbiamo avuto epoche di lassismo e pigro disinteresse, e altre addirittura di vera e propria censura.
Un altro problema grande é la mentalitá del ferrarese medio. Una miscela esplosiva di mentalitá italiana e mentalitá provinciale. La pulsazione c’é ed é intensa, talvolta si sente e ci sommerge con tutta la sua forza . Ma ho la sensazione che sia e rimanga endogena. La nostra natura é indolente, tradizionalista, campanilista. L’apertura culturale necessita una apertura mentale che noi ferraresi non abbiamo veramente. L’artista, per esempio, nel nostro territorio é ancora guardato con diffidenza, come un nullafacente, come colui che non produce benefici di immediato usufrutto.  Siamo ancora timorosi di fronte a investimenti e iniziative innovative. So per certo che molti progetti culturali e turistici per la cittá sono stati bocciati sul nascere. Siamo ancora chiusi di fronte a ció che trascende le sicure tradizioni casalinghe. E siamo incerti e rigidi di fronte allo straniero, o anche solo di fronte a chi non condivide background culturale, religione, sessualitá. Non riusciamo a scrollarci di dosso il provincialismo e l’intolleranza di cui siamo impregnati.
Purtroppo io non sono un politico né so molto di politica e quindi purtroppo non ho soluzioni tra le mani, quello che so é che il mio entusiasmo é venuto meno negli anni. Abbiamo una terra ricca di passato, di cultura e di tradizioni, forse una delle piú ricche a livello mondiale, ma c’é poco futuro. Da quando vivo all’estero, in me si affianca a una talvolta lacerante nostalgia per la mia gente, la mia cittá, e il mio paese, anche un senso di disagio profondo per il mio paese, come di chi vedendo un quadro da vicino ne apprezza i dettagli e la singola pennellata, ma poi allontanandosi un po’ e guardandolo da lontano si accorge che il quadro d’insieme é tutt’altro che bello e gradevole. Tuttavia spero di avere torto e che l’entusiasmo delle persone come te possa far nascere piano piano i germogli di un nuovo modo di pensare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d’accordo con te sul fatto che il potenziale di Ferrara sia molto piú alto di quanto sia stato realmente realizzato finora. Non sono invece d’accordo sul fatto che l’entusiasmo di pochi possa smuovere le montagne. Ammiro la vostra fiducia _tua e della guida turistica_ e quella palpitazione che posso cogliere dalle tue parole, ma purtroppo non riesco a condividerla.<br />
Molti gli ostacoli da superare e molte le difficoltá di base.<br />
Innanzitutto ognuno di noi é talmente occupato a sopravvivere da non avere forse tempo né restanti energie per mettersi a fare realmente politica. Una cosa é interessarsi alle cose, altra é participare attivamente alle decisioni politiche che riguardano la propria cittá. Ci vogliono tempo, fondi, idee, ma soprattutto (parlando del nostro paese) ci vogliono intrallazzi. Purtroppo niente funziona piú per meritocrazia ma piuttosto per conoscenze e il motore che muove tutto non é la passione del singolo ma il denaro.<br />
Nessuno di noi ha abbastanza fondi da poterli investire in una serie di iniziative culturali di spessore. E che ce li ha normalmente non lo fa. Guarda il cinema italiano, per me di buona qualitá, ma agonizzante per mancanza di fondi. Pochi coloro che decidono di scommettere su un giovane regista, e di produrne un’opera. Su dieci giovani registi giovani bravi ce la fa uno e forse nemmeno quello. Ovviamente le banche non finanziano piú le idee da tempo immemore, quindi dimentichiamoci anche dei prestiti. E non voglio nemmeno affrontare il discorso teatro, tagliato fuori dai fondi pubblici, chiunque ci lavori per guadagnarsi di che vivere deve sempre trasmigrare ad altri campi quali quello _sottoculturale_ della televisione.<br />
E comunque, in un sistema politico ammuffito come quello italiano (ne abbiamo giá parlato molte volte) dove circolano da decenni sempre le stesse facce e le stesse tematiche irrisolte, come possiamo pretendere che a livello regionale ( e consideriamo che, eccetto alcune poche regioni autonome, in generale le regioni italiane hanno ben poca autonomia amministrativa) o addirittura provinciale, locale, si possano risolvere problemi ormai incistiti con solamente alcune piccole iniziative? Dove sono i canali per fare sentire la propria voce? E soprattutto: verrebbe ascoltata? Abbiamo avuto epoche di lassismo e pigro disinteresse, e altre addirittura di vera e propria censura.<br />
