Il Benessere

9 11 2007

Dopo un viaggio nel terzo mondo si torna sempre a casa con un po’ piú di coscienza sociale e di sensibilitá umana, e, inevitabilmente, si finisce per apprezzare molto di piú tutti quei piccoli dettagli della vita occidentale, che caratterizzano quotidianamente il nostro benessere. Eccomi qui, fresca fresca di ritorno da un viaggio di tre settimane nel cuore dell’America Latina, uno di quei viaggi itineranti e supereconomici, con nulla piú che uno zainone in spalla, in una tasca alcuni (pochi) soldi, nell’altra un k-way e un berretto, ma soprattutto con nulla di organizzato e con un ampio margine di imprevedibilitá e di libertá. Quando si viaggia cosí, con poche comoditá, e a stretto contatto con “la gente de la calle”, il limite tra superfluo e necessario inizia ad oscillare e tanti oggetti e situazioni prima onnipresenti nelle nostre giornate barcellonesi (o italiane) diventano di colpo inutili. E al ritorno tutto ci sembra piú piacevole, confortevole, facile, giusto, ben organizzato, sicuro.

Viviamo in una societá dove la stragrande maggioranza della popolazione é composta da classe media. A Barcellona ormai esiste una vera propria categoria numerosissima di “mileuristi” (termine locale che designa coloro che percepiscono uno stipendio intorno ai mille euro o poco piú) e ce ne lamentiamo; questo tipo di livellamento generale ad uno stadio di “dignitá senza agi” ci sembra vergognoso e inconcepibile. Ma riflettiamo per un momento sul fatto che in molti paesi del mondo (praticamente quasi tutti i paesi dell’America Latina, chi piú chi meno) non esiste questo livellamento e non esiste questa dignitá senza agi perché non esiste assolutamente la classe media. Il divario tra povertá estrema e ricchezza estrema a volte é cosí visibile che in alcune cittá, solo 50 m piú in lá di un enorme e lussuoso grattacielo a specchi ci sono baracche di lamiera, fango e/o mattoni di adobe (materiale da costruzione titpico del Sudamerica e ottenuto dalla mescolanza di argilla, acqua e paglia).

Tutte le nostre cittá possiedono sistema fognari e tutte le nostre case possiedono elettricitá e acqua potabile e sono costruite in materiali abbastanza resistenti alle intemperie e alle calamitá naturali. Beh, questi sono lussi riservati a poche popolazioni mondiali. E dunque nessuna meraviglia se nell’ultimo terremoto peruviano una distesa infinita di casupole di fango e paglia senza tetto come quelle di Ica e Pisco é crollata integralmente come le tessere del domino. Ora che arriva il freddo le nostre case europee sono avvolte dal tepore; in altri paesi invece ci sono abitazioni in cui dieci coperte e la vicinanza dei tuoi cari non bastano a riscaldare mani e piedi. Probabilmente non ci rendiamo nemmeno conto fino in fondo di quale esperienza altamente mistica possa essere una lunga doccia calda dopo una giornata di lavoro, perché per noi é la normalitá. Peró c’é chi non l’ha mai provato. O chi l’ha provato pochissime volte nell’arco di una vita (come il Beccati, hehe).

Siamo arcistufi dei nostri mezzi di trasporto, spesso inefficienti e in ritardo, ma pensiamo per un momento come sarebbe non averne. Non avere orologi per misurare il ritardo, né strade o ferrovie, né autobus o treni che le percorrano. E come sarebbe dover camminare ogni giorno a piedi per ore per arrivare ad un posto di lavoro o semplicemente a un campo o un fiume.

Siamo indignati dalla corruzione delle nostre classi dirigenti, ma se toccassimo con mano la totale assenza di democrazia di alcuni paesi, quasi quasi tireremmo un sospirone di sollievo. Esistono popoli che non hanno la possibilitá di scelta; classi dirigenti che si intascano fino al 96% delle entrate statali e corpi di polizia sottopagati che impiegano il furto e la corruzione come metodi sistematici di guadagno.

Abbiamo medicine, medici e ospedali e in caso di malattia ci vengono assicurate delle cure moderne ed efficaci. Ma ci sono molti luoghi in cui le malattie ancora oggi vengono curate da sciamani e con trattamenti naturali e il tasso di mortalitá resta alto, altissimo. 

Con tutto questo non voglio scadere in buonismo spicciolo, ne in facile retorica da missionaria pseudocristiana, ma solo riflettere sul benessere di cui sono circondata. Sono giunta alla conclusione che sono una privilegiata e che Barcellona é un grande nido al riparo da tanti disagi e dove chiunque puó ricavarsi una nicchia di benessere. É come una mamma, che adotta figli di tutte le nazionalitá e li cresce, é vero, senza viziarli piú di tanto, ma almeno tutti uguali. Vince il suo carattere chiuso e campanilista di natura per accoglierli e integrarli. E forse, anche se scontrosa, brontolona e catalanamente burbera, e anche se a piccole dosi, restituisce alle popolazioni latine alcune di quelle risorse e di quella dignitá umana che conquistadores e imperialisti del passato e del presente hanno tolto e continuano a togliere. Il debito storico nei loro confronti é inestimabile e inestinguibile, ma Barna, nella sua generosa multietnicitá ce la mette tutta a ridistribuire le sue ricchezze. Penso a questo e sorrido guardando le facce della gente che incrocio per la strada, una immensa folla multicolore.


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