Il vuoto e l’essenziale.
1 11 2008 Autore : MurielInvidio la gente che crea.
Lavare i piatti, preparare delle lezioni, incazzarsi contro il mondo intero.
I creatori, ahimè ! non sono più felici del resto della popolazione, ma almeno creano qualcosa… Creando si sente meno il peso del vuoto dentro di sé. Si può sfiorare l’essenziale. Diciamo che è una mia idea della creazione.
Tra rabbia e voglia di ridere, leggo sul compito di un alunno : « On appelle les mots qui ont plusieurs sens “polinesie”. » Chi saprà correggere e dare la risposta giusta vincerà tutta la mia riconoscenza… Quest’alunno starà già creando, mi ribatterà qualche spirito birichino.
Correre a perdifiato, cercare il perché dei sorrisi e delle lacrime, perdersi nell’eccesso.
Ma per creare ci vuole una gran fiducia o al contrario una grande capacità a dubitare ? Creare sarà per forza questo bisogno incontenibile od è un mito diffuso appunto dai creatori ?
Invidio la gente che crea.


Ma per creare ci vuole una gran fiducia o al contrario una grande capacità a dubitare ?
Questa frase mi ha aperto un dubbio, ci sto ancora pensando, ci penserò a lungo credo.
Non intendiamo per Creare il Fare mi pare di capire, ma più lo sforzo di una mente che cerca la terra dove non c’è che mare, il creare pensiero nello spazio vuoto, la ricerca di un individuo insensata e meravigliosa di sconfinare, di uscire da sè stesso ed essere altro, creare sè stessi come se l’anima dicesse che è solo un involucro il corpo che ci hanno dato, tante e diverse sono le forme di ciò che riempie questo corpo d’aria, ecco perchè alcuni o forse tutti in qualche modo cercano in maniera apparentemente vuota di senso di non replicare il sè che visse 30 anni fa e che vivrà 30 anni dopo di noi, ma di trovare una forma nuova unica un sè che sia nuova creazione e principio e fine.
Chi crea chi? Chi crea cosa?
Il punto è fiducia in che cosa? O fiducia in chi?
In Dio? Nell’Uomo? In se stessi?
Il creare nel vuoto implica la mancanza di un oggetto nel quale avere fiducia.
E il dubbio è che anche un “se” possa davvero esistere.
In cosa posso avere fiducia? In me stesso? Quale me stesso? Quello di oggi? di domani? di 30 anni fa?
Chissà cosa intendeva dire l’alunno…
Sono certo che quando glielo chiederai e cercherà di spiegarti il senso delle sue parole rimarrai - e noi con te - delusa. O forse no… le parole con stratificato senso “polinesio”, che fine mistero… Un concetto che forse l’alunno ha percepito e solo in questo modo poteva esporre.
Chi crea è davvero da invidiare? Più che da invidiare credo sia da apprezzare, nella misura in cui la sua creazione è un ponte verso gli altri ed è apprezzabile la bellezza estetica di forma e contenuto del suo oggetto.
Ma questo perchè la mia idea di “bella” creazione è appesantita da mille concetti sul “fare” ormai datati. Di certo, come Gregor Samsa, uno scarafaggio, non mi sentirei nella mia azione artistica…
Meglio un nostrano porco con infido animo selvatico, ovvero sognante di essere un cinghiale.