La città che dorme

22 01 2008

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» La città che dorme di Riccardo Corazza (scarica in pdf)

Sarà perché non riesco più a dormire con la facilità di un tempo, ma ultimamente è anche troppo facile ritrovarmi per le strade della città ad orari insoliti. Le quattro, le cinque della mattina. Spesso vado a piedi, la zona dove abito è abbastanza tranquilla da consentirmelo, ma ancora più spesso, quando ho bisogno di sensazioni dimenticate, procedo per le vie secondarie con la mia vecchia macchina. Inevitabilmente mi fa sentire più giovane, un irresponsabile adolescente. Una decina di anni or sono, pochi mesi dopo avere superato l’esame di guida, trascorrevo molte serate sgommando come un disperato per le strade del mio paese, strade asfaltate male, sterrate, tipiche della provincia dimenticata da Dio nella quale sono cresciuto. In città, invece, soltanto qualche buca qua e là, di quelle che fanno regolarmente inveire contro l’amministrazione comunale, asfalto nuovo e insegne al neon. Cinema sconosciuti, bar minuscoli e molti ragazzi, spesso studenti universitari di via Zamboni, che rientrano nei loro appartamenti multipli lontani dal centro. Fatto sta che, volente o nolente, faccio parte anch’io di questa comunità notturna. Non so, ho sempre avuto la sensazione che soprattutto in una città come la nostra il sapore più vero, più aspro della convivenza venisse fuori quando la maggior parte della gente è a letto, avvolta nelle lenzuola, magari a sfogliare le pagine del Libro del Mese, oppure, più facilmente, ad addormentarsi come sassi in piena pace con sé stessi. Magari sbaglierò, ma credo che la notte liberi, schiarisca, faccia luce, anziché immergere tutto nell’oscurità. Faccia affiorare la parte più vera della vita delle persone, le lasci a contatto con la propria metà oscura, quella che durante la giornata laboriosa e operosa si è soffocata. E soprattutto qui, qui da noi.

Bologna. Non so a che età le strade di questa strana, bizzarra accozzaglia di antico e moderno, di intimismo e di vitalità, abbiano iniziato a parlarmi la lingua della magia notturna, quella che soltanto qui, forse, è possibile apprezzare per intero. Ma so che non hanno ancora smesso. Probabilmente sarà stato durante una delle mie prime serate in discoteca, sui sedici o diciassette anni, ma è comunque un fatto che quello che è possibile attingere qui, in queste ore, anche procedendo in terza con il motore imballato per i semafori lampeggianti dei viali, è qualcosa di inestimabile. Per me, poi, cresciuto a cavallo di due provincie così diverse come Bologna e Ferrara, i sentimenti sono, se possibile, ancora più intensi.
Certe città hanno la caratteristica di accoglierti a braccia aperte, e non tanto per la gente o per qualcosa in particolare, ma per il clima che ci si respira. Bologna fra queste è forse la più disposta a cederti la sua fiducia incondizionata. E il beneficio, strano a dirsi, dura per sempre.

In alcune giornate, con il sole ancora alto, mi capita di pensare che forse non ho nessuna voglia di imbucarmi un’altra volta in una cena e in un dopocena al pub con i miei amici, ma poi va a finire che esco ugualmente, e non certo perché abbia paura della solitudine, perché la tema, è soltanto che questa città ha la caratteristica di attirarti fuori, per le strade, con la potenza di un magnete. A volte la guardo, dalla finestra del mio appartamento, e ho sempre l’impressione di perdere qualcosa di considerevolmente interessante, e anche se magari la maggior parte delle serate le trascorri fissando la solita lente della solita birra media in locali fumosi, interrogandoti fuori orario sulle questioni esistenziali più profonde, non hai mai la sensazione di sprecare il tuo tempo.
A Ferrara, ad esempio, è molto diverso. Quando sei in un pub della città estense non hai mai l’impressione di trovarti al centro della funzione normale e imprescindibile della serata, sembra sempre il passatempo elevato di un ceto scelto cresciuto a forza di Country Club e partite di golf. Non dico che a Bologna tutti si presentino nei locali con pantaloncini corti e magliette dalle stampe improponibili, è soltanto l’approccio a essere differente.

