not speaking in my name
11 11 2008 Autore : cipoCiao ragazzi,
volevo segnalarvi questo sito sul quale sono raccolte le immagini di persone che vogliono testimoniare che il nostro “caro” primo ministro quando parlando di Obama lo ha definito “abbronzato” non parlava a nome loro.
Il tempo di fare la foto e io la spedisco, perché voglio che sia ben chiaro che sono fra quei “cretini” che non hanno capito la battuta.
il sito è http://www.notspeakinginmyname.com/
Ciao


Ottimo! Meno male nella vita si puo’ ridere… per non morire schiacciati dalla stupidità… Ma questa cosa delle foto fa ridere ed è molto profonda.
In Francia bisognerebbe fare la stessa cosa per tutte le stronzate che dice Sarkozy (tipo quando ha parlato della “racaille” della “banlieue”…)
Qualche precisione. La “banlieue” è la periferia e “racaille” non è facile da tradurre ma direi “gentaglia”.Indica veramente il rifiuto della società. Sarkozy, il 26 ottobre 2005, allora ministro degli interni, dopo gli incidenti successi nella periferia parigina, ad Argenteuil, si rivolge ad un’abitante del quartiere, dicendole : “Vous en avez assez de cette bande de racaille ? vous en avez assez ? Eh ben on va vous en débarrasser!” (”E’ stufa di questa gentaglia ? E’ stufa ? Noi ne la sbarazzeremo!” -scusate la traduzione, forse non perfetta!) Ha usato questa parola “racaille” altre due volte.
La cosa terribile è che parlando stamattina con i miei alunni (10-11 anni) del linguaggio familiare in francese, ho scoperto che pensavano che “racaille” fosse una parola positiva…! Il che non è del tutto falso perché la parola è stata ripresa dai giovani : tipo “noi siamo gentaglia, siamo pericolosi, sapete…”
Spero di aver chiarito un po’ la cosa!
Sinceramente faccio parte di quelle persone che dice: “Che ceffo il Berlusca, sempre il solito pagliaccio da Circo Zavatta (pessimo circo franco-italiano)” ma non credo sia il caso di farne un caso mondiale, visto che il diretto interessato (Obama) non ha agito in questo senso. Come al solito agiamo da popolo che s’indigna per frasi, battute, scatch di pessimo gusto, quando invece non reagiamo mai alle porcate che succedono a casa nostra. Per esempio nella nostra città. Non sò se vi è mai capitato di incrociare in città un amministratore comunale, un sindaco o ex sindaco o politico. Non vi è mai venuta la voglia di dargli un cazzotto e dirgli che stanno tradendo la fiducia dei loro elettori? Voglio dire che ce la prendiamo per una battuta detta da Berlusconi, che sappiamo ormai tutti di quanto sia incapace di fare politica dialettica e non ci siamo mai fotografati nel 2006 -07 con la scritta “Io non sono d’accordo con le scelte che questo governo sta facendo e che io ho votato” quando per esempio c’era un certo governo, con i signori Prodi, Mastella, Ferrero (etc) che si litigavano dalla mattina alla sera e che non hanno cavato un ragno dal buco? Ma alla fine Berlusconi sarà sempre il capro espiatorio della sinistra italiana, per mascherare ormai storiche lacune, di un partito che non sà stare al passo coi tempi e che ha perso il feeling con le persone. Non oso immaginare quando SIlvio andrà in pensione!!! Concludendo trovo molto infelice la battuta su Obama e molto futile la polemica che è stata innescata. Saluti
Per Muriel, se anche Sarkozy avesse chiamato i “Casseurs” della Banlieu con appellativi più pesanti, cosa serebbe cambiato? Doveva forse scusarsi con gente che sfascia le macchine e distrugge scuole o asili per semplice noia? Secondo me ha fatto solo che bene, anzi doveva chiamarli CONARDS! scusa la volgarità eh…. e altro che scopa…. un trattore ci voleva!!!!
Forse noi non saremmo politici migliori di quelli che abbiamo, visto che il populismo, l interesse personale, la vanità e la cupidigia sono parte di noi tutti credo, non mi pare che nessuno di noi si comporti nella società con quell attivismo ed integrità che pretendiamo dai politici. Il solo fatto di essere stati candidati e poi votati non ne fa persone migliori del giorno prima. Anche questo mio post è qualunquista lo so, un ulteriore prova del fatto che non ci sono molte menti elette in giro, e qundo una di queste arriva al potere si vede nella Storia che cambia.
….no, non è qualunquista, Matteo, a mio avviso, anzi…tutti noi credo (o almeno lo speravo, prima dell’innesco di questa ennesima polemica, come dire…volatile?) possiamo distinguere tra l’impegno propriamente detto, quindi lavoro, professione, serietà, e le chiacchiere da bar, propensione nella quale il nostro premier non si è mai particolarmente distinto…e invece a quanto pare non è vero…ma quello che mi agghiaccia maggiormente invece è l’azione di dissociazione da questo, a mio avviso è come dire, perdonatemi l’iperbole, non sono italiano perchè ogni tanto il mio capo dice delle cazzate…ma vogliamo scherzare?….a me (ma forse soltanto a me) l’atteggiamento sembra lievemente premeditato, o strumentalizzato, ma giustamente, come rilevi giustamente tu, Matteo, a piccole menti piccoli mezzi, o “mezzucci”…quanto ai CONARDS (perdona Beno per la volgarità ripresa…) sono assolutamente d’accordo al 100% (non a metà come l’italico e spiritato centravanti di qualche mondiale fa) con il Mister….:-))
Per Beno, forse noi siamo un po’ distanti per comprendere quale sia la situazione delle banlieu parigine. Forse a noi arriva una piccola parte del problema, forse arriva solo il messaggio di persone annoiate che spaccano tutto, ma non è detto che questo sia il problema a 360 gradi.
Per gli altri, trovo invece che l’iniziativa di dissociarsi dalle chiacchiere da bar (e pure di cattivo gusto) fatte dal nostro presidente del consiglio in conferenza stampa con il presidente russo e con la mano che picchiettava il braccio di quest’ultimo, senza scandalizzarsi o senza falsi moralismi, ma semplicemente facendo sapere che non la si pensa così non sia un qualcosa di populista. Non sono assolutamente d’accordo con quello che ha detto la sinistra italiana affermando che la battuta avrebbe potuto compromettere i rapporti USA - Italia, perché è palese che queste sono cazzate.
