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	<title>Commenti a: La poesia, Fernando Pessoa-trad. dall&#8217;inglese di Amina di Munno</title>
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	<description>Libera Associazione di Idee</description>
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		<title>Di: Marivo</title>
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		<dc:creator>Marivo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 08:04:07 +0000</pubDate>
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		<description>E Corazza dov è finito? Mi aspettavo commenti da lui, era quasi un post dedicato questo. Forse si è montato la testa dopo quel famoso reading poetico insieme a Gina Marivo, Camillo Sbarbaro e il Bek.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E Corazza dov è finito? Mi aspettavo commenti da lui, era quasi un post dedicato questo. Forse si è montato la testa dopo quel famoso reading poetico insieme a Gina Marivo, Camillo Sbarbaro e il Bek.</p>
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		<title>Di: bek</title>
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		<dc:creator>bek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 22:21:32 +0000</pubDate>
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		<description>Che dire? Molto poco... perchè i versi parlano da soli, con profonda bellezza.

Anche se in modo molto più prosaico proverò a raccontare ciò che di questi versi mi piace cogliere. Per la limpidezza del modo in cui esprimono, a mio parere, proprio una delle essenze della poesia, ovvero il protendersi sul vuoto, lo spingersi verso il non detto per conquistarlo, per portarlo al di qua della conoscenza:

&quot;e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.&quot;

E&#039; un affronto all&#039;inesprimibile quello che compie in questi versi il poeta, un affronto perdente in partenza, poichè sempre sarà un vago, e non vano, tentativo. Eppure scava qualcosa rispetto il limite della stessa parola. Stando sul bordo si protende, ci porta qualcosa al di qua. Parla non solo dell&#039;ambizione della perfetta poesia, ma della poesia, e di tutte le arti in generale  - credo - nella sua più intima natura, ovvero tentare di riuscire a svelare il mondo e i rapporti tra le cose, lì, sul bordo del sentire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire? Molto poco&#8230; perchè i versi parlano da soli, con profonda bellezza.</p>
<p>Anche se in modo molto più prosaico proverò a raccontare ciò che di questi versi mi piace cogliere. Per la limpidezza del modo in cui esprimono, a mio parere, proprio una delle essenze della poesia, ovvero il protendersi sul vuoto, lo spingersi verso il non detto per conquistarlo, per portarlo al di qua della conoscenza:</p>
<p>&#8220;e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso<br />
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.&#8221;</p>
<p>E&#8217; un affronto all&#8217;inesprimibile quello che compie in questi versi il poeta, un affronto perdente in partenza, poichè sempre sarà un vago, e non vano, tentativo. Eppure scava qualcosa rispetto il limite della stessa parola. Stando sul bordo si protende, ci porta qualcosa al di qua. Parla non solo dell&#8217;ambizione della perfetta poesia, ma della poesia, e di tutte le arti in generale  &#8211; credo &#8211; nella sua più intima natura, ovvero tentare di riuscire a svelare il mondo e i rapporti tra le cose, lì, sul bordo del sentire.</p>
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