Si imparano molte cose nel tempo che si trascorre sulle strade. È quel tipo di scuola che noi, in fondo cittadini di paese, non abbiamo mai frequentato direttamente, quella scuola che impartisce le sue lezioni in maniera pratica e spietata. Si accumula consapevolezza, ad esempio, cosa che purtroppo fa approdare al cinismo costitutivo tipico dell’età adulta. Ma ti insegna anche ad apprezzare le emozioni più vere, quelle che per forza di cose non ti riesci a spiegare completamente, ti impone il contatto diretto con gli altri, che a volte può essere frustrante, ma spesso illuminante. Inoltre, qui da noi, puoi avere l’inestimabile opportunità di affezionarti ad uno dei 150 (o poco più) tipici pub bolognesi, tanto da trasformarlo in una seconda casa, sullo scenario dei discorsi più oziosi o più condizionati dall’alcol che tu abbia mai sostenuto. C’è una grazia scabra, in questa città alla notte, che si stia passeggiando sotto i portici in via Indipendenza o che ci si ritrovi nei quartieri più lontani dal centro, quelli che assomigliano a piccoli paesi, una grazia che sorprende chi arriva qui per la prima volta. “Sai che Bologna è davvero una bella città? Non credevo” ti dicono, sinceramente sorpresi. E noi, che lo sappiamo benissimo, cerchiamo di dissimulare, di sminuire in ogni modo. Ma non ci riesce molte bene.
Comunque, anche per questa sera la città non delude, regala esattamente quello che ci si aspetta da lei. E non è poco. Lo confesso, ho visto decine e decine di città nella loro versione notturna, per un certo periodo della mia vita addirittura sceglievo una meta a caso nella mattinata o nel tardo pomeriggio e poi mi mettevo in strada, macchina in spalla, ma della confidenza, della familiarità che si prova nella Città delle Due Torri non ho ancora trovato l’uguale. Sarà per il clima, che ne so io, sarà per le vicine colline. Fatto sta che la città sogghigna rumorosamente di questa sua patina di mistero, come una bella donna; Soprattutto perché sa che per quanto potremo interrogarci – a volte anche disperatamente – non riusciremo mai a scoprirne il motivo. Forse perché i motivi sono tanti. Ma soprattutto a causa della nostra infinita modestia, credo, come esseri umani.

Una delle cose più piacevoli dell’abitare in città è la possibilità di mediare tra la voglia di autonomia, la necessità dei propri spazi di solitudine, e lo scambio con gli altri, l’esigenza del confronto, di opinioni, di brandelli di vita, con l’illusione della cresci-ta…Poi magari ci si guarda indietro e si capisce che ci si lega agli altri anche per questo, e che forse ne è valsa la pena, che è servito a qualcosa. Quello che voglio dire è che la città, come noi, dopo tutti questi anni si è smembrata e ci è entrata dentro, si è mescolata ai nostri giorni migliori e ci ha accompagnato, ci ha scortato fino a qui. Fino a queste strade, sempre le stesse ma sempre diverse, fino ai discorsi di sempre su autobus ultramoderni ma comunque traboccanti d’inverno, a queste stelle che si indovinano comunque, fuori dal lastricato dei tetti. Tutto cambia e tutto resta fermo, insomma, anche se ognuno di noi conserva la memoria di un’età diversa, più libera. Che è esistita, è sicuro, ma esclusivamente dentro di noi, nei nostri orari più elastici, nel nostro tempo libero più pieno, nelle nostre grida più corpose. Lo sappiamo tutti, anche se è un fatto, ci sono momenti che si sono scolpiti non nella nostra memoria ma sulle retine degli occhi, e anche adesso, ora che sta per sorgere di nuovo il sole, è sufficiente chiudere le palpebre per avere di nuovo sedici anni e sognare tutto diverso. E la città con noi, la città che ci ha assecondato e nello stesso tempo ci è cresciuta attorno.

Io, però, lo ammetto, preferisco sempre ricordarla per come era. Da giovane.