Un altro problema grande é la mentalitá del ferrarese medio. Una miscela esplosiva di mentalitá italiana e mentalitá provinciale. La pulsazione c’é ed é intensa, talvolta si sente e ci sommerge con tutta la sua forza . Ma ho la sensazione che sia e rimanga endogena. La nostra natura é indolente, tradizionalista, campanilista. L’apertura culturale necessita una apertura mentale che noi ferraresi non abbiamo veramente. L’artista, per esempio, nel nostro territorio é ancora guardato con diffidenza, come un nullafacente, come colui che non produce benefici di immediato usufrutto.  Siamo ancora timorosi di fronte a investimenti e iniziative innovative. So per certo che molti progetti culturali e turistici per la cittá sono stati bocciati sul nascere. Siamo ancora chiusi di fronte a ció che trascende le sicure tradizioni casalinghe. E siamo incerti e rigidi di fronte allo straniero, o anche solo di fronte a chi non condivide background culturale, religione, sessualitá. Non riusciamo a scrollarci di dosso il provincialismo e l’intolleranza di cui siamo impregnati.<br />
Purtroppo io non sono un politico né so molto di politica e quindi purtroppo non ho soluzioni tra le mani, quello che so é che il mio entusiasmo é venuto meno negli anni. Abbiamo una terra ricca di passato, di cultura e di tradizioni, forse una delle piú ricche a livello mondiale, ma c’é poco futuro. Da quando vivo all’estero, in me si affianca a una talvolta lacerante nostalgia per la mia gente, la mia cittá, e il mio paese, anche un senso di disagio profondo per il mio paese, come di chi vedendo un quadro da vicino ne apprezza i dettagli e la singola pennellata, ma poi allontanandosi un po’ e guardandolo da lontano si accorge che il quadro d’insieme é tutt’altro che bello e gradevole. Tuttavia spero di avere torto e che l’entusiasmo delle persone come te possa far nascere piano piano i germogli di un nuovo modo di pensare.</p>
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				</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1095</link>
		<author>diego</author>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 11:56:08 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1095</guid>
					<description>Bè Gemi sono d'accordo con te...criticare in continuazione ed aspettare che la soluzione piova dal cielo come se fosse divina ma pare, oltre a poco costruttivo, piuttosto comodo. L'azione manca, allora non facciamola mancare...non ti piace una cosa, fallo sentire...insomma siamo noi la nuova generazione, siamo noi a dover muovere le acque...se aspettiamo che lo faccia qualcunaltro per noi stiamo freschi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bè Gemi sono d&#8217;accordo con te&#8230;criticare in continuazione ed aspettare che la soluzione piova dal cielo come se fosse divina ma pare, oltre a poco costruttivo, piuttosto comodo. L&#8217;azione manca, allora non facciamola mancare&#8230;non ti piace una cosa, fallo sentire&#8230;insomma siamo noi la nuova generazione, siamo noi a dover muovere le acque&#8230;se aspettiamo che lo faccia qualcunaltro per noi stiamo freschi&#8230;</p>
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				</item>
	<item>
		<title>Di: Gemi</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1096</link>
		<author>Gemi</author>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 17:44:04 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1096</guid>