Penso però che sia ormai diventato populista dire che non si può dire che ci troviamo un coglione come presidente del consiglio perché se no si scade nel banale e nella solita sinistra che attacca solo berlusconi.
Sono cose molto diverse. Un conto è non presentare idee un conto è invece lasciare perdere dicendo “ma tanto lo sai che è così” e per questo non provare neppure un pizzico di rabbia pensando che chi è chiamato a rappresentare una nazione si permetta di parlare come se si trovasse al bar stella.
Tu forse marivo ti sentirai anche come Borghezio o come Berlusconi, ma onestamente io no. E’ vero che la mia vita non sarà forse quella del nuovo messia venuto in terra a portare la moralità, ma onestamente credo di avere un senso della dignità umana quantomeno diverso. Poi non sta a me giudicare meglio o peggio.
Un conto è dire, gli italiani hanno quello che si meritano dato che se lo votano, un conto è dire che non ci sono italiani che potrebbero fare quel lavoro meglio di quelli che ci sono ora.
Io non credo sia così, e anche se sono molto pessimista sulla possibilità di cambiare qualcosa, non voglio ridurmi a pensare che siamo tutti così come chi ci rappresenta. Per questo motivo metterò la mia foto su quel sito, pensando di metterla semplicemente per dire a chi ha detto una frase di quel tipo che è una testa di cazzo, ma forse sarà solo perché sono populista e vanitoso.
Sono completamente d’accordo con Cipo, soprattutto quando, stando all’estero, mi sento continuamente chiamata in causa quando additano gli italiani definendoli ora popolo di fascisti ora popolo di clown. Questo grazie soprattutto all’immagine diplomatica internazionale che di noi ha costruito colui che ora ci rappresenta. E vi assicuro che non è bello sentire il proprio popolo, e insieme la propria identità, sbeffeggiati in questo modo. Ultimamente sono arrivata al punto da fingermi a volte spagnola.
Ho senza dubbio una visione più radicale di molti di voi della situazione, non so dirvi se perché l’informazione che arriva qui è assolutamente priva di censure (cosa che, non so se ve ne rendete conto, purtroppo non accade in Italia) e per questo forse più critica; o se perché ormai impregnata dell’aria liberale che si respira in Spagna mi sono convinta che una sinistra democratica, efficace, innovatrice, riformista e allo stesso tempo colta può esistere, e quindi coltivo segretamente la speranza che lo stesso possa accadere nel mio paese d’origine.
Siamo d’accordo sul fatto che non bisogna dare troppa risonanza mondiale a qualunque cosa che esca dalla bocca di Berlusconi, perché è ovvio che è stata, come in tante altre occasioni, concepita con quel suo unico piccolo neurone e quindi scivolata fuori dalle labbra senza filtri. Essere un buon imprenditore non è abbastanza per essere anche un buon politico. A Prodi possiamo muover molte critiche ma almeno non quella di parlare come un buzzurro di fronte a telecamere mondiali, dando pacche in stile camionista sulla spalla di un presidente russo. Non quella di avere un profilo intellettuale basso, tremendamente basso, e di rovinare la nostra immagine internazionale, sparando una media di una stronzata a settimana.
Riconosco che i media, come sempre fanno, hanno gonfiato la notizia, facendola volare ad altitudini dove non doveva volare. Sono altresì sicura che il massimo che questa battuta avrà potuto suscitare in Obama sarà stato un leggero scotimento di testa, per poi cadere immediatamente nell’oblio. Perchè è solo così che si può reagire di fronte a tanta grettezza intellettuale: scuotendo la testa con malinconia.
Ciononostante non dobbiamo mai sottovalutare il potere e il pericolo dell’ignoranza. Molto spesso, nella storia, grandi capi di stato hanno trascinato un intero paese alla rovina proprio perché guardati con troppa indulgenza e sottovalutati.
Pertanto dico, e sottolineo doppio: ci fosse anche solo un’unica voce fuori dal coro, un unico oppositore, che dissente e _scusate il gioco di parole_ non si sente, né mai si sentirà rappresentato da un premier che sembra il commendator Zampetti e ci ridicolizza agli occhi del mondo intero, beh, che apra uno, dieci, mille siti web e tutti quanti i canali d’informazione che gli vengano in mente e gridi con tutta la voce che ha: I’m Italian and the Prime Minister Silvio Berlusconi doesn’t speak in my name!!
Una precisazione per Riccardo. Nessuna iperbole. Il messaggio dice esattamente “I’m Italian”. Nessuno dice di non essere italiano. Anzi, la cosa viene precisata subito.
Io onestamente il messaggio che leggo tra le righe è che il Berlusca potrebbe fare a meno di offendere le persone che rappresenta dicendo frasi del genere, perché, per come la vedo io, una frase così è più offensiva per noi italiani che per Obama, che sono convinto anche io che, come dice l’Elena, abbia solamente scosso la testa e dimenticato il fatto nello stesso momento. Credo che Obama per essere arrivato dove è abbia le spalle larghe e non credo proprio che una frase del genere possa colpirlo in modo particolare, sopratutto se detta da un uomo che (purtroppo) è conosciuto per non essere un fine dicitore. Ma non è questo il punto. Il punto è proprio che io sono italiano.
E poi scusa, ma mi sembra che il nostro premier dica stronzate un po’ più che ogni tanto.
Una precisazione anche per quello che dice Marivo. Io sono convinto che anche se in quanto appartenenti alla razza umana siamo tutti uguali e pertanto non si debba discriminare nessuno per nessuna ragione, sono anche convinto che le caratteristiche, le qualità, il carattere e i mille altri aspetti individuano una persona siano molto diversi tra i vari individui. Pertanto come mi aspetto dagli autori che leggo che mi comunichino qualcosa che io non sarei riuscito a esprimere in quel modo, così come mi aspetto da un magistrato che abbia una conoscenza delle leggi e capacità critica nell’applicarle, così come pretendo che un medico conosca il modo per curarmi (ammesso che esista), così da chi mi governa pretendo certe “qualità” che però oggi non riesco a trovare.
Dire che tanto siamo tutti così ci toglie dall’imbarazzo di dover pensare e dover prendere posizione sulle cose.