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16 repliche a “La città che dorme”

23 01 2008
elena (00:54:27) :

é vero, Riccardo, la notte ammanta le cittá, le persone e le cose e allo stesso tempo le scopre, lasciandole nude. É momento di veritá e di scoperte, di sinceritá e di intuizioni. Di notte, quando tutto é pace, prendono forma le idee piú geniali, i gesti piú audaci, le riflessioni piú profonde. Molte le poesie e le canzoni dedicate alla Signora maestosa e oscura. Anch’io mi riconosco in molte delle sensazioni da te descritte. Come te ho amato e amo vagabondaggi notturni e serate in locali fumosi. Ho sognato di essere un gatto e camminare di tetto in tetto con passo felpato. Il tempo ogni volta mi é scivolato tra le mani senza che me ne accorgessi. Durante l’universitá studiavo fino alle 4 di notte e poi dormivo di giorno. Nelle notti d’estate ho conosciuto i personaggi piú freaky ma anche le persone piú autentiche. I viaggi di notte in treno, in aereo, in nave, in macchina sono stati tutta una scoperta. Ancora adoro passare notti intere a esaminare le costellazioni e ad ascoltare il rumore del mare o a farci il bagno, a chiacchierare intorno a un faló, a raccontare barzellette e a ridere con amici, a fare l’amore, a camminare, a ascoltare musica, a guidare per ore, a scrivere, a osservare la cittá e ad ascoltarne il silenzio. E nulla é piú palpitante di quelle luci accese nelle case.. ogni finestra é una storia vissuta, una vicenda umana, e un trampolino sull’ agitato mare dell’immaginazione.

23 01 2008
diego (09:19:14) :

Mi fai tornare in mente le prime uscite in auto da solo di notte…ormai è passato un decennio, percorrevo sempre una strada, che per me sembrava portare lontano (in realtà arriva a Migliarino) con la radio a palla per non sentire il rumore assordante della notte…in un paesino come il mio si ha spesso il sogno di fuggire verso qualcosa di più grande, cosa che poi ho fatto. E forse proprio di notte, o meglio di notte, ti accorgi di quanto ti sia entrato dentro…di quanto ogni angolo ti risvegli dei ricordi, e ti ritrovi a pensare com’era diversa quando tu battevi quelle strade,con la tua bicicletta, pensando di esserne il re. Delle bravate di notte con gli amici, delle prime feste nel bar…qualcuno ha delle foto nella quali il mio ciuffo sembra sfiorare il muro…sai credo che la notte, grazie all’oscurità, ti faccia sentire più a tuo agio e ti faccia tirare fuori il lato più vero di te….

23 01 2008
Beno (15:49:51) :

Se non riuscite a dormire la notte, vi posso dare mia figlia durante il giorno, e vi assicuro che verso le 22.00 vi addormenterete come non mai.

24 01 2008
Marivo (12:35:27) :

Io più che la notte ho impressa la mattina presto, oddio forse si considera ancora notte, dico verso le 4, 4 e mezza, 5, quando lavoravo alla coop il turno delle 5 era una prova più psichica che non fisica, ricordo che passavo davanti alla stazione poi verso il palasport, e vedevo le prostitute che staccavano e con le loro cose si incamminavano in direzione opposta alla mia, verso la stazione, per raggiungere poi chissà, Padova Bologna, il loro viaggio attraverso la notte, io cominciavo il lavoro, loro finivano, c era un legame che mi dava da pensare, i ritmi scanditi dal lavoro, milioni di uomini e donne trasportati a certi orari verso certi posti, poi indietro, sempre in coda nel traffico di gente sconosciuta ed uguale, le strade deserte i semafori che lampeggiano, la sensazione di essere l ultimo sulla terra e poi quella invece opposta e contraria di far parte del mondo degli uomini.

24 01 2008
riccardo corazza (13:05:20) :

…..terribilmente vera, quest’ultima, Mari….solutari e affratellati allo stesso tempo…mi fa venire in mente una cosa, non so se conoscete Guido Morselli….è uno dei miei idoli letterari…di come a volte l’amore estremo porta a gesti estremi…nel suo ultimo romanzo, Dissipatio H.G., dove “H.G.” sta per “humani generis”, racconta di un uomo che si sveglia e scopre di essere rimasto da solo, unico abitante del “mondo”, tutti gli altri sono “spariti”….io credo che siamo tutti ugualmente legati, e affini, in questa ricerca…e la notte scopre i fili della rappresentazione…è questo il suo bello….

24 01 2008
Cicciu (13:56:13) :

Io mi sveglio a mezzogiorno in vece.