					<description>Guarda Elena, devo purtroppo condividere gran parte delle critiche che hai sollevato a proposito della natura intrinseca dell'animale ferrarese, specialmente se ad essa si aggiunge l'aggravante politica. Resto tuttavia convinta, forse ingenuamente, che il cambiamento non sia una prerogativa dei "grandi" della terra. Certo nessuno di noi ha mezzi e strumenti per muovere le montagne, ma ci sono tante altre forme di altura, magari più modeste e meno altisonanti, che sarebbero assolutamente alla portata di tanti trentenni simili a noi. Tutte le cose però richiedono sacrificio, impegno e magari una buona dose di rinunce e allora diventa forse più semplice passare la palla a chi ha i soldi, a chi è potente e a chi è immanicato. Anche a me piace pensare in grande, ma quella non è l'unica forma di pensiero esistente. Anche dalle cose piccole possono derivare occasioni, stimoli, idee, nuove possibilità. Mi scontro tutti i giorni con i muri della burocrazia e della politica inerte, al punto da non stupirmene più. Quello a cui faccio invece più fatica ad abituarmi è la rassegnazione della mia stessa generazione, i muri che vedo ogni volta che qualcuno getta un sasso nel lago e che senza falsi alibi anch'io a mia volta spesso contribuisco ad innalzare. Qualcuno una volta disse che quello che conta è il viaggio e non la destinazione finale. Provarci insomma, anche senza avere la certezza di riuscire. E' un pensiero a cui ho sempre creduto e a cui ho spesso cercato di ispirarmi. Magari però è una grossa cavolta e avete ragione voi. Se non abbiamo soldi e potere e sappiamo già che non riusciremo ad arrivare a Roma...che senso ha incamminarsi comunque ? Sarà che subisco ancora ingenuamente il fascino dei piccoli borghi di provincia....ma io quel viaggio avrei ancora voglia di farlo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda Elena, devo purtroppo condividere gran parte delle critiche che hai sollevato a proposito della natura intrinseca dell&#8217;animale ferrarese, specialmente se ad essa si aggiunge l&#8217;aggravante politica. Resto tuttavia convinta, forse ingenuamente, che il cambiamento non sia una prerogativa dei &#8220;grandi&#8221; della terra. Certo nessuno di noi ha mezzi e strumenti per muovere le montagne, ma ci sono tante altre forme di altura, magari più modeste e meno altisonanti, che sarebbero assolutamente alla portata di tanti trentenni simili a noi. Tutte le cose però richiedono sacrificio, impegno e magari una buona dose di rinunce e allora diventa forse più semplice passare la palla a chi ha i soldi, a chi è potente e a chi è immanicato. Anche a me piace pensare in grande, ma quella non è l&#8217;unica forma di pensiero esistente. Anche dalle cose piccole possono derivare occasioni, stimoli, idee, nuove possibilità. Mi scontro tutti i giorni con i muri della burocrazia e della politica inerte, al punto da non stupirmene più. Quello a cui faccio invece più fatica ad abituarmi è la rassegnazione della mia stessa generazione, i muri che vedo ogni volta che qualcuno getta un sasso nel lago e che senza falsi alibi anch&#8217;io a mia volta spesso contribuisco ad innalzare. Qualcuno una volta disse che quello che conta è il viaggio e non la destinazione finale. Provarci insomma, anche senza avere la certezza di riuscire. E&#8217; un pensiero a cui ho sempre creduto e a cui ho spesso cercato di ispirarmi. Magari però è una grossa cavolta e avete ragione voi. Se non abbiamo soldi e potere e sappiamo già che non riusciremo ad arrivare a Roma&#8230;che senso ha incamminarsi comunque ? Sarà che subisco ancora ingenuamente il fascino dei piccoli borghi di provincia&#8230;.ma io quel viaggio avrei ancora voglia di farlo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: bek</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1097</link>
		<author>bek</author>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 20:56:07 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1097</guid>
					<description>Secondo me, ma forse mi sbaglio, dovremmo stare sul concreto.
Intanto capire che cosa va e cosa non va a Ferrara (se ci sono cose che vanno o non vanno, visto che potremmo essere benissimo immobili, come qualcuno ha scritto!). 
Ripeto che secondo me il brano citato da Elena appartiene più a una visione intima, all'immaginario su Ferrara, che peraltro intimamente condivido.
Che cosa è oggi Ferrara? Va bene così oppure no, cosa mantenere uguale e cosa migliorare, cosa funziona e cosa no. Intanto proviamo a definire questi aspetti e poi chiediamoci cosa possiamo fare per cambiarla.
Davvero sono molto curioso su come la pensiate sul lavoro, sullo sviluppo edilizio, l'ambiente, la cultura, ecc. più tutto ciò che vi viene in mente...