Cipo la cosa che più mi fa storcere il naso è che siamo pronti a mettere le nostre facce su internet soprattutto quando parla Berlusconi. La sinistra mette sotto i riflettori, le sue stronzate dette, e noi ci caschiamo come le pere cotte. Ma quando c’è da indegnarsi per altri problemi (di sinistra o di destra) non diciamo niente. Io per primo sarei pronto ad aprire un dibattito sulle politiche sbagliate del nostro territorio, piuttosto che mettere una mia foto su internet contro una battuta di pessimo gusto.
Poi per le banlieu siamo al solito problema. A te piace sempre guardare l’altra faccia della medaglia in tutti i problemi e in teoria sarebbe giusto. Ma non puoi nemmeno tentare di giustificare gente che esprime il proprio disagio spaccando la roba degli altri. Poi se vuoi che ti dica una cosa…. quella gente si comporta così non solo a causa dei parigini o dei francesi che sono cresciuti alle loro spalle emarginandoli, ma anche a causa mia e tua. Il progresso così come lo stiamo vivendo crea emarginazione sociale, lo sai benissimo, quindi è inutile dire “poverini” e poi non fare nulla. Tanto pure io e te siamo emarginati rispetto ad alti livelli della società, ma non per questo andiamo in giro a spaccare macchine.
Alla fine nella sinistra di oggi, penso ci siano dei geni. Ci convincono a vedere la pagliuzza negli occhi dei politici di destra e allo stesso tempo continuano a mettercelo nel sedere di nascosto!!!! Che grandi, hanno capito tutto loro!!!
….Hai ragione, Fabio, avevo guardato con superficialità le fotografie…quello che volevo dire, comunque, e l’iperbole ovviamente era relativa alla mia spinta metafora del “capo-che-dice-delle-cazzate”, è che sono preoccupato dalle azioni di dissociazione…se continuiamo a ragionare così, ragazzi, e a mio parere dal nostro medioevo moderno (perchè tale è, ed io di questo do’ la colpa soprattutto alle persone che ci rappresentano, che siano politici che siano Enti Pubblici) non ne usciremo mai, continueremo a dissociarci, dissociarci e dissociarci….ecco, per Elena, a mio avviso paragonare Prodi e Berlusconi sul piano dell’intelligenza non è proprio la maniera migliore per farne risaltare le differenze, anzi, io che l’ho anche sentito un paio di volte a lezione lo posso assolutamente confermare….ma a parte questo credo che, visto che in questi ultimi tre anni ho viaggiato il mio giusto, quello che manca a noi italiani, per reagire a provocazioni sterili e preordinate, è un po’ meno di decostruttivismo nell’autocritica. Insomma, io credo che a gettarci della m… addosso non abbiamo eguali al mondo, mentre alla fine così male non siamo messi, almeno a mio avviso. Vi faccio due esempi: ricordo che sia a Praga che a Sofia ho portato a casa dei finanziamenti a scapito della concorrenza, in quel caso spagnola, perché nessuno, tanto meno i bulgari e i cechi, che di loro se possono lavorano il meno possibile, voleva mettersi a fare anche la loro parte, visto che (dicevano) la fama che si portano dietro è quella degli scansafatiche. Ne volete un altro anche più significativo? La mia collega Adriana, che abita e lavora a Nizza, si lamenta sempre che i francesi di base non hanno mai voglia di fare niente, e che per farli lavorare devono essere minacciate la grandeur oppure la Tour Eiffel. E gli americani, che incontro sempre a migliaia a Praga, secondo voi hanno smesso di respirare perché avevano come presidente Bush? Cioè, voglio dire, Bush, avete capito? Fosse stato eletto in Italia avremmo fatto seppuku in massa?…Beh, io forse in questo caso ci avrei almeno riflettuto sopra…Allora quello che penso io è che finché non inizieremo ad essere italiani in maniera condivisa e omogenea, niente pizza mandolino ma un sistema di “quello-che-volete”, creatività, intuitività, gusto, savoir-faire, (ricordo a tutti che vendere lo stile italiano è ancora uno dei veicoli commerciali migliori, tanto che viene sfruttato, in maniera del tutto incontrollata, in tutto il mondo) al di là di destra e sinistra, perché sul livello medio, molto basso, ha perfettamente ragione Matteo, e capissimo che siamo un prodotto di contraddizioni come tutti, e che alla fine non siamo nemmeno uno dei prodotti peggiori, non riusciremo mai ad uscire da questo compromesso. Ci sono migliaia di italiani che ci fanno inorgoglire, altrettanti in giro per il mondo a fare il loro lavoro con creatività e serietà, e credo che la nostra immagine dipenda molto più da questo che non dalle battute infelici del premier. Come giustamente ricordava Muriel, e ribadiva il Beno, Sarkozy dice molto spesso di peggio, e purtroppo non scherza.
Scusa Elena, ma anche tu…
Come fai a sperare di essere presa per una persona seria quando l’immagine dell’italiano all’estero è quella del simpatico cazzone che con tanta bonomia le spara più belle e grosse che può…Mi immagino ad affannarti a combattere questo stereotipo idiota, mentre alla tv, lui, Berluskeiser dà all’uno dell’abbronzato, all’altro dell’idiota scimunito, all’altro del kapo… e via così, in bello stile…
Il Berluskeiser, imperator, vero erede dell’impero romano, si comporta proprio come i suoi predecessori del basso impero… Caligola, per esempio, fece senatore il proprio cavallo: questa si che è vera ironia… Berluskeiser si vorrebbe allineare ma è un poco zoppo rispetto a queste originalità…fa come può…
La sinistra, poi, sta anche a commentare… Veltroni è solo geloso del Berluskeiser, questa è la verità: vorrebbe dirle lui ste cazzate, ma ha il blocco del primato della superiorità morale della sinistra… Qualcuno dice che all’elezione di Obama Veltroni, in coda all’”abbronzatura” del Berluskeiser, stava per dire: “L’ha vint al negar!”… esagerando la marcatura razziale e guadagnandosi gli occhi dolci di Bossi, lui si, degno erede in senato del nostro cavallo di caligolina memoria…
Rik, tu hai proprio ragione sui molti italiani all’estero che tengono alta la nostra bandiera. Elenita, probile tu sia una di queste. Frattini, di cui a volte non condivido le idee almeno mi pare persona seria.
Però, che volete farci, io non mi metterei mai a farmi foto e a dire che Berluskeiser non parla per me: o meglio: è vero che non parla per me, ma è vero invece che Berluskeiser parla per gli “italiani”, brava gente, popolo di poeti, navigatori e gran cazzari. Anzi no… seri lavoratori… anzi no, si… mah…
Rik, capisco il tuo discorso sulla dissociazione continua, e lo condivido in parte. Lo condivido quando dici che ormai è diventato uno sport nazionale, ma sono anche convinto che una dissociazione derivata da una profonda riflessione non possa che essere il primo passo per poter cambiare lo stato delle cose.