24 01 2008
cipo (15:03:25) :

Rik il tuo racconto mi ha fatto tornare in mente diversi ricordi legati alla notte.
Ma più di tutti ho in mente le notti passate in camera mia a leggere o a disegnare o a fare le attività più diverse nel silenzio della casa che dorme.
Non so perchè, ma anche se a casa dei miei genitori io e mio fratello abbiamo le camere all’ultimo piano e pertanto siamo abbastanza isolati dalla casa, la notte era per me il momento migliore per poter fare qualunque cosa.
Certe notti mi ritrovavo alle 3 o alle quattro ancora assorto nella lettura di un libro o seduto alla scrivania a fare…non so cosa, ma comunque sveglio a godermi il silenzio. Forse è proprio la consapevolezza che la gran parte della gente sta dormendo che ci fa sentire così bene e a proprio agio la notte.
Ed è per questo che nelle (solo) due settimane in cui ho lavorato alla Coop in compagnia di Marivo mi sono sorpreso a pensare a quanta gente in piccole comunità è sveglia e sta pure lavorando.
Prima era diverso. Prima era il mio amico che la notte si svegliava per lavorare. Non so forse è difficile da spiegare ed io non sono particolarmente bravo.
La stessa cosa la stò provando ora nelle notti in cui accompagno Gimmi in guardia medica.
Quando sei in quella stanza e suona il telefono, ti alzi, prendi la macchina e vai a casa della gente (io per la verità sono rimasto sempre fuori). E tutte le volte provo una strana sensazione, quasi sorpresa, a pensare che il mondo esiste anche la notte, oltre me che sono sveglio, che c’è gente che lavora, che c’è gente che si sente male e che c’è gente che, come la notte di natale, quando la incroci ti fa gli auguri.
Forse la notte è uno dei pochi momenti in cui possiamo godere della compagnia di noi stessi.

24 01 2008
riccardo corazza (15:23:43) :

…cipo, mi hai fatto riaffacciare Ungaretti, inspiegabilmente…bellissimo post….e anche un altro verso di un poeta caro anche al Nostro Sommo, Camillo Sbarbaro…”nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso”…forse c’entra qualcosa, che dite pentauriani?….

24 01 2008
Simona M. (16:01:35) :

Io sono stata un’animale notturno tutte le volte che ho potuto, ossia quando per una qualche ragione potevo non tornare a casa dai miei, soprattutto in vacanza o quando andavo a dormire dalle amiche.
Finalmente la mia metà oscura, come dice Riccardo, poteva avere la possibilità di uscire allo scoperto, quanti incontri allucinanti o silenzi assordanti mi vengono in mente, dai lidi alla Spagna, da Bologna a Londra. Una volta ho persino conosciuto un ragazzo che si divideva fra il mestiere di pizzaiolo e quello di travestito marchettaro, in una notte mi ha raccontato la sua sconvolgente (almeno per me cresciuta in un paesino di 150 anime) vita…sono sicura che di giorno non mi sarebbe mai successo.
Leggendo il commento di Diego, cresciuto a pochi kilometri da casa mia, mi sono venute in mente anche le scalmanate corse in Ciao (ve lo ricordate?) o in bicicletta per stradine improponibili dove però tu eri il Re o la Regina…bei tempi…

24 01 2008
Simona M. (16:45:57) :

A questo proposito vi segnalo una mostra fotografica di Guido Fabrizi dal titolo “Le anime underground della metropolitana” visionabile nel sito di Repubblica. In quei volti si possono leggere svariati pensieri e ognuno di noi può cercare di interpretarli come vuole…
Si potrebbe fare una cosa simile in stazione qua a Ferrara di sera, io lancio la proposta, ma sola non ci vado, in certi luoghi e per una donna, la notte può non essere amica…purtroppo!

24 01 2008
Silvia (18:12:51) :

Personalmente, quando mi trovo in situazioni imbarazzanti, ho la terribile e irrefrenabile reazione di arrossire spaventosamente, palesando indiscutibilmente il mio stato di profonda agitazione… la notte mi fa sentire più sicura, il rossore di notte non si vede… e poi c’è il fatto che la notte rappresenta la “fine” della giornata. Spesso ho l’illusione che qualsiasi cosa io abbia combinato durante il giorno (o durante la notte), lo si possa considerare ormai nell’ambito di un tempo passato, già un “ieri”. Sapere che si sta vivendo un’esperienza che ha una durata temporale definita, permette di affrontare con più serenità l’esperienza stessa ed il “domani”, e quindi di migliorarne la gestione…
Di notte tento di afferrare gli ultimi istanti e di tenere vivi i ricordi della giornata appena trascorsa, quelli davvero significativi per la mia vita, istanti che parlano di amicizia e di affetti profondi…

24 01 2008
Bek (21:08:30) :

mi capita spesso di svegliarmi la notte, nel sonno, volontariamente.
a un certo punto voglio svegliarmi e effettivamente mi sveglio.
in quel momento sento il silenzio, con tutta la sua estensione.
la notte è l’ultimo custode del silenzio.
sono brevi attimi perchè poi mi riaddormento, ma non me li lascio scappare.