E' come se parlassimo anche di noi, e definissimo qualche intenzione di cambiamento che proponiamo - e magari perseguiremo -, dopo averlo reso evidente a tutti. Non bisogna che arriviamo per forza a scrivere un programma di 274 pagine come quello dell'Unione (ormai ex-programma ed ex-Unione), ma sarebbe bello mettere nero su bianco qualche punto da discutere...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me, ma forse mi sbaglio, dovremmo stare sul concreto.<br />
Intanto capire che cosa va e cosa non va a Ferrara (se ci sono cose che vanno o non vanno, visto che potremmo essere benissimo immobili, come qualcuno ha scritto!).<br />
Ripeto che secondo me il brano citato da Elena appartiene più a una visione intima, all&#8217;immaginario su Ferrara, che peraltro intimamente condivido.<br />
Che cosa è oggi Ferrara? Va bene così oppure no, cosa mantenere uguale e cosa migliorare, cosa funziona e cosa no. Intanto proviamo a definire questi aspetti e poi chiediamoci cosa possiamo fare per cambiarla.<br />
Davvero sono molto curioso su come la pensiate sul lavoro, sullo sviluppo edilizio, l&#8217;ambiente, la cultura, ecc. più tutto ciò che vi viene in mente&#8230;<br />
E&#8217; come se parlassimo anche di noi, e definissimo qualche intenzione di cambiamento che proponiamo - e magari perseguiremo -, dopo averlo reso evidente a tutti. Non bisogna che arriviamo per forza a scrivere un programma di 274 pagine come quello dell&#8217;Unione (ormai ex-programma ed ex-Unione), ma sarebbe bello mettere nero su bianco qualche punto da discutere&#8230;</p>
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				</item>
	<item>
		<title>Di: cipo</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1098</link>
		<author>cipo</author>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 09:39:57 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1098</guid>
					<description>Io onestamente non credo che Ferrara sia tanto diversa dalle altre città italiane. Forse non tanto diversa, come mentalità, anche dalle grandi città italiane.
Parlando dell'arte e della cultura nel nostro paese mi sono formato negli anni la convizione che l'immenso patrimonio artistico presente in Italia ha portato, paradossalmente, a due effetti negativi.
In primo luogo per anni molte città italiane non hanno investito molto per mantenere e recupare il proprio patrimonio. Non hanno neppure investito per pubblicizzarlo e per creare una serie di servizi necessari per un paese che vuole ospitare gente da tutto il mondo (a chi non è capitato di assistere a degli stranieri che chiedono informazioni alla biglietteria del treno con il bigliettaio che non capisce neppure una parola di inglese?).
Per anni mi sembra che si sia andati avanti con la convinzione di base che tanto i turisti nel nostro paese sarebbero comunque continuati a venire.
Il secondo effetto negativo che si è avuto è che la presenza di un patrimonio effettivamente unico al mondo non ha stimolato nessuno ad investire sull'arte contemporanea (inesa in senso lato). L'Italia negli anni è diventata il paese dell'arte che fù e non di certo dell'arte che è o che sarà.
In questo modo, a mio avviso, l'italia, e Ferrara pure, è rimasta indietro rispetto ad altri paesi che hanno saputo valorizzare ciò che già c'era e stimolare quello che ancora aveva da venire.
Per quanto riguarda quello che noi possiamo fare sono concorde nel dire che non si deve rinunciare a fare qualcosa solo perchè probabilmente non sposterà non una montagna, ma neppure il montagnone. Parlando sopratutto di iniziative culturali in fin dei conti le motivazioni devono essere trovate intimamente. Dobbiamo fare qualcosa per noi stessi non per gli altri. Poi se qualcun'altro si aggregherà tanto di guadagnato.
E' chiaro però che la tecnica per fare qualcosa non deve essere quella di muovere guerra all'immobilismo collettivo partendo subito con iniziative da sbarco in normandia. Bisogna iniziare a muovere i primi passi attraverso una silenziosa guerriglia urbana.