Fino ad ora gli Italiani si sono sempre detti: “Ma si, tanto siamo bravi, siamo creativi, tutti ci invidiano per il nostro gusto, sia culinario che non, qualcosa ci inventeremo”. Eppure adesso ci troviamo senza idee e con uno stato che ha più soldi.
Io non guardo tanto indietro nella storia italiana, non mi interessa fare paragoni con il fascismo, guardiamo molto più vicino a noi. Guardiamo cosa è successo in Italia quando nessuno si dissociava, da nulla, grande o piccolo che fosse il problema.
Gli Italiani hanno affidato lo stato a persone (principalmente della DC e PSI) che hanno rovinato il nostro paese, e nessuno ha vigilato. Vi allego l’evoluzione del debito pubblico italiano. Guardate cosa è successo dagli anni 70/80 in poi. Il fatto è che molte di queste persone sono ancora lì!
Capisco anche io che sono cose diverse, ma quello che voglio dire è che bisogna stare attenti anche al non dissociarsi. Sono anche convinto poi che questo debba evolversi in una proposta concreta, ma questo è un lavoro che deve fare chi è pagato (profumatamente) per farlo.
Meglio chi decide di mettere una sua foto su internet per dire che non la pensa come il nostro premier (ribadisco che se fosse stato Prodi o Veltroni a dire una frase del genere il mio ragionamento non sarebbe stato diverso) piuttosto che chi dice, come spesso si sente dire in giro, “Ah a me della politica non me ne frega nulla”, salvo poi lamentarsi ad ogni occasione.
…io infatti non mi dissocio, Fabio, perchè sulle cose serie (di cui noto non stiamo parlando, sarà un segno?) sono sostanzialmente d’accordo con (quasi) tutto quello che sta facendo il nuovo governo…so che vi farò rabbrividire ma è così…e sul fatto di confermare che Berlusconi è un c…zzone non credo di dovermi scomodare io, lo sta facendo benissimo da solo…ma Berlusconi non è Bush, di questo ringrazio i miei dei personali ogni santo giorno…cioè una cosa è scherzare, anche a sproposito, un’altra è che certe cose vengano fatte sul serio…e poi del resto le mie parole sono superflue, perchè credo che Beno e Bek abbiano sintetizzato perfettamente quello che penso sull’argomento…
Facile far passare una critica come decostruttivismo. Giro la frittata e dico che é semplicistico e populista strumentalizzare un po’ di indignazione (per l’ennesima ovvia coglionata di Silvio) e trasformarla in un simbolo di disorganicità interna del paese, di eccesso di autocritica o addirittura di isteria collettiva sinistroide. É disapprovazione, nulla più. In questo caso giusta e inevitabile, oltretutto. Mi sarei indignata anche se la frase di Silvio fosse uscita dalle labbra di Veltroni, o di chiunque altro.
a compattare uno dei paesi più disarticolati e disgiunti d’Europa (non l’hanno fatto finora: forse il segreto per un rinnovamento progressista dell’Italia sarebbe proprio il piantarla una buona volta di vivere di rendita solo di concetti superficiali come questi e rimboccarsi un po’ le maniche, lasciando anche spazio a nuovi aspetti più pragmatici della nostra identità culturale, che ci sono, ma vengono schiacciati continuamente dagli stupidi clichés a cui siamo incatenati. Siamo ad esempio anche un paese di grandi menti scientifiche, che lo Stato non incentiva e che regolarmente emigrano all’estero per lavorare).
….. sarò una buona portavoce e portabandiera? Boh, forse no, ma ci provo.
ma…….
L’autocritica non fa male ad un paese come il nostro che paga milioni di euro a parlamentari-bambocci (di sinistra, di centro, di destra, non importa) derisi da mezzo mondo.
La frammentarietà del nostro popolo: avete scoperto l’acqua calda. Perchè ne parliamo soltanto adesso? Da sempre l’Italia é disunita per ragioni storiche e non saranno certo “creatività, intuitività, gusto, savoir-faire”
E sicuramente non diventeremo più uniti a suon di cattivi rappresentanti statali e di leggi-emesse-e-dichiarazioni-fatte-in-nome-di-tutta-la-comunitá-senza-rappresentarla. I passi da fare per arrivare ad una certa omogeneità sono altri.
Ci sarebbe anche il discorso educazione da fare, ma questo é un argomento troppo ampio da poter essere trattato in due righe. L’educazione é la base della rinascita di un paese. (una bravissima insegnante universitaria, la Lavagetto, tanti anni fa, ci ripeteva sempre che “senza educazione non si puó sviluppare capacitá di giudizio”). Gli studenti di oggi saranno le classi dirigenti di domani, non dimentichiamocelo. Non combineranno mai nulla di buono con solamente due nozioni di informatica, inglese e “savoir-faire”. E cerchiamo quindi di non ridurre tutto a una commercializzazione di stile Made in Italy preconfezionato (e vuoto).
Aggiungo che se la nostra caratteristica fosse il mero decostruttivismo forse non sarebbe male perché dopo la demolizione verrebbe la ricostruzione innovativa in nuove geometrie disarticolate. Ma l’Italia é purtroppo diventata un popolo di tradizionalisti disfattisti più che decostruttivisti. Il disfattismo infatti porta in sé la connotazione dell’indolenza, tipica di chi, sicuro di una indubitabile sconfitta, distrugge per non ricostruire nulla. Al massimo rimette insieme i cocci con un po’ di colla, ma sempre gli stessi cocci. E purtroppo questo disfattismo ce l’abbiamo nel sangue. Scordatevi di vedere mai nel popolo italiano (al di fuori dei mondiali di calcio) lo stesso entusiasmo ed esaltato patriottismo al quale avete sempre assistito ad esempio negli USA (N.B. presenti non solo ora, ma anche sotto il governo Bush: persino quando proclamava di agire in nome delle “Forze del Bene” contro le “Forze del Male” (!) grandi folle estasiate e compatte lo acclamavano). Ma questo è forse un estremo e senza arrivare a fanatismi, sono d’accordo con voi sul fatto che dovremmo iniziare a cambiare mentalità a partire dalle piccole cose e creare tendenze di associazione piuttosto che di dissociazione.
