Nicchie

16 11 2007

Per chi vive in una grande cittá turistica, a volte é un supplizio passeggiare per il centro, che per la maggior parte del tempo é assaltato da orde di visitatori. A Barcellona arrivano ogni giorno in pullmann, in treno, in nave, in aereo, e si riversano come uno sciame d’api nel casco antiguo e intorno ai luoghi d’interesse artistico-culturale e d’intrattenimento. Ci sono periodi in cui é difficile trovare un po’di tranquillitá…peró chi vive qui sa dove e come ritagliarsi nicchie di intimitá e pace. Non é facile ma volendo ci si riesce, anche in una grande metropoli.

Una di esse é un angolino un po’ nascosto del porto olimpico, sotto a uno dei moli principali, tra i blocchi frangiflutti e gli attracchi delle barche, dove vado ultimamente a volte il sabato o la domenica mattina sul tardi, nelle ore piú calde. Ci si arriva aggrappandosi a una ringhiera a sbarre incrociate che sta all’estremitá sud del molo: mettendo una mano qua e un piede lá si riesce a scendere gli scaloni di cemento e ad arrivare a questo posticino precluso al fresco vento invernale e ai curiosi turisti. É un angolo di Barna popolato solo da alcuni tenaci e anziani pescatori locali, soli o con le mogli, che trascorrono ore seduti su questa isola di cemento in mare aperto con la canna da pesca in mano, in attesa che abbocchi qualcosa. Purtroppo temo che il frutto della loro pazienza sia solo qualche misero pesciolino che ha sbagliato strada e qualche sportina di plastica…mi capita di rado di vederli tirare su la canna da pesca! Ciononostante continuano lí, imperterriti, con lo sguardo perso nella grande distesa azzurra.

Io mi siedo di fianco a loro a leggere, scrivere o ascoltare musica e magari capita che ci si scambi qualche commento da pensionati sul tempo, sulle mareggiate o sugli eventi locali. É uno spazio senza tempo, lontano dal brusio della spiaggia, dalla musica alta dei chiringuitos, dal traffico della strada ed é diventato uno dei miei “luoghi barcellonesi” quando vado in cerca di beata solitudine.

Il mare d’inverno é gelido e rasserenante, un balsamo color cobalto per l’olfatto, l’udito e la vista. All’orizzonte solo una miriade di vele bianche spostate dal vento. Pura pace. Ma non tentate di convincermi a svelarvi dov’é questo luogo… nemmeno chi viene a trovarmi: é e rimarrá un segreto!


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Informazioni

3 repliche a “Nicchie”

19 11 2007
francesco (11:38:59) :

Esiste un posto del genere anche nel mio paesino di origine, Sperlonga.
Nelle giornate di mare mosso era bellissimo raggiungere le rocce più alte e guardare il mare infrangersi sotto i piedi… a volte anche sopra…
“il mare d’inverno è un concetto che il pensiero non considera”
Mare d’inverno, Loredana Bertè

19 11 2007
cipo (12:20:29) :

Credo che il testo sia scritto da Enrico Ruggeri

23 11 2007
marivo (17:23:30) :

In una città come la mia invece, Ferrara, dove i turisti son merce rara, confinati anche dal numero esiguo in piccole riserve, tipo davanti alla cattedrale, o in fila ai diamanti, quel che spesso si cerca non è il locus amenus, l isola di pace nel caos ( come potrebbe essere ad esempio la cantinetta, col suo impareggiabile cameriere, o il destra po, dove lo scambio di saluti muove solo la testa e nemmeno le labbra) ma l esatto opposto, il luogo scalmanato dove senti la ressa che ti stringe contro le pareti, dove d inverno è il sudore altrui il miglior riscaldamento, dove la musica è semplicemente troppo alta, dove il rumore metallico di un calcino è l unico suono che supera le grida.
Chissà se Ferrara arriverà mai a quel livello di turismo che potrebbe, quel livello tale da rendere noi abitanti alquanto stronzi verso i turisti, cosi da iniziare la ricerca del luogo tranquillo e isolato.

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