Scusate il paragone militare, ma rendeva l'idea.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io onestamente non credo che Ferrara sia tanto diversa dalle altre città italiane. Forse non tanto diversa, come mentalità, anche dalle grandi città italiane.<br />
Parlando dell&#8217;arte e della cultura nel nostro paese mi sono formato negli anni la convizione che l&#8217;immenso patrimonio artistico presente in Italia ha portato, paradossalmente, a due effetti negativi.<br />
In primo luogo per anni molte città italiane non hanno investito molto per mantenere e recupare il proprio patrimonio. Non hanno neppure investito per pubblicizzarlo e per creare una serie di servizi necessari per un paese che vuole ospitare gente da tutto il mondo (a chi non è capitato di assistere a degli stranieri che chiedono informazioni alla biglietteria del treno con il bigliettaio che non capisce neppure una parola di inglese?).<br />
Per anni mi sembra che si sia andati avanti con la convinzione di base che tanto i turisti nel nostro paese sarebbero comunque continuati a venire.<br />
Il secondo effetto negativo che si è avuto è che la presenza di un patrimonio effettivamente unico al mondo non ha stimolato nessuno ad investire sull&#8217;arte contemporanea (inesa in senso lato). L&#8217;Italia negli anni è diventata il paese dell&#8217;arte che fù e non di certo dell&#8217;arte che è o che sarà.<br />
In questo modo, a mio avviso, l&#8217;italia, e Ferrara pure, è rimasta indietro rispetto ad altri paesi che hanno saputo valorizzare ciò che già c&#8217;era e stimolare quello che ancora aveva da venire.<br />
Per quanto riguarda quello che noi possiamo fare sono concorde nel dire che non si deve rinunciare a fare qualcosa solo perchè probabilmente non sposterà non una montagna, ma neppure il montagnone. Parlando sopratutto di iniziative culturali in fin dei conti le motivazioni devono essere trovate intimamente. Dobbiamo fare qualcosa per noi stessi non per gli altri. Poi se qualcun&#8217;altro si aggregherà tanto di guadagnato.<br />
E&#8217; chiaro però che la tecnica per fare qualcosa non deve essere quella di muovere guerra all&#8217;immobilismo collettivo partendo subito con iniziative da sbarco in normandia. Bisogna iniziare a muovere i primi passi attraverso una silenziosa guerriglia urbana.<br />
Scusate il paragone militare, ma rendeva l&#8217;idea.</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: elena</title>
		<link>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1101</link>
		<author>elena</author>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 01:38:45 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilpentauro.org/libri/2008/01/18/ferrara-nellimmaginario-di-paolo-ciampi/#comment-1101</guid>
					<description>Beh, parlando in concreto di iniziative, le prime cose che mi vengono in mente sono ad esempio: 
- un'industrializzazione del territorio in equilibrio con la natura, quindi un intervento migliorativo delle strutture industriali giá esistenti e una progettazione responsabile delle nuove strutture, uniti a indagini costanti, trasparenti e capillari delle stesse. In modo da raggiungere un abbassamento dell'emissione di inquinanti nell'aria, nell'acqua e nel terreno. Nella speranza che da capitale dei tumori si trasformi in capitale dello sviluppo responsabile.
- l'utilizzo di bioenergia e l'avvio della raccolta differenziata, finora mai pubblicizzata né messa in atto dal Comune (chi di voi raccoglie vetro, carta, plastica e organico in 4 contenitori separati o ha visto i contenitori per la strada?)
- un miglioramento del sistema infrastrutturale e viario per mettere fine ai disagi legati alla mobilitá (ci sono strade della provincia ancora molto dissestate e pericolose; inoltre si parla di trasformare il raccordo autostradale per i lidi in autostrada a pagamento ma in compenso non di allargarlo e migliorarlo aggiungendo corsie e illuminazione)
- la creazione di piste ciclabili (perché sia davvero una "cittá delle biciclette")
- la concessione di contributi ai nuovi progetti aziendali per la riqualificazione e lo sviluppo delle imprese commerciali e per ridare un po' di respiro all'economia.
- il riappalto e il reimpiego del palazzo degli Specchi
- un rinnovamento delle strutture sanitarie, attraverso l'impiego di personale qualificato e nuovi macchinari.
- la creazione di spazi culturali giovanili non necessariamente legati solo ed esclusivamente al palio e ai buskers, ai buskers e al palio
- la rivalorizzazione degli antichi cinema cittadini, patrimonio storico della cittá, un peccato perderli per sempre
- progetti per l'integrazione dello straniero: corsi gratuiti di italiano per stranieri, di informatica, di inglese e di abilitá professionali.
- la concessione di spazi anche a correnti artistiche alternative, in tutti gli ambiti
- la creazione di circuiti turistici alternativi che ripercorrano le radici della storia della cittá
- Il dare esempi di civismo, tolleranza, onestá, quotidianamente, anche nelle piccole cose e cercare di trasmetterli ai propri figli come alcuni dei valori piú preziosi. La scuola non potrá nulla se le famiglie per prime non dedicano tempo ai propri figli.
.......
Azz, sembra la brutta copia di un manifesto politico. Credo che sarei una pessima politica. 
Vorrei aver fatto di piú per la mia cittá. Personalmente penso di aver contribuito, e nemmeno sempre, solo a quell'ultimo punto, ma purtroppo non ho ancora avuto figli a cui trasmettere i miei principi. E voi?