E se una protesta in internet diventa una piattaforma sulla quale poi ricostruire qualcosa di nuovo e positivo (speriamo che non si esaurisca tutto lí), allora ben venga.
Sì, rispondo al Bek, purtroppo mi trovo spesso a profondermi in spiegazioni e giustificazioni storico-politiche della situazione odierna e passata del nostro paese con amici stranieri di varie nazionalità, ma mi sa proprio che spesso non mi prendano sul serio
E ora Rik, scusami tanto per quello che sto per dire
1) Che c’entra il fatto che tu abbia sentito Prodi un “paio di volte a lezione”, cosa che oltretutto avrai percepito attraverso il tuo personalissimo e parziale modo di sentire e punto di vista?
2) Che significato ha nel quadro dell’economia europea/mondiale una tua transazione commerciale tra migliaia che si svolgono ogni giorno? Anch’io ho sott’occhi centinaia d’esportazioni internazionali al giorno, di cui moltissime dalla Spagna, poiché ne gestisco le ispezioni governative….e…..e…ecché..?? Siamo forse degli economisti o degli analisti internazionali da poter stendere su due piedi un’azzardata statistica mondiale prendendo un campione di poche (o addirittura una) unità?
3) Ma la domanda più importante é: ………………….chi c… é ADRIANA….?
…il mio commento si é incrociato con l’ultimo che probabilmente era ancora in fase di moderazione…e quindi aggiungo dopo averlo letto che…sí, ebbene, sí, sto rabbrividendo…brrrrrrrrr…
Gli anni di Silvio- se la politica in Italia fosse un film probabilmente oggi si intitolerebbe così. Le soluzioni per finire questo accentramento di ogni castigo di dio sono essenzialmente quattro; aspettare che invecchi e si ritiri nella villa alle Bermuda, sparargli nascosti tra la folla o da un edificio con buona visuale, dare supporto all opposizione, qualunque essa sia e sperare che il voto lo faccia cadere, emigrare.
Il dopo berluska mi intriga, chissà come sarà l’Italia Dopo? Una specie di dS, doposilvio, non credo che nemmeno voi riusciate davvero ad immaginarlo.
Grazie a Dio noi abbiamo una quarantina d anni meno di lui, va peggio per i coetanei.
Sul fatto degli Italiani ho poco da dire, nel mio anno all estero non ho mai pensato o meno non mi sono mai preoccupato che gli altri vedessero in quello che facevo tutto il popolo italiano, se lo facevano erano dei fessi secondo me, come sarei fesso io a giudicare tutti gli americani per uno solo Bush o tutti gli indiani per Gandhi, tutti i tedeschi per Hitler tutti i milanesi per Dj Francesco.
Scusa Rik quali sono le cose serie sulle quali sei d’accordo?
Parliamone pure. Non è che qui si rifiuta a prescindere una discussione su questioni fondamentali.
Il problema è che secondo me questo governo NON sta facendo cose fondamentali per il paese, per cui anche volendo, non posso essere d’accordo.
Stai parlando per caso della campagna di Brunetta? All’inizio anche io ero completamente d’accordo con quello che diceva, pur avendo votato per la parte avversa, ma ora mi sembra che anche lui si stia facendo prendere un poco la mano.
Poi cos’altro c’è?
forse c’é questo:
http://it.video.yahoo.com/watch/3947500/10724331
hahaha che simpaticone!!
…..se dico (oltre ovviamente a Brunetta) la Riforma Gelmini vi faccio rabbrividire ancora di più?…lo affermo perchè a mio avviso si tratta dell’unico tentativo serio e realistico degli ultimi anni (dalla Riforma Gentile, forse, con tutta la sua rigidità), per quanto non organico e sicuramente strumentalizzabile (come ogni politica di tagli che si rispetti, no?) di prendere il toro per le corna?…Del resto come “non” funzioni l’Università in Italia lo sappiamo tutti, e sappiamo anche come la ricerca sia spesso una maniera non tanto occulta di spartirsi altri fondi pubblici, mentre a Bruxelles sarebbero tanto contenti di approvarci progetti, (vedi VII Programma Quadro) dato che siamo ULTIMI in Europa per la richiesta diretta di fondi sulla ricerca scientifica….(mio zio è ordinario di biochimica a Urbino, spero di poter portare almeno questo esempio personale). Sarà difficile e intricato, come processo di riforma, ma mantenere questo status quo a mio avviso è criminale.
Per Elena: intanto la base del senso di unità di un paese non lo decidi tu, ma può essere fondato soltanto sulle maniere comuni di sentire e di vedere la vita, e sinceramente sono sorpreso (per non dire aberrato) dal fatto che consideri “superficiali” concetti come “creatività, intuitività, gusto, savoir-faire”, che se ci pensi bene uniscono personaggi come, tipo, non so, Leonardo, Dante, Michelangelo, Renzo Piano, tutte le marche di automobili italiane che si vendono nel mondo, la moda, la gastronomia…e che ci rendono eccellenze assolute in campi molto diversi tra loro…Io non contesto che il presente sia buio, ma non puoi considerare questi come concetti vuoti, semplicemente perchè non è vero e non è giusto nei confronti di tanti italiani che hanno raggiunto un livello di qualità (altra parola vuota?) riconosciuto nel mondo…sul resto ti rispondo con una contro-battuta, perchè non entro nel merito di alcune tue considerazioni (ma una curiosità me la devo togliere: è davvero possibile a tuo avviso ascoltare in maniera “parziale” e strumentalizzata un professore molto prima che sia impegnato nella politica attiva?…non si può sostenere in maniera “impolitica” che annoiava la gente?), ma chi c… è che in Spagna (in Spagna?) dà A NOI del “fascista” o del “clown”?….gli facciamo ristudiare la storia (moderna)?
Sono completamente d’accordo invece con Matteo sulle categorizzazioni globali, quelle sì, davvero, superficiali….
Ecco il fratello dal quale mi hanno separato alla nascita…Ric siamo gemelli eterozigoti
Beh, quindi siccome una parte dei soldi della ricerca vanno a finire nelle mani sbagliate facciamo che tagliamo questi soldi così poi quei pochi che rimangono se li spartiscono ancora gli stessi e chi invece lavora (ce ne sarà pure qualcuno che lo fa, non credi?) rimane senza.
Non credo che molte delle persone che lavorano da anni con contratti ridicoli siano tanto convinti della cosa.