25 01 2008
Alexa (12:29:00) :

Rik, leggendoti mi hai indotta a provare le belle emozioni che provo di notte quando sono immersa a studiare sui libri di storia graca-romana oppure vengo catturata dalle pagine dei tanti romanzi che, ora dopo ora, diventano amanti perfetti di notti insonni…..La notte ha quel qual cosa di unico e di magico….Ho la fortuna di abitare a ridosso di immensi campi di frutteti e qui, nelle sere d’estate, ho il privilegio di camminare scalza, bagnata dalla prima rugiada della sera e di scorgere, tra i fili d’ erba, il luccichio di qualche lucciola….Tutto questo, sovrastato da un immenso cielo stellato dove Orione primeggia tra tutte le altre costellazioni….qui e solo qui riesco a ritrovare me stessa e quella parte di intimità interiore che difficilmente trovo durante il giorno…

28 01 2008
Maruska (12:33:53) :

Caro Rik,
per me la notte purtroppo assomiglia più ad un incubo che ad sogno…
aspetto le prime luci dell’alba per sentirmi libera da quella prigionia, che inevitabilmente ritorna appena giunta a “casa”…
probabilmente il tuo amico Marivo qualche volta mi ha incrociata, forse con un pò di compassione il suo sguardo si è posato su di me…
Io che per buona parte della notte ho sperato di essere sola…ma che non ci sono riuscita, costretta dalla paura …. la paura che mi coglie anche ogni volta che vedo due luci che si avvicinano lentamente…
Non è sempre stato così….io ricordo un gigantesco cielo stellato sopra di me che mi faceva sperare nel futuro…ora invece quel manto bruno copre solamente la mia sofferenza e la mia vergogna…

29 01 2008
enrico (22:46:47) :

mando un abbraccio virtuale ma sopratutto spirituale all’autore di questo topic.. ovvero il buon vecchio corazza.. che dire…?
Non smetto mai di stupirmi dell’intrinseca fratellanza che esiste fra gli esseri umani.. non so quante volte sono rimasto di stucco davanti alle pagine di un libro, o davanti alle parole di qualcuno, nello scoprire che quei momenti così profondamente intimi, quelle notti in cui esisti soltanto tu e il mondo, sono in realtà condivisi da milioni di persone. Proprio quando credi di essere in assoluta solitudine stai in realtà provando ciò che migliaia, milioni, di esseri umani prima di te e contemporanemante a te hanno provato. Forse mi stupisco per poco ma la trovo una cosa straordinaria.
Leggere questo topic era per certi versi come guardarsi allo specchio, rivedendo tutte quelle notti in cui vagabondavo con la mia vecchia peugeout, magari diretto verso il mare durante l’inverno, oppure semplicemente scegliendo le strade a caso per poi diventare matto a rotrovare la strada di casa. Ricordo la macchina ferma vicino ai binari, le stelle, la sigaretta e i treni merci arruginiti, come un paesino da film americano trapiantato nella mia città.
Ricordo poco tempo fa quando i miei sono andati via qualche giorno e io sono rimasto a camminare per il centro con l’ipod nelle orecchie per tutta la notte, incontrando un paio di studenti con i quali ho parlato per due ore mangiando insieme le pizzette di perdonati. Cose piccole e grandi allo stesso tempo.
Il grande fascino della notte per me è che a differenza del giorno puoi plasmarla come vuoi, puoi farne ciò che vuoi in ogni momento, trasformarla in baldoria o in solitudine nell’arco di 5 minuti, sempre con la sensazione che non debba mai finire, come se le ore non avessero significato.
Grazie per i ricordi che mi avete fatto venire con questo topic e con i commenti!!

29 01 2008
Cicciu (23:22:46) :

Maruska! non c’eri ieri sera in via Padova N.34. Ti sei spostata? se si fammi uno squillo sul cellulare privato…. non quello del lavoro.
Ciao e mi raccomando…. porto un amico!

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