Di idee ce ne sono tante tantissime altre, certo. Ed é vero che le motivazioni devono essere trovate intimamente e che si inizia smuovendo il granello di sabbia molto prima di smuovere le montagne. In spagnolo c'é un detto: "Muchos pocos hacen un mucho", nulla di piú vero. Purtroppo peró se le idee del singolo non trovano poco a poco un diretto riscontro nella societá in cui si vive e nelle persone prescelte a rappresentarci...beh...allora idee, ideali, iniziative e compagnia bella finiscono per infrangersi miseramente sullo scoglio dell'impotenza e del fallimento. Chi vuole tentare tenti. E che il cielo, la fortuna (o qualunque altra entitá) lo assistano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, parlando in concreto di iniziative, le prime cose che mi vengono in mente sono ad esempio:<br />
- un&#8217;industrializzazione del territorio in equilibrio con la natura, quindi un intervento migliorativo delle strutture industriali giá esistenti e una progettazione responsabile delle nuove strutture, uniti a indagini costanti, trasparenti e capillari delle stesse. In modo da raggiungere un abbassamento dell&#8217;emissione di inquinanti nell&#8217;aria, nell&#8217;acqua e nel terreno. Nella speranza che da capitale dei tumori si trasformi in capitale dello sviluppo responsabile.<br />
- l&#8217;utilizzo di bioenergia e l&#8217;avvio della raccolta differenziata, finora mai pubblicizzata né messa in atto dal Comune (chi di voi raccoglie vetro, carta, plastica e organico in 4 contenitori separati o ha visto i contenitori per la strada?)<br />
- un miglioramento del sistema infrastrutturale e viario per mettere fine ai disagi legati alla mobilitá (ci sono strade della provincia ancora molto dissestate e pericolose; inoltre si parla di trasformare il raccordo autostradale per i lidi in autostrada a pagamento ma in compenso non di allargarlo e migliorarlo aggiungendo corsie e illuminazione)<br />
- la creazione di piste ciclabili (perché sia davvero una &#8220;cittá delle biciclette&#8221;)<br />
- la concessione di contributi ai nuovi progetti aziendali per la riqualificazione e lo sviluppo delle imprese commerciali e per ridare un po&#8217; di respiro all&#8217;economia.<br />
- il riappalto e il reimpiego del palazzo degli Specchi<br />
- un rinnovamento delle strutture sanitarie, attraverso l&#8217;impiego di personale qualificato e nuovi macchinari.<br />
- la creazione di spazi culturali giovanili non necessariamente legati solo ed esclusivamente al palio e ai buskers, ai buskers e al palio<br />
- la rivalorizzazione degli antichi cinema cittadini, patrimonio storico della cittá, un peccato perderli per sempre<br />
- progetti per l&#8217;integrazione dello straniero: corsi gratuiti di italiano per stranieri, di informatica, di inglese e di abilitá professionali.<br />
- la concessione di spazi anche a correnti artistiche alternative, in tutti gli ambiti<br />
- la creazione di circuiti turistici alternativi che ripercorrano le radici della storia della cittá<br />
- Il dare esempi di civismo, tolleranza, onestá, quotidianamente, anche nelle piccole cose e cercare di trasmetterli ai propri figli come alcuni dei valori piú preziosi. La scuola non potrá nulla se le famiglie per prime non dedicano tempo ai propri figli.<br />
&#8230;&#8230;.<br />
Azz, sembra la brutta copia di un manifesto politico. Credo che sarei una pessima politica.<br />
Vorrei aver fatto di piú per la mia cittá. Personalmente penso di aver contribuito, e nemmeno sempre, solo a quell&#8217;ultimo punto, ma purtroppo non ho ancora avuto figli a cui trasmettere i miei principi. E voi?<br />
Di idee ce ne sono tante tantissime altre, certo. Ed é vero che le motivazioni devono essere trovate intimamente e che si inizia smuovendo il granello di sabbia molto prima di smuovere le montagne. In spagnolo c&#8217;é un detto: &#8220;Muchos pocos hacen un mucho&#8221;, nulla di piú vero. Purtroppo peró se le idee del singolo non trovano poco a poco un diretto riscontro nella societá in cui si vive e nelle persone prescelte a rappresentarci&#8230;beh&#8230;allora idee, ideali, iniziative e compagnia bella finiscono per infrangersi miseramente sullo scoglio dell&#8217;impotenza e del fallimento. Chi vuole tentare tenti. E che il cielo, la fortuna (o qualunque altra entitá) lo assistano.</p>
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