Io personalmente tramite le vicissitudini di Giulia Marta capisco cosa significa avere a che fare con lo stato senza soldi. E credo che per la Giulia sia lo stesso.
Altra soluzione che mi sembra del tutto insensata è quella di privatizzare le università, perchè alla fine è questo che si mira a fare.
Onestamente questa è la soluzione che ci porterà ad avere anche in italia Università di serie A e altre di terza categoria (chi conosce il calcio dilettantistico sa che la terza categoria è molto, molto più in basso della serie A). Facciamo invece che vigiliamo di più sui concorsi universitari, facciamo invece che chi se lo può permettere paghi di più il sapere e chi non se lo può permettere non lo paghi proprio.
Noi pensiamo sempre agli USA come alla terra promessa, ma possono esserlo per il denaro che gli istituti di ricerca hanno a disposizione, ne sono meno convinto per quanto riguarda l’istruzione.
Quella della Gelmini non mi sembra affatto una riforma organica e che possa, come dici tu, prendere il toro per le corna.
Il problema dello stato italiano non è tanto che si spende troppo, quanto che si spende male, anzi una grossa parte di questo denaro non può neanche considerarsi speso, ma buttato.
Anch’io voglio essere adottato dalla mamma di Rick e diventare suo gemello!!! Fabio, ancora con la questione della scuola di serie A e B. Se non ricordo male erano gli slogans che urlavamo in 4 Liceo contro la riforma Jervolino. Ma ancora pensiamo a queste baggianate??? Non credi che NOi ed anche il mondo sia cambiato? Vogliamo fare arrivare tutti alla laurea per creare un bell’esercito di senza-lavoro? Non credi invece che se un’industria investe in una università, primo: darà le sovvenzioni solo alle strutture e alle persone che lo meritano, secondo: avrà il solo ed unico interesse a far crescere nuove persone per integrarle in azienda. Dov’è questa paura delle università di serie B se ora sono tutte di serie D ?? Perchè non vogliamo un pò di meritocrazia nel 2008 quando ancora ci facciamo ridere dietro dal mondo e dall’europa intera? A me dispiace per Giulia Marta, ed io mi sono accorto troppo tardi che la strada che stavo percorrendo era quella sbagliata. Ora se potessi tornare indietro ambirei a fare l’IPSIA e diventerei un artigiano specializzato…. di sicuro prenderei più di adesso e non farei fatica a trovare lavoro.
P.S. per coloro che non credano che la privatizzazione delle Università potrebbe essere una strada percorribile, vi porterei la testimonianza del mio amico Lino, che è dovuto andare in Arizona per trovare lavoro. L’hanno accolto con le braccia aperte, stupiti del fatto che non riesca a trovare lavoro in Italia con la testa che si ritrova (vi giuro è un genio). Ma là guadagna quanto un suo Profe in cattedra, lavora anche da casa, ha orari flessibili, apparecchiature all’avanguardia e si sente utile alla società. Qui non ci tornerà mai. E poi non vogliamo la riforma Gelmini. Se anche era la riforma di Topogigio, siamo sempre contro ogni riforma…. non faremo mai niente. Beh sono un pò stanco della politica del dire sempre NO a tutto. Purtroppo ci hanno messo Berlusconi, ma mi sembra palese che gli italiani hanno bocciato quel tipo di fare politica. Forse Berlusca non ci porterà alle stelle, ma almeno prende decisioni. Poi sarà il tempo a dire se ci vanno bene oppure no. Ma non mi vedrete mai manifestare a priori o perdere del tempo dietro a polemiche politiche su frasi o barzellette. Lo facevo a 18 anni. Ora devo solo lavorare bene, per fare il mio dovere di Italiano che lavora all’estero.
vi scrive uno che è fuori dal mondo!!! uno che sta imparando quello che succede in Italia leggendo queste informazioni sparse… mi viene in mente una sola domanda: In Italia sta cambiando qualcosa??? ma siete sicuri??? ho paura…domani vado in piazza anche io… questi cambiamenti non bastano. siamo una nazione dove in sette comandano e uno rema, i soldi finiscono ai sette che comandano e quello che rema se la prende in quel posto… Giulia Marta, Simo, Marta, Giulia hanno problemi con i contratti perchè non ci sono i soldi?? ma siamo sicuri che il problema è che non ci sono i soldi?? o forse il problema è che per ogni persona che lavora almeno 2 non fanno nulla?? e non parlo solo del pubblico, nel privato siamo messi uguale. Giulia Marta avrà pur ragione a dire: “venite in ospedale a vedere quanto si lavora” ma è l’unico posto dell’AP… gente in comune passa la giornata a telefono per chiamare la famiglia lontana, gente che timbra e va al mercato.. tutti questi soldi chi li tira fuori?? si potrebbero distribuire meglio?? ma distribuire meglio significherebbe mettere a casa talmente tanta gente che avremmo una disoccupazione galoppante… allora, usiamo l’AP come ammortizzatore sociale. Purtroppo, gli ospedali e la ricerca hanno bisogno di persone con un minimo di formazione, quindi tutto questo surplus di persone non possiamo fare altro che metterlo in comuni, provincie (ancora non s’è capito a che servono), regioni e come può mancare ALITALIA… AirFrance aveva valutato 7500 esuberi (se non ricordo male) oggi si parla di neanche 1500 persone… c’è una differenza di 6000 lavoratori… chi ha sbagliato i conti???
siamo sicuri che ci ridono dietro tutti per il Berlusca??? o forse le grasse risate se le sono fatte per quei 6000 lavoratori di differenza… o per i dipendenti FFSS che timbravano e poi andavano in giro per fatti loro…
abbiamo le banche senza soldi, le medio/grandi fabbriche ferme, le piccole aziende che chiudono e per una settimana si è parlato solo di Berlusca… qualcosa non funziona!!!
….a questo punto credo che i fratelli siano diventati 4….dici benissimo, Francesco, davvero….sono contento delle parole che scrivete, ragazzi, e non lo dico per piaggeria…sono molto realistiche…tutto qui…realistiche, di chi il mondo lo affronta a viso aperto e se la prende anche in quel posto, ripetutamente, ma va avanti…mi dispiace sottolinearlo ma sarebbe ora di smetterla di nascondersi dietro ai paraventi-babau (leggi Silvio), di rimboccarsi le maniche e lavorare, tutti, di destra, di sinistra e di centro, con i suoi pro e i suoi contro, in silenzio….e in Italia il problema della ripresa, perchè tale dovrà essere, e in effetti non è ancora nemmeno abbozzata, è che dovremo farlo, per una volta in maniera omogenea…ricordate?…”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”…è la Costituzione….:-))
Beh, meno male che almeno tu Beno sei cresciuto e che lavori per portare avanti l’Italia.
Ma io rimango convinto che sia profondamente sbagliato creare due tipi di università una per chi ha i soldi e una per chi non ce li ha e sono convinto di questa cosa a 30 anni come lo ero convinto a 18. E’ vero che cambiare idea è sinonimo di intelligenza, ma non per questo non si possono avere convinzioni dalle quali non ci si sposta, anche se il mondo cambia e anche se noi cambiamo.
E’ vero che negli Stati Uniti hanno molti Italiani trovano facilmente lavoro nelle università, ma non dimentichiamoci che nello stesso paese tantissime persone non possono permettersi di andare all’Università e molte possono permettersi di andare solo in quelle che non gli permetteranno mai di raggiungere posti importanti. Non è sempre tutto oro quello che luccica.
Perché in Italia dobbiamo provare a risolvere un problema introducendone altri? Siete davvero convinti che una Università privata risolverebbe i problemi di una Università pubblica? Non credete che facendo un cambiamento del genere in un paese come l’Italia si sostituirebbe un meccanismo nel quale chi arriva è amico di un politico a uno nel quale chi arriva è amico di chi ha i soldi? Credete davvero che una Università privata premierebbe il merito a prescindere e non chi ci mette i soldi? Io onestamente non credo che l’istruzione debba essere privata, sono stato contrario quando il governo D’Alema diede più soldi alla scuola privata figuriamoci se posso essere d’accordo con chi vuole trasformare gli atenei in fondazioni.
Anche perché poi mi sfugge chi dovrebbe metterci dei soldi. Il problema Italiano è che anche gli imprenditori (nel complesso, non parlo di singoli casi) non hanno vocazione alla ricerca e all’innovazione, credete davvero che rinuncerebbero a una parte dei loro guadagni per finanziare le Università?
Se l’Italia fosse un paese diverso se ne potrebbe pure parlare, ma bisognerebbe prima cambiare lo stato delle cose, e per farlo ritengo che le riforme da fare siano altre.
Tu Beno mi accusi di voler sempre guardare al rovescio della medaglia, fallo pure ma sappi che questa cosa non la vedo come un aspetto negativo. Preferisco cercare di capire più cosa c’è dietro, cosa sta alla base di un problema piuttosto che limitarmi ad accettare che quello che mi viene proposto sul lato che fa comodo presentare.
Mi dispiace che tu pensi che io sia uno di quelli che dice sempre no a tutto, perché non è assolutamente così, semplicemente non sono per questi cambiamenti che non fanno altro che mescolare le carte salvo poi ritrovarsi sempre al punto di partenza.
Il problema è che la psicologia di mercato ha invaso tutte le aree, anche quella dell’educazione. Tutto diventa dominato dall’efficienza produttiva. Nella scuola il nucleo centrale dovrebbe essere costituito da docenti e studenti, ma con questa riforma si sta equiparando il delicatissimo processo dell’interrelazione insegnamento-apprendimento ad una catena di montaggio di fabbrica. Stiamo dimenticando che le conoscenze e le capacità sono il risultato di una crescita culturale, e non un mercato dove tutto si acquista e si consuma tramite mercanti-docenti e studenti-clienti. Secondo il disegno Gelmini la scuola diventerà un mercato con tanto di controllori appositi: “Direzione di Valutazione e monitoraggio del merito dell’autorità garante della concorrenza e del mercato”. Mi sembra qualcosa di surreale, un sistema feudale, dove si instaureranno rapporti competitivi e concorrenziali tra i colleghi, e dove tutti i non conformi al merito predefinito e controllato, avranno la riduzione dello stipendio, fino al licenziamento senza possibilità di reintegro. E ogni scuola sarà in gara con se stesso e con tutti gli altri, attraverso “la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l’adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione dei risultati formativi rilevati da un organismo terzo”. Assurdo.
E il trasformare le scuole in fondazioni private, significherà cancellare di botto il sistema d’ accesso alla docenza per concorsi pubblici, come pure le graduatorie per titoli di studio, culturali, professionali ecc.: é questa la meritocrazia di cui parlate, allegro gruppo di gemellini eterozigoti?????? Un criterio oggettivo come una graduatoria pubblica fa così poco mercato, no? Meglio quindi eliminarlo e creare insieme alle “liste di idonei” la “possibilità di stipulare contratti integrativi di tipo privatistico” servendosi di non meglio precisati mediatori professionali pubblici o privati. Per l’Università e la Ricerca, si tratterebbe invece della “progressiva abolizione dei contratti a tempo indeterminato dei docenti,e la privatizzazione di tutti gli istituti pubblici di ricerca”. Insomma un ampliamento smisurato e controllato del clientelismo Made in Italy (quello sì che è un prodotto nostrano famoso e di successo). Resta un mistero insolubile come tutto questo possa produrre merito e qualità nella scuola.
L’unica cosa certa è che una rete di clientele politiche gestirà con i soldi della collettività tutta l’istruzione. Una vera feudalizzazione della scuola, dove ognuno avrà un capo-fabbrica che lo comanda, in uno Stato espropriato di una funzione democratica fondamentale che gli era stata assegnata dalla Costituzione Italiana.
E caro Rik, lo stesso vale anche per i concetti di creatività, intuizione, buon gusto e “savoir-faire”. Sono vuoti nella misura in cui sono da te considerati unicamente come prodotti commerciabili, merce vendibile, in un’ottica capitalistica di puro marketing. Cessano di essere vuoti nel momento in cui vengono riconsiderati talento, libera espressione, e stimolo a sempre nuovi miglioramenti e nuove creazioni. A forza di ossessionarci tanto su come vendere la nostra immagine e il nostro stile, perderemo di vista la sostanza, cioè l’idea primaria, e un giorno o l’altro ci vedremo surclassati, anche in quegli ambiti in cui ci distinguiamo, da altri e più modesti concorrenti stranieri, forse con un immagine meno chic, ma con uno Stato che incentiva le buone idee, la novità, la sperimentazione, e mette tutto ciò in atto con buone strategie.
Per inciso: credere che esistano altri modi possibili di cambiare lo status quo delle cose non significa nè essere disfattisti, nè adottare la politica dei no a tutti i costi, nè tantomeno non fare bene il proprio lavoro e non essere un/a buon/a italiano/a.
E ancora non ci credo che tutto sto ambaradan è stato causato da un post di protesta sul Berluska….. post pubblicato e immediatamente tacciato di essere, in ordine: futile, populista, sensazionalista, volatile, decostruttivista, sbagliato, peracottaro, dissociativo, una baggianata, ecc.ecc. Viva la democrazia!
Allora, Cipo. Lo sai che ti conosco da una vita quindi non ci sono cose personali. E lo sai che non ti reputo uno stupido, anzi. E’ giusto cercare si andare oltre alle cose per vedere cosa ci sta dietro alle cose che ci propinano. però non possiamo comunque abbandonare la realtà pratica delle cose. Non posso giustificare i ragazzi di colore che aggrediscono la mia ragazza al percheggio per avere 2 euro. Non posso giustificare gli albanesi che rubano le grondaie di rame. Non posso smettere di biasimare chi commette un reato solo perchè è disagiato o povero. Non posso perchè NON VA FATTO. E non posso perchè se quella gente è in quello stato la colpa è anche mia, nostra, di tutti. Se li giustifico allora devo essere coerente e abbandonare il mio status sociale più agiato rispetto al loro. Ne abbiamo già parlato una volta in garage, ricordi? Per quanto riguarda le università in america dimentichi le borse di studio. Forse è vero che non tutti si possono permettere di fare le università, ma è un problema così grave se le scuole funzionassero per davvero e se ci fosse una grossa richiesta di operai specializzati? Hanno forse bisogno di fare l’università? Qui ora prendono più di un laureato e ne cercano in continuazione, motivo per cui questi lavori ora li fanno gli immigrati. Non mi sembra che università pubblica sia per forza uguale a cultura per tutti. C’è gente che studia e che non ha cultura, altri il contrario, lo sai bene. QUindi non vediamo le cose sempre dal punto di vista dei diritti umani, perchè dimentichiamo che il diritto umano più importante in una società capitalista come la nostra è la meritocrazia. Bacino Fabio
Mettiamo caso che fossimo noi in parlamento, noi quelli che hanno postato e postano l’argomento attuale che il Cipo ha portato. Rileggendo i commenti che abbiamo lasciato, i miei in primis, il loro tono, io non credo ci riusciremmo a mettere daccordo noi che bene o male ci conosciamo da tempo e siamo amici, per questo ho un pò di sfiducia non nella discussione in sè come mezzo ma nelle scelte condivise, purtroppo Berlusconi cavalca questo bisogno evidente che hanno gli italiani, la maggioranza o giù di lì, di scelte autoritarie, di decisioni come colpi d accetta, un Fare anche a cazzo ma un Fare che non sia fatto solo di interminabili scissioni del capello.
Non mi auguro uno Stato autoritario ma mi pare che si stia andando a piene vele verso questo, e non solo in Italia ma in molti paesi del mondo, poca differenza per me se l autoritarismo venga da destra o da sinistra.
Certo Elena, viva la Democrazia. Anche di coloro che non credono nelle dimostrazioni eclatanti per cambiare le cose. Tantomeno andare in piazza per protestare su riforme che non si conoscono (per fare fuoco da scuola) o scioperare per “fare ponte” o per salvare i propri benefit. E’ questa secondo me la differenza di concetto con una sinistra ormai fuori dai tempi e che quindi ha perso le elezioni. te lo dice uno che ha votato per Prodi. Ma Elena se vuoi tornare all’astrattismo e all’ideologismo allora non devi vivere in un mondo globalizzato dove il fulcro è il mercato, quindi il denaro. Questo è il mondo in cui siamo nati e anche a me piacerebbe vivere nell’astrattismo, dove vince chi è più intelligente, bravo, onesto, a priori. Ma non è così. Poi che la nostra divagazione non c’entri nulla col post di Fabio non è assolutamente vero. Qui nessuno tace nessuno. Il bello della Democrazia è avere confronti come questi dove si spera che ci si apra la mente e che ogniuno rifletta sulle idee diverse dell’altro.
Beh Beno tu hai tirato fuori un po’ troppe cose dagli immigrati che fanno gli operai specializzati (che a sentire la stessa confindustria, non propriamente un circolo comunista, sono una necessità per il paese dato che ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare e non che vengono a rubare il posto a noi come traspare dalle tue parole), agli immigrati che per 2 euro ti stuprano la ragazza nel parcheggio, agli albanesi che rubano le grondaie (sui quali non torno dato che mi sembra di aver già spiegato come la penso quella sera in garage, non capito dato che dici che li giustifico), a chi sciopera per far fuoco o per far ponte ( che francamente mi sembrano un po’ fuori tema e .
Comunque, io pongo solo una domanda, se le fondazioni fossero finanziate, come dite, dalle aziende sulla base dei risultati vi pongo questa semplice domanda, chi finanzierà la facoltà di filosofia? O forse nel mondo capitalista di oggi un filosofo non serve.
Solo per ricordarvi che domani giovedì 20 in garage oltre al consueto allegro grigliare si terrà discussione dal vivo vecchia maniera su questi ed altri succosi argomenti, dalle 21 le porte sono aperte e il vinile sul piatto
Ciao a tutti,
Sto scoprendo solo oggi tutti i vostri commenti…
Vorrei solo rispondere su due cose :
1. Sono d’accordo che questa battuta di Berlusconi alla fine sembrerà aneddotica (e comunque ci sono cose ancora più gravi, che succedono in Italia) ma, forse perché sono professoressa di francese, credo che le parole siano molto importanti e che debbano tutte essere analizzate e valutate. La sottomissione della gente comincia con l’uso perverso delle parole.
2. Non posso lasciare dire che la gente in periferia ha distrutto cose “per semplice noia”. Non voglio annoiarvi rifacendovi il racconto degli incidenti nel 2005… ma ricordo semplicemente che due giovani innocenti sono morti in condizioni terribili, per colpa di una sbavatura (sarà la parola giusta ?) della polizia. I giovani che hanno distrutto hanno distrutto le proprie scuole, le proprie palestre, le macchine dei vicini, a volte i negozi o le macchine dei genitori… Insegno appunto in periferia e la cosa è un po’ più complessa di una “semplice noia”.
Cristo Santo.. ma qualcuno ha davvero letto tutti i post di questa discussione??